Editoriali | 21 ottobre 2019

Bce, il quinto potere: iniziano le critiche sull'azione di Mario Draghi. Di Paolo Turati*

Christine Lagarde, che sta andando ad assumere la Presidenza della Bce ha dovuto ammettere che la politica ultra accomodante di Mario Draghi, oggi a fine mandato, risultava frutto di necessità ma che ha nel contempo danneggiato l’impianto economico continentale: in parti importanti dell'Europa, non solo in Italia, la ripresa non c'è stata e quando la prossima crisi globale arriverà non pochi non si saranno ancora ripresi da quella precedente

La stessa Christine Lagarde, che sta andando ad assumerne la Presidenza, ha dovuto ammettere che, sì, la politica ultra accomodante della Bce gestita da un Mario Draghi oggi a fine mandato risultava frutto di necessità ma che ha nel contempo danneggiato l’impianto economico continentale.

Dal canto loro, ben sei ex banchieri centrali si sono scagliati concertatamente in questi giorni contro l’azione aggressiva della Bce degli ultimi anni che, alla fin fine, non ha prodotto risultati e ha reso ancor più intricata la già di per sé complessa congiuntura economica da cui l’Europa non riesce ad uscire. I sei banchieri sostengono che tutta l’azione Bce è girata senza costrutto attorno al sostegno politico di Governi e Banche indebitati senza una “vision” economica complessiva.

Come riporta Reuters: “In un documento di due pagine, gli ex membri del board Bce Juergen Stark e Ottmar Issing, insieme a altri ex banchieri centrali di Germania, Francia, Austria e Paesi Bassi, hanno scritto che lo stimolo aggressivo della Bce era ingiustificato, che ha contribuito a gonfiare i prezzi degli immobili e che potrebbe addirittura piantare il germe della prossima crisi. L’attacco è arrivato in un momento di divergenze all’interno della Bce, con oltre un terzo dei banchieri che il mese scorso si è opposto a stampare altra moneta, riflettendo la radicale revisione delle politiche dell’istituzione, un tempo conservatrice, sotto la guida di Draghi. Il memorandum è stato consegnato ai giornalisti a meno di un mese dall’uscita di Draghi, che lascerà la guida dell’istituto centrale a Christine Lagarde. Lagarde ha dichiarato durante l’audizione al Parlamento europeo di conferma della sua designazione che una politica monetaria espansiva era necessaria ma ha avuto effetti collaterali. Gli analisti si aspettano che la nuova presidente segua ampiamente la linea di Draghi, che ha sostenuto nel suo precedente incarico alla guida del Fondo monetario internazionale.”

Il problema è che mentre, dopo la grande Crisi del 2008 praticamente tutto il Mondo si è ripreso ed ha ricominciato a correre più forte di prima, in parti importanti dell’Europa, segnatamente in Italia ma non solo, una ripresa non c’è mai stata e, anche dove la situazione appariva migliore come in Germania, in realtà il disequilibrio permaneva latente, come dimostrano i dati che da tempo certificano il grande affaticamento della stessa locomotiva di Berlino.

E quando la prossima crisi globale arriverà, non pochi non si saranno ancora ripresi da quella precedente

Come ex banchieri centrali e come cittadini europei, stiamo assistendo alla crescente crisi della Bce con crescente preoccupazione”, hanno scritto i sei firmatari, la maggior parte dei quali ha tra i 70 e gli 80 anni. Stark, tedesco, si è dimesso dalla carica di capo economista della Bce nel 2011 in conflitto con la politica della banca di acquistare titoli di stato per combattere la crisi del debito della zona euro.” Riporta ancora Reuters in merito.

Invero il problema dell’immanenza eccessiva della Bce nell’indirizzo della Società in Europa e nelle singole Nazioni che la compongono è frutto di un’evoluzione dei centri di Potere che sta sovvertendo i tradizionali equilibri fra i medesimi.

Segnatamente in Italia, non si può certo più sostenere che i Poteri siano solo i tre illustrati nelle nozioni di Educazione Civica. Sempre più debole e meno indipendente quello Legislativo, che deve sottostare, come minimo, alle attribuzioni di interdizione del Presidente della Repubblica nella promulgazione delle leggi, della Corte Costituzionale nel sancirne l’eventuale incostituzionalità e eventualmente alle abrogazioni referendarie, in un contesto in cui, soppressa l’Immunità parlamentare, Deputati e Senatori sono aggredibili in qualunque momento, anche per azioni governative nel caso facciano parte del Governo, dalla Giustizia.

Parimenti debole appare oggi quello Esecutivo, l’azione dei cui Ministri risulta esercitato sempre più “sub judice” della Giustizia Amministrativa( un vero e proprio Quarto Potere che sta assumendo con i Tar, segnatamente quello del Lazio, valenza rilevantissima -e il cui contrappeso governativo del Consiglio di Stato sta perdendo peso di giorno in giorno- al pari della Giustizia Tributaria ) e degli indirizzi dettati nell’Economia dalla Banca centrale( una volta Bankitalia, la quale conserva solo marginali attribuzioni, oggi Bce), un Quinto Potere che appare oggi il più forte ma che lascia dei dubbi circa la sua indipendenza nelle scelte di pubblica utilità, visto che è detenuto da soggetti privati: ad esempio, Bankitalia, che detiene il 12% della Bce, è controllata a sua volta in modo maggioritario da IntesaSanPaolo e Unicredit( assieme oltre il 30%), da Generali, da Carige(sic!) e da Inps e Inail( assieme poco più del 5%).

*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti

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