Editoriali | 18 novembre 2019

Torino in crisi industriale: avrà contributi statali? Si spera, ma potrebbero essere zero. Di Carlo Manacorda*

I 150 milioni di contributi statali che erano stati annunciati da Di Maio sono diventati 50 qualche mese dopo, per di più non si sa se, quando e come. E poi bisogna vedere quanto si stanzia per le crisi industriali nella legge di bilancio 2020. Appello ai politici piemontesi: dirottate su Torino e sul Piemonte qualche contributo. Perchè c'è il rischio di rimanere a bocca asciutta

16 aprile 2019 ― L’allora Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio firma il decreto che riconosce il territorio del Comune di Torino e Comuni limitrofi “area di crisi industriale complessa”. Questa situazione si verifica quando i territori sono in recessione economica e con perdite di posti di lavoro. Ha pesanti ricadute sulla politica industriale nazionale e non può risolversi soltanto con risorse regionali.

17 aprile 2019 ― In una rapida puntata (elettorale? Le elezioni regionali si terranno il 26 maggio) a Torino, il Ministro dà l’annuncio della firma del decreto e promette 150 milioni di contributi statali per il superamento della crisi.

22 ottobre 2019 ― Il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, in visita a Torino, ritorna sui 150 milioni, ma rettifica quanto promesso da Di Maio: i 150 milioni non sono soltanto per Torino e per il Piemonte, ma valgono per tutta l’Italia. Nello specifico, sarebbero destinati a Piemonte, Campania, Abruzzo e Provincia di Trento. Al Piemonte possono arrivare al massimo, complessivamente, 50 milioni. Solo in prospettiva ne potrebbero arrivare altri.

Ma allora, come stanno veramente le cose? Proviamo a ricostruire, rapidamente, il quadro.

Decreto Di Maio. Il provvedimento, dopo aver dichiarato Torino e il suo territorio (come detto) “area di crisi industriale complessa”, conclude precisando che “dal presente decreto non derivano nuovi e ulteriori oneri a carico del bilancio dello Stato”. Quindi, dei 150 milioni non c’è traccia. In buona sostanza, e nonostante le promesse, il decreto dice che i quattrini non ci sono.

Più realistiche le affermazioni del Presidente del Consiglio. Si basano su una legge del 1989 che prevede agevolazioni statali per attuare politiche e programmi per la riconversione di aree e settori colpiti da crisi (e, guarda caso, riguardava anche il risanamento della siderurgia). La legge viene richiamata dal “decreto crescita” dell’aprile 2019. Nell’agosto 2019, si stabiliscono quindi le regole per la presentazione delle domande di concessione delle agevolazioni, e si rimanda ad un successivo decreto (ancora inesistente) la fissazione dei criteri e delle modalità di concessione delle agevolazioni stesse. C’è dunque tutta una nuova burocrazia da seguire per avere gli aiuti statali.

Il 14 novembre 2019, il Ministero dello Sviluppo Economico dispone la chiusura degli sportelli per la presentazione delle domande di agevolazione per programmi d’investimento nei seguenti territori: comuni della Regione Friuli Venezia Giulia, di Livorno, di Massa Carrara e del cratere sismico dell’Aquila. Non ci sono notizie che ci fosse uno sportello aperto al quale presentare le domande di aiuto per Torino e per il Piemonte. A tutto questo si deve aggiungere che aree di crisi industriale complessa sono riconosciute, oltre che in Piemonte, in altre 13 regioni. C’è dunque una robusta competizione per ottenere agevolazioni dallo Stato per superare le situazioni di crisi.

Ricapitolando, la promessa di Di Maio, per bocca dello stesso Presidente del Consiglio, non sembra avere fondamento. Quella di Conte rispecchia meglio la possibilità che anche il Piemonte possa avere agevolazioni per superare la situazione di crisi industriale. Ma non sembrerebbe subito, visti gli ultimi atti che si conoscono del Ministero dello Sviluppo Economico.

Su questo quadro, si deve poi calare la legge di Bilancio dello Stato 2020 di cui non si conoscono ancora i contenuti definitivi. Né, tantomeno, quale sarà l’entità del fondo che verrà previsto per le agevolazioni dello Stato destinate a superare le situazioni di crisi industriale. E quanto avvenuto negli anni passati in questa materia non induce a ottimismo e a far pensare che ci saranno immense disponibilità.

E’ quindi quanto mai necessario che i politici piemontesi che siedono in Parlamento e quelli locali, sebbene nella totale confusione che sembra ormai regnare nella finanza pubblica, si attivino al massimo e rapidamente per far dirottare su Torino e sul Piemonte qualche contributo destinato a superare la crisi fotografata dal decreto Di Maio. Prendendo atto delle ambiguità delle dichiarazioni del Governo e di ciò che si legge, non sembra totalmente da escludere che Torino e il Piemonte restino, alla fine, a bocca asciutta. In definitiva, e nonostante le promesse, non arrivi alcun aiuto statale.


*Carlo Manacorda, docente di Economia Pubblica ed esperto di bilanci dello Stato

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