Editoriali | 25 ottobre 2021, 22:25

Contro il declino torinese: ce la faremo ad avere Intel? Le grandi manovre con gli Usa. Di Marco Corrini*

La politica economica del governo la fa Draghi con i suoi uomini di fiducia, non certo con la parte di “truppa” che tollera a malapena. Lo sguardo è chiaramente verso gli Usa, e non più la Cina a cui guardava Conte, per attrarre investimenti. Forse con ritardo, la politica occidentale si é resa finalmente conto che lasciare alla Cina tutto o quasi il monopolio produttivo, includendo l'alta tecnologia, é stato un errore strategico epocale, e ora si sta cercando rapidamente di correre ai ripari. E sono in corso le grandi manovre per insediare Intel sul nostro territorio

Contro il declino torinese: ce la faremo ad avere Intel? Le grandi manovre con gli Usa. Di Marco Corrini*

Diciamo subito che nella truppa di governo ci sono molti personaggi "appena tollerati" dal presidente Draghi, gente per la quale, probabilmente, lui non nutre alcuna stima, ma necessaria a mantenere l'equilibrio politico del governo, che poi era stato il tallone d'Achille del precedente governo Monti.

La politica economica però la fa Draghi con i suoi uomini di fiducia, e Draghi sta chiaramente guardando agli Stati Uniti, non per portare soldi come fece Monti, ma per attrarre investimenti.

Non a caso, tra i politici, ha voluto al MISE, Giorgetti (questo é il motivo per cui ha aperto le porte del suo Governo alla Lega), personaggio di matrice democristiana, molto legato ai rapporti con le amministrazioni americane, in special modo con quelle Dem.

Che Draghi punti agli investimenti delle Major americane sul nostro territorio non é un mistero (una vera e propria inversione a U rispetto a Conte e Grillo che guardavano alla Cina), come non é un mistero il corteggiamento sfrenato che lui e Giorgetti stanno facendo ad Intel perché realizzi in Italia il piano europeo che prevede di produrre sul territorio UE almeno il 20% dei chip che oggi acquistiamo dalla Cina.

D'altra parte, anche se forse in ritardo, la politica occidentale si é resa finalmente conto che lasciare alla Cina tutto o quasi il monopolio produttivo, includendo l'alta tecnologia, é stato un errore strategico epocale, e ora stanno tutti cercando rapidamente di correre ai ripari.

In pratica si sono svegliati, resta da vedere se saranno in tempo a rimediare.

Tant'è, guardare agli USA, dove hanno sede le più grandi aziende del mondo, ha un senso.

Semmai però, bisognerebbe farlo senza trascurare il tessuto produttivo oggi esistente in Italia, fatto di eccellenze mondiali, ma di questo parleremo in un'altra occasione.

Ora preferisco concentrarmi su Intel, perché é un argomento che tocca molto da vicino il Piemonte.

Il ministro Giorgetti, con la collaborazione della Camera di Commercio Americana in Italia, ha infatti programmato una visita di Stato in USA proprio per mettere le basi di nuovi investimenti americani in Italia, ma sopratutto, per convincere Intel ad insediarsi nel nostro paese.

A consigliare e supportare il Ministro, ci sono alcuni manager di importanti multinazionali piemontesi, con posizioni di rilievo sul mercato americano, o con fortissime connessioni oltreoceano ai massimi livelli, che spingono per presentare ad Intel il know-how della provincia torinese, come base ideale per un insediamento a connotazione altamente tecnologica.

Ovviamente a questa iniziativa, si sono aggregati sia il mondo dell'università, che quello della politica locale.

Si tratta di una opportunità concreta, che alla luce dell'attuale situazione internazionale, potrebbe rappresentare, nell'immediato, molti posti di lavoro altamente qualificati, e sopratutto, aprire le porte ad investimenti diversificati, attraendo altre imprese straniere sul nostro territorio, per invertire finalmente quella tendenza al declino che da anni erode l'economia piemontese.

Non resta quindi che sperare che Giorgetti abbia successo, e questo al di là di ogni simpatia politica.


*Marco Corrini, analista di marketing e scrittore

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