Editoriali | 23 gennaio 2024, 10:09

Grande distribuzione: quando si capitalizzano gli utili e si “socializzano” le perdite. Di Gregory Massa*

Dopo la comunicazione da parte di Carrefour dell'avvio di cassa integrazione per 850 dipendenti di sei ipermercati dell'area torinese, pubblichiamo una riflessione del Goia, sindacato ambulanti, a proposito della posizione di favore delle multinazionali della distribuzione che “capitalizzano nei momenti favorevoli a favore dei loro investitori ma nei momenti di difficoltà socializzano le perdite ricorrendo all'aiuto dello Stato. A cui le piccole imprese non hanno accesso

Grande distribuzione: quando si capitalizzano gli utili e si “socializzano” le perdite. Di Gregory Massa*

Eccoci all’epilogo di un’avventura, quella della Grande Distribuzione Organizzata, nata a cavallo delle liberalizzazioni degli anni ’90, e fortemente favorita dalle istituzioni di allora perché “questi portano lavoro”.


Carrefour chiede un anno di cassa integrazione per 850 lavoratori, se si trattasse di un’impresa come tante altre avrebbe già abbassato le serrande da tempo: intendiamoci, siamo vicini ai dipendenti e alle loro famiglie che stanno passando un brutto momento, ma è abbastanza singolare vedere come queste mega multinazionali con sede all’estero, che nei momenti favorevoli hanno “capitalizzato” a beneficio dei loro investitori e ora, tutte le imprese del mondo prima o poi passano momenti di difficoltà durante la loro vita, “socializzano” le loro perdite ricorrendo all’aiuto dello Stato.

Aiuti a cui le piccole imprese non hanno accesso, particolare non da poco visto che fino ad oggi tutte le imposizioni burocratiche che hanno schiacciato le piccole attività sono state sempre adottate richiamando un generico principio di concorrenza leale con le grandi attività: ve lo ricordate lo spot con la foto del “parassita” secondo il governo Monti?

A proposito di libera concorrenza, il settore della GDO è molto meno libero di quanto si creda, secondo uno studio di Mediobanca del 2021 oltre il 57% delle quote di mercato è in mano ai primi 5 gruppi, praticamente un monopolio a cui fino ad oggi l’Antitrust ha fatto poco più che il solletico, che ben ci fa capire quanto poco possano servire “patti anti inflazione” e ministri che si fanno selfie al supermercato per garantire la tutela del consumatore.

Del resto, mentre la legislazione del commercio è stata la più soggetta a liberalizzazioni dal 2009 ad oggi, è evidente come non sia da tutti aprire un centro commerciale, e non parliamo solo di capacità economiche, ma anche e soprattutto di pianificazione urbanistica, soggetta a valutazioni di carattere politico – amministrativo, con tutto ciò che ne consegue.

Non dimentichiamo inoltre la tendenza con cui regioni e comuni hanno sempre assecondato i signori della GDO in cambio dei lauti oneri di urbanizzazione, insomma un’apparente bengodi da cui tutti traevano benefici, tranne le piccole attività, sempre più in difficoltà.

Nel Paese dei “campioni nazionali” degli anni ’80 (Fiat & Co.), vedere queste manovre ci dà l’impressione di un triste “déjà vu” dove, in fin dei conti, l’aver dato sostegno economico e politico incondizionato a certe aziende non ci ha lasciato una grande eredità, anzi.

C’è da chiedersi fino a quando lo Stato, e le istituzioni in generale, continueranno a sostenere economicamente queste attività a discapito delle microimprese che nulla chiedono se non di poter continuare a lavorare in serenità cioè con fisco, adempimenti e regole a misura d’uomo.

Quella serenità che 160mila microimprese ambulanti (leggi famiglie) in particolare attendono, ormai, da tredici anni.

*Gregory Massa, Goia Fenapi sindacato ambulanti

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