Editoriali | 08 aprile 2019, 18:44

L'Europa in trappola...da liquidità. Di Paolo Turati*

Si può portare il cammello alla fonte ma non lo si può obbligare a bere: i limiti della politica monetaria della Bce in presenza di una possibile recessione mondiale

L'Europa in trappola...da liquidità. Di Paolo Turati*

Se ne sta parlando con sempre maggiore preoccupazione anche in sede Bce: “Da tempo ci sono timori che gli effetti di tassi di interesse bassi per un periodo prolungato possano nuocere ai margini di interesse e alla redditività delle banche, con effetti negativi sul lungo periodo sull’intermediazione bancaria e sulla stabilità finanziaria”, si legge nei resoconti della Riunione del 7 Marzo 2019.                                    
Durante la Grande Depressione degli Anni Trenta, in America, il tasso di interesse nominale si azzerò esattamente come oggi in Europa e la Trappola della Liquidità - costo del denaro a zero senza effetti sulla ripresa economica – si manifestò nel modo virulento paventato teoreticamente da Keynes, così come, peraltro, accadde nel Giappone della Grande Deflazione negli anni Novanta.                                              
Già una decina di anni fa Trichet mise in guardia dal rischio continentale di una situazione in cui, qualora giunti ad un livello dei tassi d’interesse talmente basso  ( vieppiù, oggigiorno, perdurante da tanto tempo) da far percepire da parte degli investitori l’inefficacia di ogni ulteriore possibile stimolo monetario, i medesimi si limitano a detenere semplicemente la liquidità senza più immetterla nel ciclo economico.                                                                                                                    
Checchè la Bce, come riportano recenti fonti di Reuters, “stia studiando opzioni per ridurre gli oneri sostenuti dalle banche sulla liquidità in eccesso, nel tentativo di alleviare gli effetti sui loro bilanci di una politica monetaria ultra accomodante”, la questione “investe” ormai un’Economia manifatturiera come quella europea sempre più a corto di sbocchi di Mercato, in un contesto mondiale in cui, a causa delle guerre doganali Usa-Cina e dell’eccessiva cessione di tecnologia effettuata in passato agli ex Paesi emergenti (cosa che ora presenta il suo “conto”, con l’ impervarsare sul Mercato globale di prodotti ivi fabbricati qualitativamente  perfino migliori  e sempre meno cari dei nostri), si prevede entro il 2020/21 un fenomeno recessivo mondiale consistente.
Le soluzioni per evitare, parafrasando il suddetto Keynes, di “portare un cammello all'abbeveratoio, quand’anche non lo si possa però costringere a bere” possono oggi difficilmente essere quelle classiche di una riduzione delle tasse ed un aumento della spesa pubblica, stante che le coperte sono corte un po’ dappertutto da qualunque parte le si tiri. Per seguire tesi più recenti come quelle di Krugman, potrebbe risultare efficace una politica monetaria attiva, ma ben più dinamica di quella attualmente messa in essere dalla Bce, che produca rilevanti aspettative inflattive in grado di far ripartire dopo 10 anni, ad esempio, il fondamentale settore edilizio e quello finanziario dei titoli azionari con patrimonio reale( assicurazioni, banche, infrastrutture).

*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti

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