Editoriali | 10 gennaio 2020

Piemonte chiama, Governo non risponde. Di Carlo Manacorda*

Il Governo nazionale pare essere totalmente sordo alle richieste del Piemonte. Non solo, ma adotta provvedimenti che ignorano, completamente, le necessità della Regione. Ad esempio, dichiara il Ministro dei Trasporti Paola De Micheli che sono stati sbloccati 3,5 miliardi di opere pubbliche: nessuna riguarda la nostra Regione. E’ possibile che il Piemonte non avesse alcuna opera stradale o autostradale che fosse in condizione di poter essere finanziata subito? Ma un'idea ci potrebbe essere...

La pubblicità televisiva di questi giorni di un vino italiano dice: “Se la tagliatella chiama” quel vino “risponde”. E’ pronto ad accompagnarla mentre la si mangia. Con il dovuto rispetto per la diversità dei protagonisti e della situazione, per un cittadino piemontese sarebbe molto piacevole sentire che lo stesso slogan si ripete nel rapporto tra Regione Piemonte e Governo nazionale: “Se il Piemonte chiama, il Governo risponde”. Purtroppo le cose non stanno così.

Le cronache regionali riferiscono (quasi quotidianamente) di appelli che il Presidente della Regione Alberto Cirio rivolge al Governo Conte per avere risposte sui molti e gravi problemi presenti nella Regione: crisi industriale (aziende che chiudono e marchi storici che scompaiono; ad esempio, Pernigotti), carenze infrastrutturali (una per tutte: completamento della Asti-Cuneo), stati di disoccupazione ormai quasi privi di coperture (ad esempio, Embraco), difficoltà delle imprese a sopportare il carico di tasse, delocalizzazioni di siti produttivi e via cantando.

Il 7 gennaio 2020, il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato all’unanimità (maggioranza e opposizione) l’ordine del giorno, presentato dal Presidente della Giunta Alberto Cirio e dal Presidente del Consiglio Stefano Allasia, che dichiara “lo stato di emergenza occupazionale e salariale in Piemonte” (si parla di una perdita di 17 mila posti di lavoro) e chiede il “rifinanziamento in deroga alla Cigs (Cassa integrazione guadagni straordinaria) e il finanziamento dei 150 milioni di euro per le aree colpite da crisi industriali in Piemonte, promessi dal Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte” (in merito a questo finanziamento, chi scrive aveva già manifestato forti perplessità nell’editoriale su questo sito: “Torino in crisi industriale: avrà contributi statali? Si spera, ma potrebbero essere zero”).

Il Presidente Cirio afferma giustamente: “La solidarietà non basta, ora alle promesse del Governo devono seguire fatti concreti”. Appelli, ordini del giorno e quant’altro non sembrano tuttavia superare i confini regionali. In altre parole, il Governo nazionale pare essere totalmente sordo alle richieste del Piemonte. Non solo, ma adotta provvedimenti che ignorano, completamente, le necessità della Regione.

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, il 5 dicembre 2019 ha annunciato di avere sbloccato opere pubbliche stradali e simili per 3,5 miliardi (http://www.mit.gov.it/documentazione/opereSbloccate). “In 78 giorni di governo abbiamo sbloccato senza clamori opere per 3,5 miliardi, opere che non hanno più bisogno di interventi da parte del Ministero. Una fatica che impone di correre sul territorio da un comune all’altro perché, da questa prima fase del governo, una cosa mi è molto chiara: spesso non sono intoppi burocratici a fermare le opere, ma la mancanza di intese politiche sul territorio. C’è una resistenza che nasce da interessi locali, piccoli e grandi, che non vengono gestiti adeguatamente” (Il Sole 24 Ore del 5.12.2019). Scorrendo l’elenco di queste opere, purtroppo nessuna riguarda il Piemonte. Per molte delle opere sbloccate, si precisa che esiste già il bando di gara pubblicato o in corso di pubblicazione.

Prendendo atto di questa decisione, per i non addetti ai lavori sorgono però più domande. E’ possibile che il Piemonte non avesse alcuna opera stradale o autostradale che fosse in condizione di poter essere finanziata subito? Se ce n’è qualcuna (com’è immaginabile), lo sblocco del cantiere avrebbe potuto rappresentare, come richiesto dal Presidente Cirio, un “fatto concreto” di sostegno al Piemonte. Inoltre, sarebbe bene sapere dal Ministro se in Piemonte c’è qualche opera che non viene avviata per interessi locali “che non vengono gestiti adeguatamente”. Se ce ne fosse qualcuna, i piemontesi avrebbero diritto di esserne messi a conoscenza (sempre che questi cittadini siano stati presenti nelle attenzioni del Ministro quando decideva lo sblocco dei cantieri).

In ogni caso, il Consiglio Regionale potrebbe anche dire qualcosa su questo punto, magari chiedendo lui stesso chiarimenti al Ministro. Van bene i 150 milioni promessi da Conte e, ancora prima, da Di Maio. Ma ci sono anche altri fondi (come il caso citato), ed anche più cospicui, che girano per l’Italia e dai quali il Piemonte sembra sempre totalmente tagliato fuori.

In precedenti momenti di crisi anche per il Piemonte (1975, prima crisi petrolifera), regnando uno spirito unitario tra Regione, province e comuni ed essendoci la stessa volontà di superare rapidamente la crisi, fu lo stesso Governo della Regione a prendere in mano la situazione istituendo, sotto la sua guida, un “tavolo permanente di crisi”. Al tavolo sedevano rappresentanti delle istituzioni pubbliche e private più significative: comuni, province, università, politecnico, enti di ricerca scientifica, associazioni di categoria e di imprese, camere di commercio, ecc.. Ciascuno portava il proprio contributo di idee e il dibattito non si esauriva soltanto in sterili battibecchi politici. Fu in quel periodo, ad esempio, che nacque il CSI quale Consorzio piemontese per il trattamento automatico dell'informazione. Eravamo ancora agli albori dell’informatica e, quindi, si giustificava pienamente, la costituzione di un ente con queste finalità.

Forse quelli erano tempi d’oro nel governo del territorio regionale. Ma tentare di ricrearli potrebbe giovare.

*Carlo Manacorda, docente di Economia Pubblica ed esperto di bilanci dello Stato

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