Editoriali | 09 settembre 2020, 09:57

FCA ultimo atto: dalle auto alle mascherine? Di Giuseppe Chiaradia*

Come condizione per erogare il prestito a FCA di 6,3 miliardi, sarebbe stato opportuno che il governo avesse chiesto, oltre al mantenimento dei livelli occupazionali in Italia e al pagamento di stipendi e fornitori, che i nuovi investimenti nell’auto fossero realizzati prevalentemente negli stabilimenti italiani, soprattutto in quello di Mirafiori, dove si è avuto in quest’ultimo decennio un tracollo della produzione. Evidentemente a FCA non è giunta alcuna richiesta in tal senso, visto che ha l’intenzione di costruire la nuova Fiat Punto nello stabilimento polacco di Tichy. Sembra invece che il premier Conte abbia chiesto ad Elkann di mettersi a produrre mascherine chirurgiche. L’hanno chiamato “Il patto della mascherina”: FCA si sarebbe impegnata a produrre fino a 27 milioni di mascherine al giorno. Così non solo non investirà in nuovi modelli con prospettive concrete di mercato, ma metterà in grave difficoltà quelle aziende che per affrontare la crisi causata dal lockdown si erano riconvertite alla produzione di mascherine.

FCA  ultimo atto: dalle auto alle mascherine? Di Giuseppe Chiaradia*

I dati forniti dalla FIOM di Torino sulla produzione di auto in Italia e nel mondo sono impressionanti. Ecco alcuni di essi riferiti al 2007 e al 2018 relativi alle auto prodotte:

Auto prodotte anno 2007 a Torino Mirafiori: 209.000 

Auto prodotte anno 2018 a Torino Mirafiori: 28.900

Auto prodotte anno 2007 in Italia: 910.860

Auto prodotte anno 2018 in Italia: 670.932

Auto prodotte anno 2007 in Germania:5.709.139

Auto prodotte anno 2018 in Germania:5.120.409

Auto prodotte anno 2007 in Europa: 19.330.513

Auto prodotte anno 2018 in Europa: 19.150.481

Malgrado che già nel 2007 la produzione fosse crollata rispetto agli anni 80, quando la produzione di autovetture era intorno a 2 milioni di unità e Fiat contendeva a WV il primato di maggior costruttore europeo, nel 2018 la produzione era ulteriormente diminuita del 26%.

Colpisce il dato di Mirafiori: da 209.000 a 28.900 unità, una disfatta per la fabbrica simbolo dell’Italia industriale e laboriosa che fu. A Torino, nella ex capitale dell’auto, mettendoci assieme la Maserati di Grugliasco, nel 2018 si producevano complessivamente 43.071 autovetture. Una miseria in confronto ai fasti del passato. I dati ad agosto 2020 riferiscono una situazione ancora più drammatica con la produzione di 5.464 auto a Mirafiori.

In cambio del prestito a tassi agevolati di 6,3 miliardi di Euro chiesto all’Istituto San Paolo di Torino, le cronache riportano che FCA abbia fornito alla SACE le garanzie richieste dal Decreto Liquidità, impegnandosi a riportare gli impianti italiani a piena occupazione nel 2023, a garantire lo stipendio dei dipendenti, sostenere le diecimila aziende della filiera e a finanziare la ricerca e sviluppo.

Ma non sarebbe stato opportuno che questo prestito gigantesco fosse accompagnato anche da un impegno concreto e non generico per investimenti di nuove produzioni nello stabilimento di Mirafiori, che è quello che più di tutti ha subito le ferite del declino della Fiat? A cominciare dalla nuova compatta, erede della Punto, un modello di successo nato proprio a Torino nel 1993 su disegno di Giorgietto Giugiario, a sua volta erede della mitica Uno. Inoltre i modelli FCA, se si escludono le Jeep di Mike Manley che viene dalla storia della Chrysler, si vendono quasi esclusivamente in Italia. Fuori dal territorio nazionale, sono semi clandestine.

Invece l’intenzione di FCA è quella di andare a produrre la nuova Punto nello stabilimento polacco di Tichy. Sarà basata sulla piattaforma CMP (Common Modular Platform), comune ad altri modelli PSA, come Peugeot 208 e Opel Corsa. E se corrisponde a verità la notizia riportata da Automotive News Europe, secondo la quale FCA ha allertato i propri fornitori sul fatto che i futuri modelli di segmento B (quello della Punto) si baseranno sulla piattaforma CMP francese, inevitabilmente i produttori francesi di componentistica, già fornitori PSA, si ritroveranno avvantaggiati (per dirla con un eufemismo) rispetto a quelli italiani. Alla faccia dell’impegno a sostenere la filiera italiana dell’auto.

D’altra parte, non c’è stato nessun impegno da parte di FCA relativamente alle strategie di sviluppo internazionale del nuovo gruppo automobilistico che nascerà dalla fusione di FCA con PSA. Anche perché, evidentemente, non gli è stato richiesto. Conte non è Macron, che cura con determinazione gli interessi della grande industria francese.

Dei destini dell’automotive in Italia, poco importa agli attuali governanti, lo dimostra il nuovo ecobonus, che favorisce le auto elettriche ed ibride. Mentre FCA in agosto ha perso il 2,6% delle vendite rispetto all’anno precedente, le elettriche ed ibride hanno avuto un incremento del 241%. Peccato però che questi veicoli siano prodotti tutti all’estero! Quindi il governo italiano ha fornito degli incentivi per acquistare auto prodotte fuori dall’Italia, e non per acquistare le auto FCA prodotte in Italia, con propulsori tradizionali e che danno lavoro agli italiani. Questa è follia, non c’è nessuna spiegazione razionale per giustificare queste azioni.

Ciò che preme a Conte è che i lavoratori prendano uno stipendio qualsiasi: di cittadinanza, cassa integrazione, sussidi vari, ovviamente per evitare che scendano in piazza a protestare. E pare che l’unico impegno preciso che Conte abbia chiesto ad Elkann sia quello di mettersi a fare mascherine chirurgiche, secondo quanto riportato dal quotidiano Il Tempo.

Negli stabilimenti di Torino Mirafiori e Pratola Serra sarebbero stati approntati degli impianti che consentiranno a FCA di produrre fino a 27 milioni di mascherine impiegando 600 lavoratori. Così, oltre a al nobile compito di salvaguardare la salute degli italiani, messa a dura prova dal morbo del secolo, FCA potrà concede ai suoi operai di Mirafiori anche un po' di lavoro sanitario alternativo a quello di avvitare bulloni.

Ma così si mettono in difficoltà tutte quelle aziende che per superare la grave crisi provocata dal lockdown si erano riconvertite a produrre mascherine, mettendole nuovamente nelle condizioni di dover fallire.

Quindi, dalle Carrozzerie di Mirafiori, la fabbrica che ha guidato il boom economico del dopoguerra e che ha motorizzato tutti gli italiani negli anni felici, invece che automobili potrebbero uscire mascherine chirurgiche. E d’altra parte come potrebbe essere altrimenti? Siamo passati dalla società industriale e quella sanitaria, “stay at home” è la regola di sicurezza da seguire, a cosa servono le auto?

*Giuseppe Chiaradia, ingegnere chimico

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