lineaitaliapiemonte.it - 28 settembre 2026, 15:40

Bar, crisi senza fine. In Piemonte dal 2019 persi quasi 2.000 locali

Il presidente di Confesercenti Vincenzo Nettis: «Un danno non solo economico, sono punti di riferimento per la comunità e presidi di sicurezza»

Bar, crisi senza fine. In Piemonte dal 2019 persi quasi 2.000 locali

TORINO - Non solo negozi: la desertificazione commerciale travolge anche i bar. A scomparire non sono soltanto i “Bar dello sport” di provincia, ma anche i quelli sotto casa nei quartieri delle grandi città.

Secondo i dati elaborati da Confesercenti, fra il 2019 e il 2025 a Torino ne sono spariti 507 (pari al 14,63%), a Torino e provincia 893 (pari al 14,39%) e in Piemonte 1.915 (pari al 15,83%): in questa non invidiabile classifica la nostra Regione è la quinta in Italia, mentre Torino si colloca al terzo posto fra i capoluoghi di Regione. Nello stesso periodo la densità (cioè il numero di bar per ogni mille abitanti) passa in Piemonte da 2,8 a 2,4 (dato inferiore alla media nazionale che è di 2,5). Stando ai primi dati non completi, la tendenza negativa si sta confermando anche nel 2026.

La diminuzione dei locali si traduce in una contrazione dell’attività economica nei territori: la chiusura di un bar, infatti, non comporta soltanto la scomparsa di un’impresa, ma determina anche minori acquisti presso i fornitori, una riduzione dell’occupazione e dei redditi generati localmente, nonché un indebolimento della capacità di attrazione e di presidio sociale dei quartieri e dei piccoli centri. Secondo le stime di Confesercenti, a seguito delle tante chiusure dei bar la ricchezza perduta a Torino ammonta a 152 milioni, che diventano 268 con la provincia e 575 in Piemonte.

Sono diversi i motivi della crisi. In primo luogo l’aumento dei costi di gestione (energia, materie prime, affitti) e la perdita del potere d’acquisto delle famiglie, ma anche il costo del lavoro che incide particolarmente in attività, come i bar, ad alta intensità di manodopera. Inoltre, dopo il Covid, la diffusione dello smart working ha causato una riduzione dei flussi quotidiani nei centri urbani; infine, pesano la diversa distribuzione dei consumi nell’arco della giornata, la concorrenza della distribuzione organizzata e i nuovi servizi di consegna a domicilio.

“Anche nel comparto dei bar – dice Vincenzo Nettis, presidente di Confesercenti – si conferma un fenomeno più generale che abbiamo già sottolineato più volte: la contrazione delle attività di prossimità che impoverisce non soltanto una categoria economica ma l’intera comunità in termini di sicurezza e di presidio sociale. Un bar è un’impresa, ma anche un luogo in cui le persone si incontrano: nel piccolo comune, dove rappresenta un punto di riferimento per tutti, come nel quartiere di una grande città”

“Dunque – conclude Nettis – rinnoviamo l‘appello a commercianti e cittadini affinché sottoscrivano la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti a sostegno del commercio di vicinato: una battaglia che riguarda non solo un settore economico, ma la salvaguardia di un modello di città aperta, sicura e inclusiva”.

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