lineaitaliapiemonte.it | 27 luglio 2021, 14:37

Scioperi in decine di aziende metalmeccaniche del torinese contro licenziamenti e delocalizzazioni

Proseguono gli scioperi di due ore nelle nelle aziende metalmeccaniche dell’area torinese contro i licenziamenti e le delocalizzazioni dopo la scadenza del blocco dei licenziamenti. I sindacati: un segnale importante diretto a Governo e Confindustria. L'elenco delle aziende in agitazione

Scioperi in decine di aziende metalmeccaniche del torinese contro licenziamenti e delocalizzazioni

La FIOM-CGIL di Torino rende noto che proseguono gli scioperi di due ore nelle aziende metalmeccaniche dell’area torinese nel quadro dell’iniziativa delle segreterie nazionali di Fim – Fiom - Uilm contro i licenziamenti e le delocalizzazioni dopo la scadenza del blocco dei licenziamenti.

Nei giorni scorsi e oggi si sono registrati scioperi in ITT, Comau, Sipal, Dayco, Elbi, Sicme Orange, Mirafiori Carrozzeria, Icsa, Denso, Sata, Perardi & Gressino, Siderforge Rossi, Webasto, Sogefi, Marelli, Stat e Sesia Fucine, ovunque con elevata adesione delle lavoratrici e dei lavoratori.

Per le giornate del 28 – 29 – 30 luglio sono previsti scioperi in Pedal, Trico, Finder, Sotras, Collins Aerospace, Tenneco, Ethosenergy, Fpt Industrial, Leonardo Caselle, Avio Borgaretto, Mirafiori Meccaniche, Mirafiori Presse, Mirafiori Enti Centrali, Maserati, Lear, Dana Graziano, Fuscine Rostagno, Automotive Lighting, Schindler, 2-A, Corona, Fomt, Lucco, Fpt Enti Centrali, Iveco, Cln, Ibs, Valeo Service, Valeo Isc, U-Shin, Sirena, Bitron.

Edi Lazzi Segretario generale Fiom Cgil Torino dichiara: l’iniziativa unitaria nazionale di due ore di sciopero a livello aziendale registra ogni giorno l’adesione delle RSU e dei lavoratori di ulteriori aziende metalmeccaniche dell’area torinese. E’ un segnale importante diretto al Governo e a Confindustria: si fermino i licenziamenti e le delocalizzazioni perché le lavoratrici e i lavoratori non sono disposti a pagare sulla propria pelle le speculazioni, i tagli finalizzati al profitto, l’inadeguatezza di chi dovrebbe intervenire per risolvere le crisi industriali, riformare gli ammortizzatori sociali, garantire l’occupazione, la sicurezza sul lavoro e difendere il nostro tessuto industriale”.

C.s.

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