Editoriali | 12 febbraio 2020

Una delibera vuota come il Valentino oggi. Di Guglielmo Del Pero*

Deludente la delibera comunale che dovrebbe costituire la svolta per lo stato di abbandono del Parco del Valentino. Si resta in attesa di salvifici bandi sui quali al momento non ci sono dettagli. Ora, se l'amministrazione vuole dimostrare di fare sul serio, convochi a brevissimo il Comitato di Gestione del Parco, previsto dal Regolamento comunale fin dall'anno 2000

Finalmente ieri, martedì 11 febbraio il momento tanto atteso per la rinascita del Valentino, quello che avrebbe dovuto essere il vero punto di svolta per il nostro amato Parco è arrivato. La delibera della Giunta Comunale e la successiva conferenza stampa del Sindaco e di due degli Assessori competenti, Urbanistica e Commercio, si sono rivelate in realtà una normale giornata del tutto anonima come peraltro la gran parte dei momenti che caratterizzano questa amministrazione negli ultimi mesi.

L’attesa svolta, ben creata ad hoc dallo staff comunicativo incaricato, non c’è stata, tutto viene ancora una volta rimandato nelle prossime settimane alla pubblicazione di salvifici bandi dei quali al momento non si hanno ulteriori notizie. Null’altro di significativo è emerso nella giornata di ieri, tantomeno è stata data concretezza alla richiesta di convocazione del Comitato di Gestione del Valentino, previsto dal Regolamento Comunale addirittura dall’anno 2000, ignorato fino ad oggi nonostante oltre 20.000 persone ne abbiano fatto richiesta sottoscrivendo la petizione online lanciata da Comitato “Parco Vivo”. La volontà di dare seguito alla richiesta, annunciata nei giorni scorsi da parte dell’amministrazione, rimane scritta in burocratese in poche e brevi righe della delibera, nulla di concreto è stato fatto.

Diciamo subito, per sgombrare il campo dalle posizioni strumentali, che l’Amministrazione è nel giusto quando evidenzia le varie contestazioni di abusivismo presenti nei locali oggetto di abbandono; è bene però anche dire che non tutti i locali presentano abusi né tantomeno hanno contestazioni di tale natura in essere, è altresì vero che le precedenti amministrazioni hanno quasi sempre del tutto ignorato le situazioni irregolari tant’è che alcune risalgono addirittura agli anni ’70 e molti degli attuali gestori sono subentrati a loro volta in attività preesistenti con tutte le autorizzazioni del caso.

Il punto della questione però non ruota attorno alla correttezza o meno dell’azione volta a porre fine alle situazioni irregolari (con la quale siamo tutti evidentemente d’accordo) ma alla scelta della tipologia di azioni e, soprattutto, alle loro conseguenze. Non si può fare a meno di notare che l’illegalità derivante dagli abusi è stata sostituita da altra illegalità presente in tutto il Parco ben più diffusa e pericolosa, derivante dal venir meno di tutti quei presidi sociali che proprio i locali commerciali con i propri fruitori garantivano. Proprio questa, ovvero la sottovalutazione delle conseguenze dell’abbandono dei luoghi, è la maggior critica rivolta a chi, al di là del semplice burocrate, dovrebbe analizzare e valutare le conseguenze dei propri provvedimenti.

Ne valeva la pena sacrificare la sicurezza dei cittadini e la possibilità di utilizzare il Parco dalla mattina a notte fonda, lasciare che il senso di degrado e abbandono diventassero il biglietto da visita di uno dei più bei luoghi d’Europa, abbandonare al loro destino gestori di attività commerciali che avevano fatto ingenti investimenti, posti di lavoro persi in una situazione economica già di per sé difficile, attività sportive gettate nella più totale incertezza del proprio futuro? A nostro modo di vedere no, sarebbe stato possibile intervenire diversamente, concertando con tutti gli attori interessati direttamente e indirettamente le possibili soluzioni, ascoltando chi da profondo conoscitore del Parco avrebbe potuto contribuire a una soluzione meno traumatica per tutta la città.

Non vale purtroppo la scusante, del tutto legittima per carità, del confronto con quelli che prima degli attuali amministratori hanno governato la città, non può essere una scusante in quanto in quattro anni ci si sarebbe aspettato proprio quel cambiamento che si era tanto promesso e che di fatto non ha mai avuto inizio se non in senso negativo.

Un’azione nell’immediato è possibile, convocare entro una settimana il Comitato di Gestione del Parco, che significa mettere attorno a un tavolo tutti i soggetti che hanno un interesse nel Valentino e possono contribuire alla sua rinascita. Se convocato e reso funzionante saremo certo lieti di riconoscere il merito all’amministrazione, diversamente con slogan e annunci vuoti a perdere sarà solo Torino.

*Guglielmo Del Pero, Siamo Torino

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