Editoriali | 15 giugno 2020, 22:52

Recovery Italia, due mosse con l'arte. Di Paolo Turati*

Le recenti anticipazioni sulle mosse proposte da Vittorio Colao contenenti una condivisibilissima Voluntary Disclosure per i contanti detenuti all’Estero, “rientrabili” in Italia con tassazione del 15%, e le immense problematiche che si protrarranno con grande nocumento economico delle strutture museali per quanto attiene a Mostre ed Esposizioni, suggeriscono un paio di idee che potrebbero essere realizzate utilizzando come mezzo proprio le opere d’arte

Recovery Italia, due mosse con l'arte. Di Paolo Turati*

Quanto alla Voluntary Disclosure, qualora si ricomprendessero gli ingenti patrimoni di opere d’Arte detenuti dagli Italiani all’estero non denunciati sul Modello RW, si potrebbero cogliere due risultati. Stante che non è per nulla detto che si tratta di beni collocati fuori dei confini nazionali per prevalenti motivi di evasione fiscale o peggio( criminalità) bensì, molto frequentemente, per consentire ai suddetti beni di circolare liberamente sul Mercato internazionale( la Normativa italiana che le fa soggiacere al rischio Notifica fa sì che chi può farlo preferisca detenere le opere d’Arte della propria collezione all’Estero in quanto un bene artistico liberamente commerciabile rispetto ad uno notificato vale tranquillamente anche il quintuplo), una Art Voluntary Disclusure con tassazione del 7,5%( diciamo la metà di quella sui contanti per evidenti disparità di liquidità delle due tipologie di bene) con rilascio contestuale di Licenza di esportazione illimitata nel tempo, favorirebbe, assieme ad un incasso immediato per la “tassa di rientro”, l’arrivo( non necessariamente un ritorno in quanto molti beni artistici in questione potrebbero essere già stati comprati all’estero e, non denunciati, ivi mantenuti) in Italia di un patrimonio artistico( e contestualmente numerario) probabilmente ingente che, un domani, potrebbe essere produttivo di ulteriori entrate fiscali( successorie e sulle plusvalenze su quei beni artistici).

Relativamente alle problematiche museali, avanziamo invece una proposta di collezionismo solidale. Notoriamente, in Italia e segnatamente in alcune Città fra cui spicca Torino seguita da Napoli, esistono Collezioni private di grandissimo valore praticamente sconosciute. Si pensi alla Collezione Cerruti concessa in comodato decennale al Museo di Rivoli che vale fra i 500 milioni e il miliardo di Euro. Il richiamo di una Mostra, si sa, è costituita da nome dell’artista, o degli artisti, esposto/i, dalla qualità delle opere e, fattore determinante, dalla “novità”( i lotti “never seen in the market before” sono quelli che in asta attirano le massime attenzioni). Ebbene, se si stringesse un “patto solidale” rivolto a quei collezionisti che lo accogliessero in base al quale, a fronte della messa a disposizione di opere rilevanti o ad intere collezioni da esporre anonimamente( se richiesto) e senza remunerazione ai prestatori presso Musei Civici e Statali in cambio di esenzione di oneri di trasporto e assicurazione “da chiodo a chiodo” per tutta la durata dell’esposizione e dell’immissione in cataloghi degnamente curati ed editi da grandi nomi della critica e dell’Editoria che prestino la loro opera senza introiti se non per il recupero dei costi vivi, è immaginabile che possa generarsi un importante afflato di “new deal artistico solidale” che renda finalmente condivisibile col pubblico bellezze artistiche che per troppo tempo sono state appese alle pareti di case private riservate al godimenti di troppo pochi occhi e favorendo nel contempo l’interesse del pubblico per visitare i Musei grazie a questa ulteriore ed innovativa motivazione culturale.

*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti

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