lineaitaliapiemonte.it | 23 luglio 2026, 12:46

In Piemonte chiudono i negozi, negli ultimi cinque anni giù una serranda ogni dieci vetrine

Lo dice il primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia. Ascom: «Difendere la prossimità significa difendere territori e lavoratori»

In Piemonte chiudono i negozi, negli ultimi cinque anni giù una serranda ogni dieci vetrine

TORINO - In Piemonte i negozi al dettaglio sono diminuiti del 10,2% in cinque anni, tra il 2018 e il 2023, con un trend per il 2024 e 2025 in linea con il calo nazionale, che si attesta al -14,4%.

È quanto emerge dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia. 

La riduzione della presenza commerciale emerge anche dal dato sulla densità delle attività commerciali sul territorio. In Piemonte, in cinque anni, si è, infatti, passati da 10,7 unità commerciali ogni mille residenti a 9,8, con una contrazione dell’8,4%.

L’occupazione in Piemonte segna un calo del 5,2%: una diminuzione più forte rispetto alle altre regioni del Nord Ovest, che globalmente riportano una flessione dell’1,3% e, soprattutto, rispetto al Sud Italia, che, in controtendenza, segna un + 3,4%.

I dati Confcommercio restituiscono quindi l’immagine di un comparto che vede restringere la propria presenza nei quartieri, nei centri urbani e nei comuni piemontesi. Una tendenza che incide non soltanto sull’economia, ma anche sulla disponibilità di servizi, sulla vivibilità degli spazi urbani e sulla tenuta delle comunità locali.

«È un fenomeno che non può essere letto soltanto in termini economici, perché riguarda direttamente la qualità della vita e la capacità dei territori di rimanere attrattivi e vitali» analizza Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Confcom Torino e provincia. «Nell’ultimo anno ci sono stati segnali di un timido ritorno all’acquisto in negozio da parte di una fetta di consumatori che preferisce acquistare meno ma più spesso: una tendenza che va incoraggiata e che può diventare la leva per dare nuova linfa vitale al commercio. A patto che sia sostenuta a livello istituzionale e politico».

I dati Inps dicono che il 40% degli occupati tra i 15 e i 29 anni è nei settori della ristorazione e dell’hospitality e il 22,5% nel commercio. Si tratta di comparti ai quali le nuove generazioni si approcciano volentieri e vanno sicuramente incoraggiati.

Un commercio in trasformazione

Il quadro piemontese si inserisce in una trasformazione più ampia del commercio italiano. Secondo il Rapporto Confcommercio, a livello nazionale, tra il 2018 e il 2025, i punti vendita del commercio al dettaglio sono diminuiti del 14,4%, mentre il fatturato complessivo del settore è cresciuto del 25,7%, raggiungendo 410,7 miliardi di euro. Nello stesso periodo, il fatturato medio per addetto è aumentato del 27,9%.

Il settore sta cambiando struttura: diminuisce il numero delle attività, ma crescono la dimensione media delle imprese, la produttività e il fatturato. Tra i fenomeni più rilevanti emergono il forte sviluppo dei discount alimentari, che hanno registrato un incremento del fatturato del 101,1%, e la crescita dell’e-commerce, pari al 41,9%.

Parallelamente, prosegue il rafforzamento organizzativo delle imprese: tra il 2012 e il 2025 la quota delle società di capitali è quasi raddoppiata, passando dal 9% al 17,4%. Il commercio italiano appare quindi più strutturato e produttivo, ma anche più concentrato