Editoriali | 29 marzo 2019, 16:30

"Siamo a Verona a parlare di numeri, non a disegnare cuoricini". Di Silvana De Mari*.

"Nella famiglia c’è la sessualità, l’unica esistente, quella tra un uomo e una donna. L’amore non è nè un fattore necessario nè sufficiente alla definizione di famiglia. Questo è francamente sentimentalismo da rotocalco rosa".

"Siamo a Verona a parlare di numeri, non a disegnare cuoricini". Di Silvana De Mari*.

La famiglia ha due funzioni, essere il luogo dove il maschile e il femminile si incontrano e dal loro incontro nascono figli, ed essere il luogo dove questi figli sono allevati e protetti fino alla loro maggiore età e quindi alla loro autonomia. A questo si aggiunge la possibilità che un uomo e una donna sostituiscono quelli che un bimbo ha perduto, e abbiamo famiglie adottive. Il bambino ha bisogno di genitori adottivi ed è un suo diritto averne due, simili a quelli persi, un padre e una madre, perché madre natura segue linee logiche, gli stessi due necessari al concepimento sono necessari nell’educazione. Nella famiglia c’è quindi la sessualità, l’unica esistente, quella tra un uomo e una donna. L’amore non è nè un fattore necessario nè sufficiente alla definizione di famiglia. Questo è francamente sentimentalismo da rotocalco rosa. I nostri bisnonni sono stati messi insieme dalla sensale, si sono sempre dati del voi, sono anche spesso vissuti separati, lui in guerra o su una nave o in Belgio a fare il minatore. Che si amassero o meno non erano affari nostri e meno che mai dello Stato. Il sentimentalismo da rotocalco rosa che parla di amore a ogni espirazione sta causando catastrofi. Uomini e soprattutto donne lasciano coniugi per bene perché “non c’è più l’amore con la A maiuscola “, tutti sono immersi nella melassa e parlano come le sedicenni nelle soap scadenti. Se le due persone sono dello stesso sesso la sessualità biologica e quindi la procreazione non sono possibili. Si tratta di un’unione sicuramente amorevole, ma sterile, quindi ininfluente a meno di ricorrere a pratiche che fanno nascere un figlio già orfano di un genitore, con metà della propria ascendenza cancellata, che come gesto di amore non ci sembra spettacolare e soprattutto non riequilibra l’inverno demografico. Siamo sull’orlo di una crisi demografica che potrebbe annientarci, se non la correggiamo potremmo essere una repubblica islamica con punizioni per chi infranga la Sharia tra meno di mezzo secolo, e l’unica cosa che può riequilibrarci è la protezione della famiglia, favorire la natalità con sgravi fiscali importanti per chi mette al mondo figli, imporre almeno 10 mesi di permesso retribuito al 100% sia prima che dopo il parto, aiutare le madri che non vogliono o non possono lavorare con una cifra che non sia simbolica. Siamo a Verona a parlare di numeri, non a disegnare cuoricini .

*Silvana De Mari, medico, psicoterapeuta.

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