TORINO - Come è cambiato il settore ricettivo nell'ultimo decennio? Quale impatto ha avuto l'esplosione delle locazioni turistiche sull'offerta ricettiva e quali sono le principali dinamiche occupazionali delle professionalità legate al comparto dell’ospitalità? A queste domande risponde il nuovo rapporto "Il settore ricettivo a Torino e provincia: evoluzioni recenti", realizzato da un team della Fondazione Collegio Carlo Alberto in collaborazione con Camera di commercio di Torino, Confesercenti Torino e Provincia e Turismo Torino e Provincia, presentato oggi. Lo studio ricostruisce l'evoluzione del comparto tra il 2014 e il 2025, integrando dati locali sul turismo e sul mercato del lavoro per offrire un quadro aggiornato delle profonde trasformazioni che stanno interessando il territorio torinese.
«Il settore turistico ricettivo ha visto negli ultimi anni un’evoluzione senza precedenti - spiega Massimiliano Cipolletta, Presidente della Camera di commercio di Torino. – Per questo è importante raccogliere dati, analizzare come è cambiato il tessuto imprenditoriale ed evidenziare l’andamento del mondo del lavoro, che mostra grande dinamismo e vitalità, ma anche segnali di debolezza su cui è possibile intervenire».
Come ricordato da Giancarlo Banchieri, presidente Confesercenti Piemonte: «Dopo quello dello scorso anno - dedicato agli aspetti occupazionali - questo è il secondo rapporto del Collegio Carlo Alberto dedicato al turismo, in particolare al settore ricettivo: un settore in crescita, come dimostrano i dati e - soprattutto - un settore ormai fondamentale per l'economia locale. È importante che quanti - a diverso titolo - vi operano o che hanno responsabilità decisionale (imprese, associazioni di categoria, istituzioni) abbiano un quadro il più possibile accurato della situazione e delle tendenze in atto. Soltanto così tutti insieme potranno concorrere a prendere le decisioni più efficaci per garantire un ulteriore sviluppo delle attività turistiche nel nostro territorio».
«Il turismo genera circa l’11% del PIL nazionale - sottolinea Maurizio Vitale, Presidente di Turismo Torino e Provincia. - Tuttavia, per gestire flussi in costante crescita, alla indispensabile valorizzazione delle competenze deve affiancarsi il consolidamento patrimoniale delle imprese del settore: prerequisito strutturale per garantire reale continuità lavorativa, capacità di innovazione e competitività internazionale».
«I dati confermano la crescita di Torino, che nel 2025 ha registrato il record assoluto di 3 milioni di arrivi e 8,2 milioni di presenze - evidenzia Mimmo Carretta, Assessore Grandi Eventi e Turismo Città di Torino. - Il nostro settore ricettivo è profondamente cambiato nell'ultimo decennio, aprendosi alle locazioni turistiche, continuando a mantenere il suo pilastro occupazionale nel comparto alberghiero. Accanto a questi ottimi risultati, emergono però sfide importanti sulla qualità dell'occupazione. Nonostante i contratti stiano diventando sempre più lunghi, occorre lavorare ancora sulla crescita professionale dei lavoratori. Insieme a Camera di commercio e associazioni di categoria, la nostra priorità sarà investire nella formazione e nella valorizzazione delle competenze: il turismo a Torino deve produrre non solo grandi numeri, ma anche lavoro stabile e di qualità».
Crescita della capacità ricettiva e occupazione
Il rapporto documenta una crescita senza precedenti della capacità ricettiva complessiva. In poco più di dieci anni il numero delle strutture a Torino e provincia è aumentato da meno di 2.000 a quasi 15.000, trainato soprattutto dalle locazioni turistiche, passate da 879 nel 2019 a oltre 12.000 nel 2025. Di contro, la disponibilità complessiva di posti letto ha seguito una traiettoria più graduale e contenuta, muovendosi da circa 70.000 a circa 123.000 unità. Questa asimmetria ha ridisegnato la fisionomia dell'offerta locale, frammentandola: la dimensione media per singola struttura è infatti scesa da circa 38 a soli 8 posti letto.
Nel comparto alberghiero la presenza di imprese di dimensione medio-grande è significativa: quasi la metà delle imprese alberghiere supera i 6 addetti, e una quota rilevante si colloca nelle classi dimensionali superiori, segnalando una buona capacità organizzativa e occupazionale.
Nel comparto extra-alberghiero la struttura appare molto diversa: prevalgono le micro-unità, con il 67% delle imprese senza addetti e una presenza limitata di unità di dimensione maggiore.
Nelle locazioni turistiche questa configurazione è ancora più accentuata: l’84% delle unità non ha addetti e solo una quota residuale supera i 6 addetti.
L’aumento del numero di strutture si colloca quindi all’interno di una trasformazione più ampia dell’offerta, in cui la crescita è trainata soprattutto da unità di piccola dimensione, con una capacità occupazionale limitata. Il peso dell’occupazione resta invece concentrato nei segmenti più strutturati, in particolare nell’alberghiero.
