Economia allo specchio | 04 ottobre 2020, 21:51

Sull’Italia piovono miliardi, ma sul Piemonte non cade nemmeno una goccia. Di Carlo Manacorda*

Nessuna opera in Piemonte fra quelle previste nel decreto del ministro delle Infrastrutture: dei 30 miliardi che le finanzieranno sul nostro territorio non arriva nulla. E dire che i requisiti che ne giustificherebbero la realizzazione non mancano. Ora l'unica speranza è che i parlamentari piemontesi alzino la voce in Commissione e riescano a fare inserire nell'elenco anche qualche opera piemontese

Sull’Italia piovono miliardi, ma sul Piemonte non cade nemmeno una goccia.  Di Carlo Manacorda*

Sull’Italia, sta per cadere una pioggia di miliardi. Lo prevede il decreto della Ministra delle infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli che individua le opere infrastrutturali da sbloccare e che, dovendo essere eseguite rapidamente, richiedono la nomina di Commissari straordinari. L’elenco comprende infrastrutture stradali e ferroviarie. Il valore delle opere si aggira sui 30 miliardi. Il decreto deve essere approvato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte entro il 31 dicembre 2020. Ma sul Piemonte dei 30 miliardi non cade nemmeno una goccia.

Diciamo subito che qui non interessa il dibattito (peraltro già acceso) sui Commissari da nominare per l’esecuzione delle opere. Il cittadino/suddito può solo auspicare che la nomina cada su soggetti professionalmente preparati, senza tenere conto soltanto di logiche partitiche. Logiche che, tra l’altro, fanno nascere, comunque e sempre, sospetti di interessi concreti.

Va invece apprezzato questo corposo segnale dell’Italia che riparte, annunciato dal Presidente del Consiglio Conte in occasione degli Stati generali da lui voluti nel luglio 2020 con i termini: “Italia Veloce” (ma sarà la volta buona dopo le tante promesse al vento del Governo e le incertezze sul recovery fund?).

In merito al decreto della Ministra De Micheli, ci son però alcune questioni che non si possono non rilevare. Le stesse opere che compaiono nel suo provvedimento sono definite dal Governo in varie maniere. Dapprima “prioritarie” (art. 4 decreto-legge 32/2019). Poi “strategiche” (annuncio di esse del Presidente del Consiglio il 7 luglio 2020 durante i già ricordati Stati generali). Da ultimo, con specificazione più lunga: “interventi infrastrutturali caratterizzati da un elevato grado di complessità progettuale, difficoltà esecutiva, complessità delle procedure ovvero che comportano un rilevante impatto sul tessuto socio-economico a livello nazionale, regionale o locale” (art. 9 decreto legge 76/2020, cosiddetto “decreto semplificazioni”).

Non occorre essere letterati per rendersi conto che le espressioni usate dal Governo hanno significati diversi. La Ministra, preparando il decreto, avrà certamente valutato questo fatto e trovato le giuste motivazioni per ciascuna (una trentina sulle 130 indicate da Conte negli Stati generali). Però, le avrà ritenute “prioritarie”, o “strategiche”, o nei termini scritti nel decreto semplificazioni? (termini questi ultimi da richiedere quasi un premio Nobel per osservarli; in ogni caso, buoni per tutti gli usi). Oppure avrà valutato il requisito prevalente? Comunque, la varietà e l’ampiezza delle espressioni usate dal Governo nel parlare di queste opere è tale per cui, considerati i ritardi e le carenze infrastrutturali esistenti in tutto il Paese, si può affermare che, per un verso o per l’altro, sono applicabili a tutte le opere pubbliche.

Tenendo conto di questo, e vedendo che il Piemonte non compare nell’elenco per alcuna opera, si deve concludere o che il Piemonte non ha bisogno di alcuna opera infrastrutturale, né stradale né ferroviaria, oppure che nessuna di quelle da realizzare in Piemonte possiede i requisiti di cui si sta parlando (anche la Asti-Cuneo?). Per contro, si constata che, evidentemente, questi requisiti sono posseduti da oltre la metà delle opere da realizzare nel centro-sud Italia. Orbene, la realizzazione di queste opere al centro-sud ci rallegra. Non però fino al punto di comprendere (e giustificare) la totale esclusione del Piemonte tra i destinatari di qualche intervento. Né il Governo, per escludere il Piemonte da ogni altro sostegno, può sempre ripetere che il Piemonte ha la Torino-Lione.

Comunque, scorrendo l’elenco delle opere incluse nel decreto ministeriale, sfugge, per esempio, come la “Strada dei Parchi” che collega Roma con Teramo (valore 3,1 miliardi di euro) possegga i requisiti di priorità, strategicità e complessità che giustifichino la sua immediata realizzazione, addirittura con nomina di un Commissario straordinario. Analogo discorso può essere fatto per il collegamento stradale tra Grosseto e Fano (valore 271 milioni di euro). E, in generale, per molte altre opere che vi compaiono (ma, forse, i cittadini che non siedono nei Palazzi non possono comprendere l’importanza delle scelte di chi governa). Per Torino, se andrà bene, secondo i disegni governativi delle opere strategiche ci sarà una nuova caserma di Polizia (e ben venga anche quella).

Prima di essere approvato dal Presidente del Consiglio ― come detto entro il 31 dicembre 2020 ―, il decreto con l’elenco delle opere dovrà acquisire il parere delle competenti Commissioni parlamentari. Sarebbe lodevole che i Parlamentari piemontesi che fanno parte delle Commissioni si attivassero con forza sia nel chiedere chiarimenti alla Ministra sulle sue scelte, sia nell’approfondire i chiarimenti che potrà dare. Sarebbe anche lodevole che cercassero di inserire nell’elenco qualche opera piemontese. Avrebbero certamente il plauso dei piemontesi se li se informassero dei loro interventi ai fini suddetti.

Nel suo recente scritto: “Leve istituzionali. Cosa può davvero fare una città” (nel libro: “Chi ha fermato Torino?”, Einaudi editore, 2020), il prof. Pichierri osserva che: “La coesione territoriale e lo sviluppo delle possibili complementarietà tra città non possono essere delegati a Trenitalia”. Cioè non bastano le infrastrutture per far crescere un territorio, anche se poi Pichierri le considera comunque necessarie. Evidentemente, la Ministra De Micheli per il Piemonte la pensa diversamente.

*Carlo Manacorda, Economista ed esperto di bilanci pubblici

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