lineaitaliapiemonte.it | 18 giugno 2026, 16:25

Commercio bene comune, parte la raccolta firme per istituire le Zone Economiche di Prossimità (ZesPro) per salvare negozi e mercati

Obiettivo 50mila sottoscrizioni per la proposta di legge popolare sulle Zone Economiche di Prossimità. Il presidente di Confesercenti Torino Vincenzo Nettis: «Le imprese di vicinato rendono le città più vive, sicure e accoglienti». Tra il 2019 e il primo trimestre del 2026 Torino ha perso oltre il 13% delle imprese commerciali, con percentuali ancora peggiori se si considerano l'intera provincia e il Piemonte

Commercio bene comune, parte la raccolta firme per istituire le Zone Economiche di Prossimità (ZesPro) per salvare negozi e mercati

TORINO – Sono già quasi 4mila le firme raccolte in pochi giorni da Confesercenti per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare che punta a difendere negozi, mercati e attività di prossimità. L'obiettivo finale è raggiungere almeno 50mila adesioni per portare in Parlamento il progetto delle Zone Economiche di Prossimità (ZesPro), uno strumento pensato per contrastare il progressivo impoverimento commerciale e sociale dei centri urbani.

A lanciare l'appello è stato il presidente di Confesercenti, Vincenzo Nettis, nel corso della conferenza stampa ospitata al Caffè Elena di piazza Vittorio Veneto.

«Abbiamo sfiorato quota 4mila firme in pochi giorni. Il cammino è ancora lungo, ma siamo sicuri di farcela perché si tratta di un problema che non riguarda solo i commercianti, ma tutti i cittadini, la qualità della nostra vita e l'idea di città che vogliamo immaginare per noi e per i nostri figli», ha dichiarato.

Le ZesPro per difendere i servizi di quartiere

La proposta di legge mira a garantire la continuità dei servizi essenziali e di prossimità, contrastando la desertificazione commerciale che interessa molte aree urbane. L'obiettivo è rafforzare il tessuto economico locale, tutelare la rete dei negozi di vicinato, salvaguardare i presìdi multiservizio e favorire forme di aggregazione tra le imprese presenti sul territorio.

Dopo una prima fase caratterizzata soprattutto dalla raccolta online, Confesercenti annuncia ora una presenza capillare sul territorio.

«Nei prossimi giorni saremo nelle vie e nei mercati di Torino e dei principali Comuni della provincia per raccogliere le adesioni di commercianti e cittadini», ha spiegato Nettis.

Il sostegno delle istituzioni

All'iniziativa hanno aderito anche rappresentanti delle istituzioni locali. Presente alla conferenza stampa l'assessore comunale al Commercio, Paolo Chiavarino, che ha definito la raccolta firme «un'iniziativa preziosa».

Secondo Chiavarino, le ZesPro potrebbero diventare «uno straordinario strumento di presidio del territorio e di sostegno al commercio di vicinato». L'assessore ha inoltre annunciato l'intenzione del Comune di ampliare l'esperienza dei Distretti Urbani del Commercio, con la creazione di due nuovi distretti dedicati a Torino Nord e Torino Sud.

Anche Pierino Crema, presidente della Commissione Commercio del Comune di Torino, ha annunciato la presentazione di un ordine del giorno a sostegno della raccolta firme che sarà discusso in Consiglio comunale prima dell'estate.

«Il commercio è un bene comune»

Per Confesercenti la battaglia non riguarda soltanto la tutela delle imprese, ma il futuro stesso delle città.

«Negozi, pubblici esercizi, botteghe e servizi diffusi nei quartieri non sono soltanto attività economiche – ha sottolineato Nettis –. Rendono le città più vive, più accessibili, più accoglienti e più sicure. Dove c'è un'impresa di prossimità c'è un presidio sociale, una vetrina accesa, una strada più frequentata e un punto di riferimento per residenti, famiglie, anziani e giovani».

Sulla stessa linea il vicepresidente di Confesercenti, Fulvio Griffa, che ha ribadito come l'associazione non chieda «contributi a pioggia», ma un quadro normativo più favorevole alle attività commerciali.

«Non è una rivendicazione di categoria – ha affermato – perché il commercio è un bene comune che va tutelato. Serve anche una fiscalità diversa da quella attuale, che oggi favorisce i grandi colossi del web a discapito delle imprese del territorio».

I numeri della crisi: perse oltre il 13% delle attività

A motivare la mobilitazione sono soprattutto i dati sull'andamento del commercio locale. Secondo Confesercenti, tra il 2019 e il primo trimestre del 2026 Torino ha perso oltre il 13% delle imprese commerciali, con percentuali ancora peggiori se si considerano l'intera provincia e il Piemonte.

Anche il settore della somministrazione registra segnali di sofferenza: nonostante la crescita dei ristoranti, il numero complessivo delle attività è diminuito di quasi il 10% a causa della progressiva riduzione dei bar.

Particolarmente colpiti alcuni comparti tradizionali, come le edicole, i negozi di abbigliamento e gli stessi mercati, alle prese con la concorrenza dell'informazione digitale, delle piattaforme online e con crescenti difficoltà operative.

Aperture in caduta libera

Ancora più allarmante il dato sulle nuove attività. Nel 2013 le aperture di nuovi esercizi commerciali erano state 4.581; nel 2025 sono scese sotto quota 1.300.

Tradotto in numeri, per ogni nuova attività aperta ne hanno chiuso 2,4, contro un rapporto di 1,5 registrato appena dieci anni fa.

«Se questa tendenza non verrà invertita – ha avvertito Nettis – entro il 2034 il numero delle nuove aperture potrebbe avvicinarsi allo zero, mettendo a rischio il commercio così come lo conosciamo oggi. È una prospettiva che dovrebbe preoccupare non soltanto i commercianti, ma l'intera comunità».

Da qui l'appello finale di Confesercenti ai cittadini: firmare la proposta di legge per difendere il commercio di prossimità e il ruolo sociale che svolge nei quartieri e nei centri urbani.

Redazione