Editoriali | 10 novembre 2020, 09:02

Il Fondo salva Italia non è il MES ma il risparmio degli italiani. Di Carlo Manacorda*

A settembre 2020 sui conti correnti degli italiani risultavano esserci 1.682 miliardi (+8 % su base annuale). Si potrebbe maliziosamente pensare che il governo, al posto del Mes, pensi di portare a casa un bel gruzzolo piazzando Bot e Btp ai risparmiatori italiani, il chè escluderebbe tra l'altro le richieste di elemosine all'Europa. Un'idea che qualcuno aveva già buttato lì tempo fa e che ora pare essere stata sposata da qualcun altro

Il Fondo salva Italia non è il MES ma il risparmio degli italiani. Di Carlo Manacorda*

Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia e Lega sono contrari al ricorso al MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, più noto come Fondo salva Stati. Sebbene con posizioni diversificate, sono favorevoli al ricorso le altre forze politiche. Per ragioni di convenienza politica, agnostico al riguardo, almeno per ora, il Presidente del Consiglio Conte. Il MES ― costituito nel 2012 ― è un’organizzazione creata per concedere prestiti agli Stati dell’Unione europea che si trovino in difficoltà finanziarie. L’Italia ha contribuito alla costituzione degli 80 miliardi del fondo ordinario del MES con 14,3 miliardi.

In base alle decisioni degli organismi europei, se l’Italia intendesse ricorrere al MES potrebbe ottenere prestiti fino a 36 miliardi. I prestiti tuttavia, essendo dati per far fronte alle difficoltà create dalla pandemia di Covid-19, dovrebbero essere spesi, esclusivamente, per la realizzazione di progetti nella sanità.

I contrari al ricorso ai prestiti del MES obiettano:

tenendo conto delle regole del suo funzionamento, la richiesta di prestiti potrebbe portare a intromissioni dell’Europa nella politica italiana;

finora, nessun Paese dell’Unione europea ha fatto ricorso al MES;

il MES concede prestiti che vanno restituiti pagando anche gli interessi, mentre all’Italia dovrebbero arrivare 208,8 miliardi dal “Recovery fund”, dei quali 81,4 a fondo perduto e 127,4 sotto forma di prestiti. Quindi, tant’è aspettare gli oltre 81 miliardi che arrivano senza oneri e vincoli di spesa.

I favorevoli al ricorso a prestiti del MES controbattono:

le Autorità europee assicurano che, qualora si ricorresse al Fondo salva Stati, non ci sarebbero controlli specifici o richieste di misure correttive dei progetti. L’Europa verificherà soltanto che l’utilizzo dei fondi avvenga per spese sanitarie e, preventivamente, che il Paese sia in grado di restituire i prestiti;

per avere i soldi del “Recovery fund”, occorre attendere almeno fino all’estate del 2021, mentre quelli del MES sono disponibili da subito. Le precarie condizioni della finanza pubblica italiana suggerirebbero di ricorrere subito al MES considerando gli interessi minimi da pagare.

In questo scenario piuttosto intricato di prestiti ed erogazioni europee a fondo perduto, cala una notizia molto ghiotta per il Governo. Il Rapporto dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) di ottobre 2020 informa che a settembre 2020 erano depositati, sui conti correnti degli italiani, 1.682 miliardi (125 miliardi in più rispetto a settembre 2019, + 8% di incremento su base annuale). E’ di tutta evidenza che si tratta di una liquidità immensa, che conferma la propensione degli italiani al risparmio nei momenti di crisi. Si ha paura del futuro, sempre più incerto a causa della pandemia.

Venendo a conoscenza di questo dato, sorge un pensiero malizioso. Non è che per caso Presidente del Consiglio, Ministro dell’economia e tutti quanti non vogliono ricorrere al MES pensino che, con un po’ di BTP ben piazzati, i 36 miliardi del MES li portiamo a casa, senza andare ad invischiarsi in richieste di elemosine all’Europa che potrebbero costare di più di quanto si dice? A supporto di una simile ipotesi, è sufficiente dare uno sguardo a quanto è avvenuto da gennaio a oggi nell’area dei BTP e, in generale, dei titoli del debito pubblico.

Non avendo risorse nel bilancio dello Stato, il Governo Conte, per coprire gli oltre 100 miliardi di maggiori spese deliberate per fronteggiare la pesante recessione economica causata da Covid-19, è ricorso a massicce emissioni di titoli di Stato. Da gennaio a ottobre 2020, l’Italia ha già venduto titoli di Stato (BOT, BTP, ecc.) per oltre 300 miliardi (nel 2019, ne ha piazzati per 403 miliardi). Non a caso, il nostro debito pubblico ha raggiunto la cifra spaventosa di circa 2.600 miliardi. Dei 300 miliardi, oltre 136 sono stati acquistati dalla Banca Centrale Europea - BCE. Altri saranno stati acquistati da banche e altri investitori cosiddetti istituzionali (fondi pensione, assicurazioni, anche Stati esteri). Ma, certamente, un po’ sono andati a finire anche nelle tasche dei cittadini italiani. Si deve, inoltre, tenere presente che, proprio per le politiche messe in campo dalla BCE, i tassi d’interesse da pagare sui titoli si sono ridotti enormemente fino ad avvicinarsi, in alcuni casi, allo zero.

D’altro canto, per avere la prova che una parte dei titoli finisce nelle tasche degli italiani, basta pensare alla prima operazione BTP Futura, destinata proprio ai piccoli risparmiatori. Ha portato immediatamente nelle casse dello Stato 6,2 miliardi. Ed ora è in onda il BTP Futura, atto secondo, sempre offerto solo ai piccoli risparmiatori. Il ricavato, per dichiarazione dello stesso Ministero dell’economia, “andrà a finanziare tutte le spese messe in campo in questi mesi per compensare gli effetti economici derivanti dalla crisi innescata dal Covid-19: dagli interventi per sostenere il sistema sanitario a quelli per supportare il tessuto delle piccole e medie imprese”.

Allora tiriamo le somme. Sui conti correnti degli italiani ci sono 1.682 miliardi. Non rendono poiché le banche non pagano più interessi sulle liquidità depositate presso di loro. Quindi, ci sarà pure qualche risparmiatore che vorrà far rendere un po’ il suo gruzzolo senza rischiare troppo. I BTP sono lì a portata di mano. Quindi, i 36 miliardi del MES li possiamo far entrare rapidamente nelle casse dello Stato vendendo un po’ di BOT e di BTP ai risparmiatori italiani. E questo, senza dover presentare piani all’Europa e giustificare come spendiamo i prestiti e senza dover negoziare tassi d’interesse ridotti, visti quelli ormai minimi che paghiamo sul nostro debito. Per dovere di memoria, dobbiamo dire che l’idea l’aveva già buttata lì tempo fa il Capo della Lega Matteo Salvini. Da come stanno andando le cose, si può pensare che, sotto sotto, sia stata sposata da qualcuno che non vuol apparire ma che la sta realizzando nei fatti.

*Carlo Manacorda - Economista ed esperto di bilanci pubblici

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