lineaitaliapiemonte.it - 19 ottobre 2026, 11:38

Povertà, 5,4 milioni di persone in difficoltà: colpito quasi il 30% delle famiglie straniere

Il rapporto Istat sul 2025 stima oltre 2,1 milioni di famiglie in povertà assoluta. L’incidenza è del 5,9% nei nuclei composti soltanto da italiani e del 29,4% in quelli interamente stranieri, dove sale al 31,4% in presenza di minori. Il quadro nazionale resta stabile rispetto al 2024: più esposti giovani, famiglie numerose e chi cerca lavoro

Povertà, 5,4 milioni di persone in difficoltà: colpito quasi il 30% delle famiglie straniere

La povertà assoluta coinvolge oltre 5,4 milioni di persone e 2,1 milioni di famiglie in Italia. Ma dietro la sostanziale stabilità del fenomeno emergono differenze profonde: tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri l’incidenza raggiunge il 29,4%, contro il 5,9% dei nuclei interamente italiani. Nelle famiglie con almeno un componente straniero si attesta al 26,7%.

È quanto emerge dal rapporto Istat “La povertà in Italia – Anno 2025”, che stima in povertà assoluta l’8% delle famiglie residenti e il 9,3% degli individui. Rispetto al 2024, quando le quote erano rispettivamente dell’8,4% e del 9,8%, i valori risultano numericamente inferiori, ma le variazioni non sono statisticamente significative: il quadro viene quindi considerato stabile.

Famiglie straniere con minori: quasi una su tre in povertà assoluta

Il divario legato alla cittadinanza si conferma anche nelle famiglie con figli minorenni. Tra quelle composte soltanto da italiani, l’incidenza della povertà assoluta è del 7,8%; sale al 27,8% nei nuclei con almeno un componente straniero e raggiunge il 31,4% nelle famiglie interamente straniere, circa quattro volte il valore registrato tra quelle italiane.

Rispetto al 2024, l’Istat rileva comunque una riduzione dell’incidenza tra le famiglie con minori in cui sono presenti stranieri, sia nei nuclei misti sia in quelli composti esclusivamente da cittadini stranieri.

Mezzogiorno più esposto, nel Nord-ovest 568mila famiglie povere

Il Mezzogiorno continua a registrare la maggiore diffusione della povertà assoluta: sono 813mila le famiglie coinvolte, il 9,6% di quelle residenti nell’area.

Segue il Nord-ovest, con 568mila famiglie e un’incidenza del 7,7%. Nel Nord-est i nuclei in povertà assoluta sono 386mila, il 7,4%, mentre il Centro presenta i valori più bassi: 338mila famiglie, pari al 6,3%.

Considerando la distribuzione sul territorio nazionale, il 45,3% delle famiglie in povertà assoluta vive al Nord, il 38,6% nel Mezzogiorno e il 16,1% al Centro. Queste quote indicano dove risiedono le famiglie povere, mentre l’incidenza misura la diffusione del fenomeno tra le famiglie di ciascuna area.

Tra gli individui, l’incidenza supera l’11% nel Sud e nelle Isole, si attesta all’8,8% nel Nord-ovest e al 7,4% nel Centro.

Oltre un milione di minori in povertà assoluta

La povertà colpisce soprattutto le fasce più giovani della popolazione. Nel 2025 sono oltre un milione e 136mila i minori in povertà assoluta, il 12,5% dei residenti con meno di 18 anni. L’incidenza varia dal 10,7% del Centro al 15,2% del Mezzogiorno.

Il quadro resta sostanzialmente stabile rispetto al 2024, ma si osservano segnali di miglioramento tra i bambini e ragazzi dai 7 ai 13 anni, per i quali l’incidenza scende dal 14,9% al 12,1%.

Tra i giovani di 18-34 anni, la povertà assoluta interessa quasi un milione e 198mila persone, pari al 12,1%. La quota diminuisce con l’età: è dell’8,9% tra i 35 e i 64 anni e del 6,1% tra gli over 65, fra i quali si contano comunque oltre 891mila persone in questa condizione.

Le difficoltà aumentano nelle famiglie numerose

La dimensione del nucleo familiare resta un elemento decisivo. L’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 19,2% nelle famiglie con almeno cinque componenti, il 10,5% in quelle con quattro e l’8,4% nei nuclei di tre persone.

Tra le coppie con tre o più figli si attesta al 16,9%. È elevata anche nelle famiglie di “altra tipologia”, nelle quali spesso convivono più nuclei familiari o sono presenti membri aggregati: in questo caso raggiunge il 16,4%. Tra le famiglie monogenitore è dell’11,5%.

Conta anche l’età della persona di riferimento: l’incidenza supera il 10% nei nuclei in cui questa ha fino a 34 anni oppure tra 45 e 54 anni. Si attesta all’8,7% nella fascia 35-44 anni, in calo rispetto al 10,6% del 2024, e al 7,2% tra 55 e 64 anni. Tra le famiglie con persona di riferimento di almeno 65 anni si ferma al 6,1%.

