Editoriali | 28 giugno 2019

Piemonte, economia in stagnazione. Di Carlo Manacorda*

Riflessioni dopo il Rapporto annuale della Banca d'Italia sull'economia del Piemonte. Siamo in stagnazione ma i segnali si percepivano già prima: sono stati assenti programmi reali d'intervento. Ora il cerino passa al nuovo governo regionale

L’economia piemontese è in stagnazione. Lo documenta il Rapporto annuale sull’economia del Piemonte nel 2018, redatto dalla Banca d’Italia e presentato il 13 giugno 2019. Il Rapporto mette in evidenza le poche luci e le molte ombre presenti nel sistema economico della Regione in questo anno, sistema che ha registrato una modesta crescita, peraltro corretta dai numerosi rallentamenti e cali in molti settori produttivi.

Dunque se, complessivamente, l’economia del Piemonte nel 2018 non è cresciuta e si sta ulteriormente indebolendo nei primi mesi del 2019, si è in stagnazione, situazione che si verifica quando c’è un rallentamento prolungato dell’attività economica, con una crescita minima o nulla. Il Rapporto analizza l’andamento delle varie componenti del sistema economico del Piemonte. Vediamone alcune.

Nel settore delle imprese industriali, la produzione è cresciuta meno che nel 2017, con una caduta progressiva nel corso del 2018. La caduta è avvenuta a seguito di un calo degli ordini e, di conseguenza, del fatturato. Analogo stato di debolezza si registra anche nei primi mesi del 2019. Questa situazione è stata determinata dal rallentamento delle esportazioni, con una dinamica in progressivo peggioramento nel corso dell’anno. Un peso notevole nella diminuzione dell’export ha avuto il rallentamento nelle vendite di autoveicoli. A inizio 2018 c’erano ancora molte imprese intenzionate a effettuare investimenti nel corso dell’anno. Dopo il primo trimestre, il progressivo deterioramento del clima di fiducia delle imprese ha determinato un notevole calo di quelle ancora pronte a rischiare. In ogni caso, le imprese intervistate dalla Banca d’Italia hanno dichiarato di aver cancellato una parte dei loro programmi d’investimento.

Il ricorso a prestiti bancari è uno degli indicatori più significativi delle intenzioni disviluppo delle imprese. Questo ricorso è avvenuto, per lo più, nel primo semestre del 2018 e da parte di aziende di dimensioni medio-grandi. La richiesta di prestiti diminuisce nel secondo semestre, anche in relazione al peggioramento delle condizioni economiche nazionali e internazionali. La contrazione dei prestiti prosegue anche nel primo trimestre 2019. Scarsa la richiesta di prestiti bancari da parte delle imprese minori e da quelle di costruzione.

Da ultimo, il tasso di natalità delle imprese in Piemonte, dato dalla differenza tra le nuove iscrizioni e le cessazioni, ha fatto registrare, nel 2018, un meno 0,5 % mentre in Italia si registra un analogo valore ma in positivo: più 0,5 %. A partire dal 2012, il tasso di natalità delle imprese in Piemonte si è mantenuto sempre su valori negativi, a differenza di quanto è accaduto nel complesso del Paese. Il settore delle costruzioni è quello che presenta, da anni, pesanti segni negativi. Il Rapporto, richiamando anche dati dell’ISTAT relativi a questo settore, sottolinea che il valore aggiunto prodotto nel 2017 (ultimo anno di disponibilità dei dati), è ancora inferiore di circa un terzo del picco registrato nel 2006, e si assesta su livelli prossimi a quelli della metà degli anni ’80 del secolo passato. L’attività edilizia è rimasta debole per quanto riguarda le nuove costruzioni. Qualche segno positivo si è manifestato nelle opere di ristrutturazione e qualificazione, anche in conseguenza di un recupero delle compravendite di abitazioni e di immobili a uso produttivo.

Il rallentamento del sistema industriale ha influito, negativamente, anche sul settore dei trasporti. La Banca d’Italia sottolinea come, nel 2016, i valori di questo settore fossero ancora inferiori di circa il 13% rispetto al 2007. Anche il movimento merci negli scali aeroportuali si è ulteriormente contratto.

Nel mercato del lavoro, il Piemonte fa registrare un recupero dell’occupazione, prevalentemente nel settore industriale, con un saldo positivo tra assunzioni e cessazioni. Sono aumentati i contratti di lavoro a tempo indeterminato mentre il saldo per quelli a tempo determinato è tornato negativo.

Positivo l’andamento nel comparto turistico, con una prevalenza di turisti stranieri rispetto a quelli nazionali. 

Concludendo questo rapido sguardo sull’economia piemontese nel 2018 quale emerge dal Rapporto della Banca d’Italia, si può osservare che è vero che le turbolenze dell’economia nazionale e internazionale possono aver influito nella creazione di situazioni di precarietà. Ma, sul difficile quadro dell’economia piemontese che si stava progressivamente presentando ed i cui segnali erano già percepibili ancor prima della presentazione della Banca d’Italia, è forse mancata la dovuta attenzione della classe politica regionale, che avrebbe dovuto fare programmi reali d’intervento e non limitarsi a vuote chiacchiere di circostanza davanti a una telecamera.

Ora il cerino è nelle mani del nuovo governo regionale, cui spetta l’onere gravoso dell’inversione di tendenza. Molti auguri.

*Carlo Manacorda, docente di Economia Pubblica ed esperto di bilanci dello Stato

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