Cronaca | 31 maggio 2022, 18:34

Ex Manifattura Tabacchi: intesa per un distretto universitario e di cultura

La Manifattura Tabacchi, un pezzo di archeologia industriale nella periferia nord-est di Torino, si prepara a risorgere come crocevia di cultura viva. I suoi 90 mila metri quadri potranno ospitare dipartimenti del Politecnico e dell’Università, laboratori di alta formazione, campus, biblioteche e persino un deposito a servizio degli Archivi di Stato di Torino, Asti, Biella, Cuneo e Verbania. Attesi 600 studenti

A presentare l'operazione Alessandra Del Verme, direttore dell’Agenzia del Demanio, e Anna Maria Buzzi, direttrice generale della Direzione Archivi, in collegamento web, e in presenza il presidente della Regione Alberto Cirio, il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, il Rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco, la Soprintendente del MIC, Luisa Papotti.

A presentare l'operazione Alessandra Del Verme, direttore dell’Agenzia del Demanio, e Anna Maria Buzzi, direttrice generale della Direzione Archivi, in collegamento web, e in presenza il presidente della Regione Alberto Cirio, il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, il Rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco, la Soprintendente del MIC, Luisa Papotti.

Il posto giusto per i giovani. Il luogo dove accoglierli, invitarli allo studio e all’incontro. La Manifattura Tabacchi, un pezzo di archeologia industriale nella periferia nord-est di Torino, si prepara a risorgere come crocevia di cultura viva. I suoi 90 mila metri quadri potranno ospitare dipartimenti del Politecnico e dell’Università, laboratori di alta formazione, campus, biblioteche e persino un deposito a servizio degli Archivi di Stato di Torino, Asti, Biella, Cuneo e Verbania, tutti afferenti alla Direzione generale degli Archivi del ministero della Cultura. Si calcola che circa 600 studenti vi potranno gravitare insieme con ricercatori, insegnanti e con il personale amministrativo.

Un Protocollo per la riqualificazione della manifattura e del quartiere

Il progetto, o come definito “suggestione progettuale”, è al momento inscritto in un protocollo di intesa per la riqualificazione del complesso e di tutta l’area su cui insiste. A siglarlo, nella giornata di oggi, l’Agenzia del Demanio, proprietaria dello storico agglomerato, il ministero della Cultura e per esso la Direzione Generale Archivi, la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio della città metropolitana di Torino, la Regione Piemonte, la Città di Torino, il Politecnico e l’Università degli Studi di Torino.

Una cordata di enti per un’operazione ambiziosa. A presentarla tutti i suoi protagonisti. Alessandra Del Verme, direttore dell’Agenzia del Demanio, e Anna Maria Buzzi, direttrice generale della Direzione Archivi, in collegamento web, e in presenza il presidente della Regione Alberto Cirio, il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, il Rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco, la Soprintendente del MIC, Luisa Papotti, al suo ultimo giorno di lavoro, prima della pensione.

 

Per la rinascita della ex manifattura i fondi del PNRR e della Next Generation EU

Per realizzare l’opera si guarda alle risorse derivanti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dai fondi del Next Generation EU (NGEU). In particolare si pensa di attingere alla linea di finanziamento Missione 4 del PNRR, quella destinata allo sviluppo degli ambiti “Istruzione e Ricerca”. I primi tavoli tecnici saranno operativi sin da giugno. Entro la fine del 2022 si dovrebbero avere le idee più chiare sulle dimensioni dell’investimento pubblico e a partire da qui dare impulso anche alla partecipazione di soggetti privati.

“Questa che vogliamo cogliere è un’opportunità strategica – considera il presidente Cirio – E insieme la prova che una cordata di soggetti può ottenere risultati superiori alla somma delle parti. Le sinergie pagano anche in termini di prospettive future”.

Valorizzazione del quartiere e linea 2 del metro

“L’opera di riconversione ha grandi potenzialità – conferma il sindaco Lo Russo – Dalla ex manifattura l’intervento potrà tra l’altro estendersi al vicino complesso di proprietà comunale Ex Fabbrica F.I.M.I.T. Il tutto accompagnato dal ridisegno e valorizzazione dell’intero quartiere. Che presto beneficerà anche di più efficienti connessioni con il resto della città, grazie alla costruzione della linea 2 della metropolitana. Per ragazzi e famiglie il centro città sarà a portata di mano”

In programma anche il recupero delle aree verdi già esistenti. “La zona è inoltre di grande interesse anche paesaggistico – prosegue Lo Russo - lambita dal fiume Po e prossima al parco del Meisino. Davvero il luogo ideale per eventi, iniziative culturali e di svago. Un punto di incontro perfetto per i più giovani”.

 

Università e Politecnico per una didattica inclusiva e d’avanguardia

Nelle intenzioni, il progetto dovrà rappresentare l’avanguardia anche nel panorama della formazione universitaria nazionale. “Potenzieremo il sistema di servizi connessi alla formazione universitaria – considera il rettore Saracco – E mireremo a rendere effettivo il diritto al raggiungimento dei più alti gradi d’istruzione puntando sulla tenuta degli iscritti e sull’attrattività delle università piemontesi”. Non secondario obiettivo la riduzione del tasso di abbandono degli studi, con particolare riferimento ai più meritevoli e capaci, ma privi di mezzi.

 

Anche dal punto di vista più strettamente metodologico, la ex manifattura dovrà diventare un polo di inclusione sociale e di fusione dei saperi. “Spiega il rettore Saracco: “Proprio in questo centro vogliamo dare vita a una sperimentazione innovativa in cui la tecnologia dialoghi con la cultura classica in uno scambio arricchente e vitale”.

 

Da Regia fabbrica dei Tabacchi a polo di innovazione

Già residenza sabauda, il complesso sembra essere nato per trasformarsi. Regia Fabbrica dei Tabacchi, completata nel 1789, la manifattura, contava nella prima metà del XIX secolo 600 dipendenti, in gran parte donne. Nei primi del Novecento era una delle più importanti realtà produttive della città. Una comunità pressoché autonoma, città nella città, con un distaccamento della Guardia di Finanza, officine e falegnamerie meccaniche attrezzate, mense e locali di svago come un cinema e un teatro. Vi trovavano posto anche un asilo nido e alloggi per i dipendenti, nel frattempo divenuti circa 1300.

A partire dagli anni Trenta del secolo scorso il lento declino fino alla chiusura definitiva nel 1996.

Risale ad anni recenti qualche tentativo di valorizzazione, con il riuso di alcuni locali come uffici amministrativi dell’Università di Torino. Ma certo non si è trattato di cambiamenti radicali. “Ora finalmente può iniziare una vera stagione di rinascita – si compiace la soprintendente Papotti – Si disegna un futuro nuovo per il complesso, con ricadute importanti per la città. Ma soprattutto per offrire opportunità concrete ai giovani”.

Paola Cappa

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