Editoriali | 02 luglio 2019

Libra: sulle criptovalute i giochi iniziano a farsi duri. Di Paolo Turati*

Facebook pronta alla propria valuta Libra: un network, pari a un quarto della popolazione mondiale, potrà gestire con un cellulare i propri fondi attivi o i propri debiti su una piattaforma che sarà depositaria del più grande database patrimoniale mai visto sulla Terra. Il gioco si fa duro

A chi, come il sottoscritto, Facebook è apparso sino a poco fa semplicemente uno “spekers’ corner” globale che consentiva a chicchessia di esprimere i propri pareri (nella maggior parte di casi dissensi) e le proprie immagini o video rivolgendosi ad un’audience teoricamente globale, l’annunciata nascita della criptovaluta Libra è risuonata come la spiegazione profonda dell’importanza strategica di questo fenomeno nato apparentemente con semplici finalità “social”.

Come accaduto invero già nel corso della Storia, controllare l’umore e addirittura la messaggistica ( si pensi alla censura postale) di milioni (o miliardi, nella fattispecie) di persone è “fare Politica”, donde far discendere, conseguentemente, il controllo delle risorse di una Nazione (o di un’Area geografica). Con Libra, Facebook ha raggiunto il suo livello 2.0 con già alle viste il 3.0.

A differenza delle criptovalute in circolazione, più o meno asservite ad una logica apparentemente indeterministica( il Bitcon di Satoshi Nakamoto o chi per esso ne è l’esempio più lampante se si analizza l’operatività dei miners), Libra appare tecnicamente, per quanto se ne sa, molto più vicina alla valute tradizionali, essendo nelle intenzioni dei fondatori (oltre a Zucherberg ci sono soggetti della caratura di Visa, Mastercard, Paypal, Uber, Booking, Vodafone, Iliad, il chè la dice lunga sulle prospettive di questa divisa la cui sede centrale sarà – sempre la Svizzera di mezzo- a Ginevra) l’intenzione di asservire alla stabilità dalla medesima adeguati assets di attivo (un po’ come era per l’oro prima di Bretton Woods: in questo caso saranno presumibilmente azioni FB o di altri partecipanti e, si immagina, altri beni reali).

Il gioco si fa particolarmente duro perché se tutto procederà come previsto, dalla data del lancio, nel 2020, la blockchain integrata in Libra consentirà ad un network pari a un quarto della popolazione mondiale di gestire con un cellulare o un tablet i propri fondi attivi o i propri debiti su una piattaforma che sarà depositaria del più grande database patrimoniale mai visto sulla Terra. La conseguenza di tutto ciò potrebbe anche essere quella che le banche, semplicemente, non servano più.

E’ verosimile ipotizzare che non moriranno senza combattere: cercheranno magari di distruggere FB (“le manovre” circa la sicurezza dei dati FB “bucata” nel recente passato potrebbero essere stata una prova di attacco) prima che appaia troppo tardi (ma, con ogni probabilità inutilmente, tanto sono presumibilmente pronte decine di altre criptovalute di questa nuova fatta che potrebbero essere emesse da Apple, Amazon, Alibaba eccetera) o di comprarsela (ammesso che Zuckerberg&C vogliano venderla) facendo una colletta di qualche migliaia di miliardi di dollari, ma è innegabile che la possibilità che entro poco tempo ci si ritroverà a vivere davvero in un “altro” mondo finanziario in cui sarà irrilevante, ad esempio, che una Nazione stia dentro o fuori dall’Euro (tanto per fare, non casualmente, un caso ).

Se per Bitcoin o Ethereum i Regolatori si erano in sostanza limitati ad una bonaria alzata di sopracciglio, ora stanno allarmandosi(anche giustamente, ad esempio rispetto al controllo del riciclaggio o all’evasione fiscale). Bank of England e Fed promettono che punteranno i fari sul fenomeno Libra, così come pure il Financial Stabilty Board e la Financial Conduct Authority. Ma, in ogni caso, potranno fare ben poco.

*Paolo Turati, doc. Economia degli Investimenti

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