Editoriali | 25 marzo 2020

Vivere lo stato di eccezione. Di Rinascimento Europeo*

Con la conferenza stampa di ieri il presidente Conte ci ha ricordato che i primi provvedimenti sulla questione coronavirus erano stati presi il 31 gennaio quando il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza per 6 mesi. “Come mai lo stesso organo dello Stato ha adottato le prime misure di contenimento dell’epidemia soltanto 22 giorni dopo?” si chiede Andrea Pruiti Ciarello sul sito della Fondazione Einaudi. Il 30 gennaio, un giorno prima della emanazione del provvedimento, Matteo Salvini dichiarò che era necessario chiudere le frontiere. Anche Google Trends in quei giorni registrò una impennata, per breve tempo, di ricerche sul coronavirus e sullo stato di emergenza conseguente alla diffusione dell’epidemia. Poi niente. Sappiamo della storia di Zingaretti ai navigli. Come faceva a non sapere? Sappiamo che i medici non sono stati preparati per fronteggiare il problema. Cosa ha fatto il capo della Protezione Civile, che adesso fa l’elenco dei morti quotidiano? Chi risponderà di questo stato di ignavia? Chi risponderà della salute del personale sanitario, che non è stato tutelato? Chi risponderà della salute dei cittadini, che non sono stati tutelati, come vorrebbe la Costituzione?

Ascoltando la conferenza stampa del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ieri ci è stato ricordato che i primi provvedimenti erano stati presi il 31 gennaio. Sussulto. Quasi nessuno se lo ricordava.

Troviamo, a conferma del fatto, la Delibera del Consiglio dei Ministri in Gazzetta Ufficiale. In tale atto si dichiara lo stato di emergenza, facendo anche riferimento al Codice della Protezione Civile (dell’anno 2018). In particolare, il Codice della Protezione Civile (Decreto legislativo n. 1 del 2 gennaio 2018), ridefinisce la durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale, portandola a un massimo di 12 mesi, prorogabile di ulteriori 12 mesi.

La Delibera del 31 gennaio dichiara “per 6 mesi dalla data del presente provvedimento, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”.

Inoltre, “Per l’attuazione degli interventi di cui dell’articolo 25, comma 2, lettere a) e b) del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, da effettuare nella vigenza dello stato di emergenza, si provvede con ordinanze, emanate dal Capo del Dipartimento della protezione civile in deroga a ogni disposizione vigente e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico, nei limiti delle risorse di cui al comma 3”. Le risorse indicate sono 5 milioni di euro.

I punti a) e b) citati sono “a) all’organizzazione ed all’effettuazione degli interventi di soccorso e assistenza alla popolazione interessata dall’evento;  b) al ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, alle attività di gestione dei rifiuti, delle macerie, del materiale vegetale o alluvionale o delle terre e rocce da scavo prodotti dagli eventi e alle misure volte a garantire la continuita’ amministrativa nei comuni e territori interessati, anche mediante interventi di natura temporanea”.

Quanto questo “stato di emergenza” si avvicini allo “stato di eccezione” teorizzato da Schmitt e discusso, successivamente, da Agamben, lo vediamo bene oggi. Non a caso, ieri, parlavamo di emergenza giuridica.

Il 30 gennaio, un giorno prima della emanazione del provvedimento, Matteo Salvini dichiarò, inascoltato, che era necessario chiudere le frontiere. Anche Google Trends in quei giorni registrò una impennata, per breve tempo, di ricerche sul coronavirus e sullo stato di emergenza conseguente alla diffusione dell’epidemia. Poi niente.

Sappiamo della storia di Zingaretti ai navigli. Come faceva a non sapere? Sappiamo che i medici non sono stati preparati per fronteggiare il problema. Cosa ha fatto il capo della Protezione Civile, che adesso fa l’elenco dei morti quotidiano? Solo nella seduta odierna, alle ore 18, Conte parlerà alla Camera dei Deputati… per una informativa urgente… E prima? Nel frattempo le attività del Parlamento proseguono per analizzare le misure da prendere in seguito al COVID-19.

Come sottolinea un articolo pubblicato sul sito della Fondazione Einaudi:

“il presidente del consiglio dei ministri, quasi come fosse un dictator romano, ha avocato a sé poteri straordinari che mai erano confluiti nelle mani di uno solo, nella storia repubblicana

Il DPCM non è altro che un semplice Decreto Ministeriale, che si chiama diversamente sol perché è emanato non da un ministro ma dal presidente del consiglio ma resta, nell’ambito della gerarchia delle fonti del diritto italiano, un atto amministrativo, cioè una fonte secondaria!

L’art.16 della Costituzione prevede che solo la legge può limitare “per motivi di sanità o sicurezza” la libertà di circolazione dei cittadini su tutto il territorio nazionale.”

Segue:

Questo Parlamento, formato in larga parte da miracolati del click, ha deciso di #StareAcasa (lo scrivo polemicamente con l’hashtag), cioè di non riunirsi, abdicando al ruolo che la Costituzione ed il mandato dei cittadini gli hanno conferito. “

Infine:

Per inciso e a proposito di responsabilità, il Governo, con delibera del 31 gennaio 2020, ha dichiarato lo stato di emergenza, in conseguenza del rischio sanitario connesso alla diffusione del coronavirus. Come mai lo stesso organo dello Stato ha adottato le prime misure di contenimento dell’epidemia soltanto 22 giorni dopo? Ha sottovalutato il rischio? Ha dovuto ritardare l’adozione di provvedimenti restrittivi della libertà di circolazione per consentire qualche evento in particolare?

Dunque… Chi risponderà di questo stato di ignavia? Chi risponderà della salute del personale sanitario, che non è stato tutelato? Chi risponderà della salute dei cittadini, che non sono stati tutelati, come vorrebbe la Costituzione? Quando finiremo di stare a casa, come opportuno, sarà il caso che si chieda di rendere conto, per evitare che uno stato di emergenza si trasformi in una normalizzazione di uno stato di eccezione.

*Autorizzato dalla Redazione di Rinascimento Europeo www.rinascimentoeuropeo.org

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