Editoriali | 22 marzo 2020

Coronavirus, niente panico. Ecco cosa rispondo a chi mi chiede cosa avrei fatto. Di Silvio Viale*

Dopo le ultime parole del presidente Conte, che nel suo discorso in tarda serata ha comunicato la decisione di chiudere tutte le attività produttive “non strategiche”, “misure severe ma non abbiamo alternative”, pubblichiamo le riflessione, in controtendenza, di Silvio Viale, medico, presidente dei radicali italiani

Già nel 2018 gli ospedali lombardi arrivarono vicini al collasso per l’Influenza. Questa volta ci sono arrivati davvero.

La scelta di chiudere “tutto”, che intuitivamente sembra la più logica, ha costi insostenibili, non evita il collasso e non protegge nei confronti della recidiva, soprattutto quando si riaprirà tutto quello che era stato chiuso.

Per fortuna il virus circola ugualmente, nonostante le chiusure e le ordinanze di guerra, poiché la società moderna ha necessità ed interconnessioni obbligate per garantire catene alimentari ed esigenze sociali.

Non chiudere tutto significa che moriranno molte più persone? Forse sì, forse no, ma Probabilmente no.

Significa che muoiono coloro che non guariranno, esattamente come sta accadendo adesso, che si isolano i malati, che non ci si preoccupa dei positivi del tutto asintomatici, come sta accadendo adesso, ma si evita di creare tutti i disastri che si stanno creando con la chiusura generalizzata. Il numero di mirti dipende dall’adeguatezza del sistema sanitario e della rete territoriale, proprio come sta accadendo adesso.

Molti mi chiedono cosa avrei fatto.
Ecco in dieci punti, sinteticamente, cosa si sarebbe dovuto fare e si potrebbe ancora fare:

1. Non allarmare con messaggi apocalittici, ma fornire stime sui rischi reali.
2. Comportamenti di protezione individuale.
3. Annullare gli eventi di massa e Invito a limitare gli spostamenti, soprattutto dei più anziani.
4. Mascherine come se piovessero, anche se esagerate e inutili in gran parte delle situazioni, ma utili negli assembramenti al chiuso.
5. Isolare i positivi e mettere in quarantena la catena di contatti.
6. Non temere il contagio, soprattutto per le persone under 60. Niente panico.
7. Riduzione delle attività sociali per le persone over 75.
8. Proseguimento delle attività scolastiche e produttive, valutando caso per caso.
9. Accettare la circolazione del virus nella sua evoluzione epidemica.
10. Gestione razionale clinica dei malati privilegiando il livello inferiore più appropriato di trattamento.

PS1: Avere dichiarato la “pandemia” da parte dell’OMS permette di ricercare vaccini senza le ordinarie sperimentazioni, imponendo l’acquisto ai Paesi. Nel 2009 la Polonia non acquistò i vaccini per H1N1 e la mortalità in Polonia non è stata significativamente diversa dagli altri Paesi. Nel mondo l’industria farmaceutica, Big Pharma, ha un bilancio che è superiore di quello dell’industria dell’auto. Non sono complottista e mi vaccino ogni anno per l’influenza, ma sospettare conflitti di interesse tra alti funzionari dell’OMS e Big Pharma può non essere completamente fuori luogo.

PS2: In Medicina i principi di proporzionalità e di sostenibilità sono fondamentali per privilegiare l’interesse comune, mentre l’emotività non è pratica ed è una cattiva consigliera, soprattutto se a farci leva sono i governi per giustificare i propri provvedimenti.

PS3: Il rischio che una paura generalizzare possa scatenare una strategia del terrore sullo scontento di massa con rischi di involuzione illiberale e liberticida non è completamente campata in aria.

*Silvio Viale, medico, Presidente Radicali Italiani

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