Editoriali | 11 marzo 2019, 10:41

Essere o avere: la proprietà, discutibile strumento di misura dell'uomo. Di Paolo Turati*.

Riflessione dell'economista Paolo Turati: dall'antichità non è cambiato molto l' "uomo misuratore" indoeuropeo. Anche intelletti come Isaac Newton hanno contaminato eccelse scoperte con prosaici regionamenti su come aumentare le proprietà materiali personali.

Essere o avere: la proprietà, discutibile strumento di misura dell'uomo. Di Paolo Turati*.

Nell’eterna disamina su cosa differenzi certi profili di esseri umani, o di interi popoli, dal resto delle “concorrenza vivente”, merita forse porre l’attenzione su un aspetto. L’evoluzione umana risulta accelerare sin da quando si iniziò a scrivere in quei contesti in cui si è cominciato anche ( e si è continuato a farlo sempre più) a “misurare”. Il livello delle piene del Nilo nell’antico Egitto o le dimensioni di un “campo lungo” posseduto in Mesopotamia sono concetti agronomici pratici che hanno dato origine, oltre che ai contratti scritti, anche agli Studi econometrico-statistici in parallelo ai quali si è parimenti sviluppata la speculazione filosofico-matematica ( non si dimentichi che gli antichi Filosofi erano – vedasi la definizione di certe Scuole come quella dei Fisici greci- anche scienziati). Così Talete di Mileto calcolava l’altezza della Grande Piramide grazie all’ombra di un bastone conficcato a terra, come il Mensor romano misurava, per razionalizzarne la dislocazione, le dimensioni e le forme degli accampamenti militari, in primis, oltre che, ovviamente, dei fondi rappresentati da terreni o, più in generale, da immobili.

Che sia un bene od un male, l’Homo Mensor indoeuropeo non è cambiato molto dall’Antichità, solo che ha reso più sofisticati i mezzi per raggiungere il fine ultimo della legittimazione ”quantitativizzata” della Proprietà ( sulla cui accumulazione primitiva qualcuno ha in passato effettuato critiche non peregrine in senso assoluto ma forse limitate dal fatto di non considerare come conseguenza innata ancestrale della lotta per la sopravvivenza la competitività mediamente più connaturata nell’essere umano rispetto alla solidarietà).

Intelletti sublimi come Isaac Newton non sono stati alieni dal contaminare pensieri eccelsi sui moti stellari con ragionamenti su come implementare le Proprietà personali materiali, perdendo magari poi tutto o quasi in investimenti imprudenti che neppure un bifolco avrebbe sottoscritto.

La proprietà di un appezzamento terra calcolata dal Mensor romano è stata, sin da allora e vieppiù nel corso del tempo finalizzata anche determinare i confini di uno Stato, oltrepassati i quali c’era da predare ( o, in caso contrario, da venirne predati) quella che è stata “la” vera ricchezza sino al XVIII( e in alcuni casi come in Russia fino al XIX) Secolo, cioè gli schiavi.

L’espansione ossessiva degli Imperi in specie antichi non era tanto motivata dal possesso di ulteriore terra allora difficile da coltivare senza mezzi meccanici o di miniere altrettanto complesse da far fruttare ( fatte salve le eccezioni, come gli irrinunciabili terre granarie dell’Egitto o ad esempio, più tardi, le miniere di zolfo per costruire la polvere da sparo). Era la mano d’opera a costo zero ( un sogno da sempre per chi fa impresa o progetta -si pensi alle strade militari costruite dagli schiavi- conquiste) che aveva generato sin dai primordi molte prevaricazioni fra popoli più “bellicamente” caratterizzati rispetto ad altri. E anche nel valore degli schiavi c’era l’Homo Mensor che lo determinava come rapporto fra domanda e offerta in rapporto ad un prezzo di equilibrio che teneva conto di vari fattori qualitativi. Le Case d’asta oggi vendono principalmente beni artistici, ma nel Settecento( quando iniziano a nascere) questa attività era fortemente incentrata in specie nelle vendite coattive derivanti dai fallimenti delle imprese della Prima Rivoluzione industriale della “macchina a vapore”( ma anche della Seconda, più o meno iniziata ufficialmente attorno al 1870 ma per certi versi già databile in nuce, con l’introduzione del telaio Jacquard, nel 1801) e nelle “Slaves sales”.

Oggi il Mensor la fa ancor più da complemento ineludibile del padrone( cioè di chi, oligarchicamente se non dittatorialmente ha in mano il potere politico o quello economico). Dai sondaggi elettorali che cercano di indurre i risultati del voto più che prevederli ai portafogli mobiliari dei Risparmiatori sempre più infarciti da strumenti finanziari che sono algoritmi invece che titoli o valori, chi vive nel Mondo terracqueo continua a faticare nell’esprimere quello che è rispetto a quello che ha( debitamente misurato!).

Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti

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