Il lavoro non sempre basta: povertà al 14,3% nelle famiglie degli operai

L’occupazione rappresenta un fattore di protezione, ma non garantisce sempre risorse sufficienti per sostenere le spese essenziali.

Tra le famiglie con persona di riferimento lavoratrice dipendente, l’incidenza della povertà assoluta è dell’8,5% e sale al 14,3% quando si tratta di un operaio o di una figura assimilata.

Tra i lavoratori indipendenti, il valore più elevato, pari al 6,6%, riguarda la categoria degli “altri indipendenti”, che esclude imprenditori e liberi professionisti.

La situazione più difficile resta quella delle famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione, tra le quali l’incidenza raggiunge il 20,7%. Nei nuclei con persona di riferimento ritirata dal lavoro si attesta invece al 5,2%.

Il ruolo dell’istruzione

La diffusione della povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento.

L’incidenza è del 4,4% quando questa possiede almeno un diploma di scuola secondaria superiore, sale all’11,9% se ha al massimo la licenza media e raggiunge il 12,3% se non supera la licenza elementare.

Per quest’ultimo gruppo, concentrato tra le famiglie anziane, si registra comunque un miglioramento rispetto al 2024, quando il valore era del 14,4%.

Famiglie con minori: disagio più profondo della media

Sono oltre 656mila le famiglie con minori in povertà assoluta, l’11,2% del totale dei nuclei con minorenni.

Tra le coppie, l’incidenza cresce con il numero dei figli minori: è del 7,8% con un figlio, del 10% con due e del 17,7% con almeno tre. Tra le famiglie monogenitore con minori raggiunge l’11,6%, mentre nei nuclei di “altra tipologia” arriva al 19,4%.

Per queste famiglie, la difficoltà economica risulta anche più profonda. L’intensità della povertà è del 21,6%, contro il 18,5% della media nazionale: la loro spesa mensile si colloca quindi mediamente più lontano dalla soglia necessaria per acquistare beni e servizi essenziali.

Tra le famiglie con minori e persona di riferimento occupata, l’incidenza più elevata riguarda gli operai e assimilati, con il 15,5%, seguiti dagli “altri indipendenti”, con il 10,5%. Arriva al 21,1% nei nuclei con persona di riferimento non occupata, così come in quelli in cui è in cerca di occupazione.

Nei piccoli comuni segnali di miglioramento

Nei comuni fino a 50mila abitanti, esclusi quelli periferici delle aree metropolitane, l’incidenza della povertà assoluta scende dall’8,9% al 7,4%.

Il miglioramento è trainato dal Centro, dove passa dal 7,9% al 5,4%, e dal Mezzogiorno, dove diminuisce dall’11% all’8,2%.

Il fenomeno resta stabile nei comuni periferici delle aree metropolitane e in quelli con oltre 50mila abitanti, con un’incidenza dell’8,9%, e nei comuni centrali delle aree metropolitane, dove si attesta all’8,1%.

Quest’ultimo dato riassume però dinamiche diverse: nei centri metropolitani del Nord l’incidenza scende dall’8,2% al 5%, arrivando al 4,2% nel Nord-ovest; al Centro sale invece dal 4,1% all’8,3%.

Per le famiglie con minori, i comuni centrali delle aree metropolitane presentano l’incidenza più alta, pari al 13,4%. Nei comuni periferici metropolitani e in quelli sopra i 50mila abitanti è del 12,3%, mentre nei comuni più piccoli si attesta al 9,9%.

Nelle Isole aumenta la distanza dalla soglia di povertà

A livello nazionale, l’intensità della povertà assoluta, che misura quanto la spesa delle famiglie povere sia mediamente inferiore alla soglia, rimane stabile al 18,5%.

Il valore è del 18,2% sia al Nord sia al Centro. All’interno del Nord si attesta al 18,5% nel Nord-ovest e al 17,8% nel Nord-est.

Nel Mezzogiorno sale lievemente, dal 18,5% al 19%, per effetto dell’aumento nelle Isole, dove passa dal 17% al 19%.

Povertà relativa: quasi 8,7 milioni di persone coinvolte

Resta stabile anche la povertà relativa, che nel 2025 interessa oltre 2,8 milioni di famiglie e quasi 8,7 milioni di persone.

L’incidenza è del 10,8% tra le famiglie, rispetto al 10,9% del 2024, e del 14,8% tra gli individui, contro il 14,9% dell’anno precedente.

Povertà assoluta e relativa descrivono aspetti differenti del disagio economico e i rispettivi numeri non vanno sommati. La prima individua una spesa insufficiente per un insieme di beni e servizi essenziali; la seconda misura lo svantaggio rispetto ai livelli di spesa medi del Paese.

Redazione

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