Il Piemonte resta tra le regioni maggiormente colpite dalle difficoltà dell’industria metalmeccanica. A indicarlo è il rapporto della Fim Cisl sulle crisi aziendali, che censisce in Italia 1.078 imprese e 105.228 lavoratori coinvolti, con una sofferenza particolarmente marcata nell’automotive, nella siderurgia e nel comparto degli elettrodomestici.
Il quadro delineato dal sindacato è quello di un sistema produttivo ancora sotto pressione: la contrazione degli ordini si somma ai costi dell’energia e delle materie prime, alle difficoltà finanziarie delle piccole imprese e alle incertezze delle transizioni industriali. L’occupazione tiene soprattutto grazie agli ammortizzatori sociali, senza che emerga una vera inversione di tendenza.
Meno lavoratori coinvolti, ma il calo non basta a indicare una ripresa
Rispetto alla rilevazione di dicembre 2025, quando i lavoratori interessati erano 115.397, il monitoraggio aggiornato ad agosto 2026 registra 10.169 persone in meno.
Un dato che la Fim invita a leggere con cautela. La riduzione può infatti riflettere anche l’uscita dal contesto lavorativo di persone che, esauriti gli ammortizzatori sociali, non vengono più conteggiate tra i cassintegrati.
Il campione comprende 685 aziende con meno di 50 dipendenti e 393 imprese di dimensioni maggiori. Le crisi di settore rappresentano la componente prevalente, coinvolgendo 85.728 lavoratori; altri 9.457 sono interessati da difficoltà di carattere finanziario e 5.485 da crisi degli indotti.
Piemonte e automotive, la fragilità della filiera
Insieme a Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, il Piemonte figura tra i territori più esposti. Il rapporto segnala difficoltà nei comparti dell’auto, dei macchinari e dell’impiantistica industriale, della siderurgia e delle lavorazioni metalmeccaniche.
Il documento non fornisce un numero specifico dei lavoratori coinvolti in Piemonte, ma colloca la regione tra quelle in cui la sofferenza industriale resta più rilevante.
Per l’automotive, il nodo riguarda anche la vasta rete di fornitori: componentistica, lavorazioni meccaniche, pressofusioni, sistemi elettrici e altri elementi destinati alla produzione dei veicoli. Secondo la Fim, la ripresa produttiva segnalata per Stellantis rispetto al 2025 non è sufficiente a superare le difficoltà dell’intera filiera.
Le aziende più piccole dispongono di minori risorse organizzative e finanziarie per affrontare il cambiamento tecnologico. Il sindacato critica inoltre l’insufficienza del sostegno pubblico e dei programmi di investimento necessari ad accompagnare la transizione.
Cassa integrazione, prevale quella straordinaria
Un segnale della profondità delle difficoltà arriva dalla composizione della cassa integrazione. Secondo i dati Inps riportati dalla Fim, nel primo semestre 2026 le ore complessive autorizzate nel settore metalmeccanico e siderurgico scendono da 158,9 a 123,7 milioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
All’interno del totale, però, 73,1 milioni di ore riguardano la cassa integrazione straordinaria, contro 50,6 milioni di quella ordinaria.
La prevalenza dello strumento utilizzato per riorganizzazioni e crisi aziendali evidenzia, nella lettura del sindacato, problemi sempre più strutturali. Non soltanto rallentamenti temporanei degli ordini, dunque, ma difficoltà che richiedono interventi sulle prospettive industriali delle imprese.
Energia e credito mettono sotto pressione le piccole aziende
Il costo dell’energia resta una delle principali criticità indicate dal rapporto. Per la Fim, il divario rispetto agli altri Paesi europei penalizza la competitività delle imprese italiane, soprattutto nei comparti ad alto consumo, come fonderie e laminatoi.
A pesare sono anche i rincari delle materie prime e il costo del credito, che secondo il monitoraggio può raggiungere il 10%. Le piccole aziende, già alle prese con ordini insufficienti, incontrano così ulteriori ostacoli nel reperire le risorse necessarie per investire.
Le difficoltà degli elettrodomestici si trasmettono inoltre ai fornitori di cablaggi, lamiere stampate e minuteria metallica. Restano aperte le grandi vertenze della siderurgia, mentre il comparto termomeccanico deve affrontare la riconversione dei sistemi di riscaldamento, climatizzazione e refrigerazione.
Intelligenza artificiale, il timore per i posti di lavoro
Il rapporto distingue dalle filiere in sofferenza aerospazio, difesa e cantieristica navale, che attraversano una fase di crescita.
Anche nell’ICT, pur in un quadro di espansione, emergono preoccupazioni per gli effetti dell’intelligenza artificiale sull’occupazione. La Fim segnala il rischio di riduzione delle professionalità e di sostituzione di alcune attività, chiedendo che l’innovazione venga accompagnata da un confronto tra aziende, istituzioni e sindacati.
Uliano: interventi strutturali per evitare la deindustrializzazione
Per il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, il lieve miglioramento dei dati complessivi non cancella l’allarme per il peso della cassa integrazione straordinaria e per le conseguenze dei costi energetici.
«Servono subito interventi strutturali, e non una tantum, di riduzione del costo dell’energia», afferma Uliano.
La richiesta a Governo e Unione europea è di riportare l’industria al centro delle scelte economiche, destinando risorse alla reindustrializzazione e alle filiere in transizione. Il sindacato segnala oltre 50 vertenze storiche ferme da anni al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, cui si aggiungono numerose crisi territoriali.
Per la Fim, il sostegno deve raggiungere anche queste realtà, con strumenti finanziari capaci di accompagnare gli investimenti e impedire che le difficoltà produttive si traducano in una progressiva perdita di industria e occupazione.



