In 20mila in corteo
«Oggi ci siamo uniti a 20.000 persone e, per le strade di Roma, abbiamo sfilato per dire no a politiche pro morte che vorrebbero rendere possibile e legale il suicidio medicalmente assistito e agevolare sempre di più l’aborto, l’uccisione di un innocente nel grembo materno». Così Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia e presente alla Manifestazione Nazionale “Scegliamo la Vita” che si è svolta sabato 13 giugno con un corteo da piazza della Repubblica a piazza di San Giovanni in Laterano.
"Il diritto alla vita è il primo dei diritti"
«Il diritto alla Vita è il primo dei diritti, aggiunge Brandi, senza il quale non ci sarebbero, a cascata, tutti gli altri, ed è dovuto a ogni persona in qualsiasi fase e condizione della sua esistenza. Per questo riteniamo inaccettabile qualsiasi disegno di legge sul suicidio assistito che in queste settimane si sta discutendo in Senato, e altrettanto inaccettabili le aperture di Stefania Craxi e di alcuni esponenti di Forza Italia a tale deriva mortifera. Allo stesso modo è vergognoso che uno Stato che si dice “civile” e “progredito” come l’Italia tenga in vigore le direttive “Speranza” che hanno liberalizzato l’aborto farmacologico tramite RU486 fino alla nona settimana di gravidanza, come se abortire fosse come prendere un’aspirina. Non è così: l'aborto è la soppressione di una vita umana e significa lasciare sole migliaia di donne a cui viene raccontata la bugia dell’aborto come unica e facile “soluzione”. Non ci fermeremo finché queste pratiche saranno non solo illegali, ma impensabili».
La testimonianza di Andrea Bocelli
Numerose le testimonianze toccanti nel corso della manifestazione. Tra queste la lettera inviata dal cantante e tenore Andrea Bocelli: “Carissimi, sono lieto di potervi raggiungere con questo breve saluto e attraverso queste poche note. Desidero farlo, in particolare, condividendo con voi un pensiero che mi sta a cuore: esistono non quattro ma cinque operazioni matematiche. La quinta non si studia a scuola, si impara vivendo e crescendo accanto agli altri, alle persone che incontriamo. Si chiama cooperazione (ma anche fiducia, cura, amicizia), e nasce sempre da un gesto d'amore.
Io l'ho imparata prima ancora di nascere. Mia madre, a cui i medici sconsigliarono di portare avanti la gravidanza, scelse di fidarsi della vita e di non sottrarsi. Devo tutto a quella scelta.
La vita, quando viene accolta e non temuta, moltiplica. Lo abbiamo visto nella storia, lo vediamo ogni volta che qualcuno sceglie la fiducia invece della chiusura. Le civiltà che hanno prosperato lo hanno capito guardando in avanti, investendo sulle nuove generazioni, scegliendo l'accoglienza come strada. La cura genera, non impoverisce. E spesso cambia tutto.
Portare questa testimonianza oggi, in mezzo a voi, è per me un privilegio e un gesto di gratitudine verso chi ha creduto, come mia madre, che uno più uno non fa mai soltanto due”.

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