Crescita di arrivi e presenze
Parallelamente, anche i flussi di visitatori e i pernottamenti hanno registrato un incremento costante, seppur con ritmi più contenuti rispetto al boom delle strutture. Superato rapidamente il crollo verticale registrato durante l'emergenza pandemica, la domanda ha agganciato e superato i massimi storici precedenti, culminando nel record assoluto registrato nel 2025: oltre 3 milioni di arrivi e ben 8,2 milioni di presenze sul territorio provinciale torinese.
Le professioni e gli avviamenti
Analizzando grazie ai dati delle Comunicazioni Obbligatorie le professioni direttamente coinvolte nell’erogazione dei servizi di ospitalità, emergono segnali di forte dinamismo. Dopo un andamento altalenante e influenzato dalla crisi pandemica, nel 2023 si registrano 4.736 avviamenti nelle professioni della ricettività considerate a Torino e provincia, con una crescita del 17% rispetto al 2018 (nello stesso periodo, gli avviamenti nelle professioni di analogo livello crescono del 2%, mentre il totale degli avviamenti nella provincia di Torino del 3%).
La componente numericamente più rilevante è rappresentata dai camerieri di albergo i cui avviamenti passano da 1.586 a 2.016 unità, con un incremento del +27,1%, superiore a quello registrato dalle professioni di analogo livello presenti in altri comparti (+3%). Anche gli addetti all’accoglienza nei servizi di alloggio mostrano una crescita significativa, passando da 1.477 a 1.695 avviamenti (+14,8%). L’incremento risulta superiore a quello osservato nelle professioni comparabili appartenenti allo stesso gruppo professionale (+7,1%).
Le caratteristiche demografiche
I dati del 2023 mostrano che le professioni della ricettività presentano caratteristiche demografiche parzialmente differenti rispetto sia rispetto alle professioni di analogo livello sia relativamente al complesso degli avviamenti provinciali. La componente femminile all’interno degli avviamenti di professioni della ricettività raggiunge il 68%, contro il 57% delle professioni comparabili e il 52% del totale provinciale, evidenziando una marcata femminilizzazione del settore. Anche la presenza di lavoratori stranieri risulta più elevata (30% contro rispettivamente 23% e 18%), a conferma del contributo significativo della componente immigrata al funzionamento delle attività ricettive.
La presenza di giovani tra i 16 e i 24 anni tra gli avviamenti nell’ospitalità si attesta al 25%, un valore superiore a quello registrato per l'insieme del mercato del lavoro provinciale (21%) e sostanzialmente allineato a quello delle professioni di analogo livello (26%).
Le professioni della ricettività si confermano pertanto un importante canale di ingresso nel mercato del lavoro, soprattutto per le fasce più giovani della popolazione.
Forme contrattuali
Nell’evoluzione tra il 2018 e il 2023, il dato più evidente riguarda il forte incremento dei contratti a tempo determinato, che rappresentano la componente largamente prevalente degli avviamenti nel 2023 e mostrano una crescita significativa rispetto al 2018. Questo andamento si accompagna a una riduzione del ricorso alla somministrazione, che nel 2018 aveva un peso più rilevante e che nel periodo successivo appare progressivamente ridimensionata. La somministrazione consiste in un rapporto di lavoro mediato da un’agenzia autorizzata, che assume formalmente il lavoratore e lo assegna a un’impresa utilizzatrice per periodi generalmente limitati; si tratta quindi di una forma di flessibilità esterna, spesso associata a una minore continuità del rapporto.
Durata
I dati mostrano una riduzione della quota di rapporti di brevissima durata (0–1 mesi), che passa dal 40% nel 2018 al 33% nel 2023. Parallelamente, cresce la quota dei rapporti di durata più lunga: in particolare, gli avviamenti superiori ai 6 mesi aumentano dal 24% al 31%. Le classi intermedie (2–3 mesi e 4–6 mesi) rimangono sostanzialmente stabili, suggerendo che il cambiamento si concentra soprattutto agli estremi della distribuzione, con una riduzione dei rapporti più brevi e un aumento di quelli più duraturi. Questa evoluzione indica un parziale spostamento verso forme di impiego meno temporanee, pur in presenza di una struttura del mercato del lavoro ancora fortemente caratterizzata da rapporti a termine e di breve durata.
Tempi di rientro
Nel 2026 oltre la metà dei lavoratori delle professioni della ricettività (52,7%) trova una nuova occupazione entro un mese dalla cessazione del rapporto precedente, mentre un ulteriore 30,7% rientra tra il secondo e il sesto mese. Nel complesso, più dell'80% dei lavoratori torna quindi a lavorare entro sei mesi.
L'evoluzione temporale evidenzia inoltre una progressiva riduzione delle interruzioni più lunghe. La quota di lavoratori nel settore ricettivo che rientra dopo oltre un anno si riduce dall'11,6% del 2017 al 4,3% del 2022, mentre aumenta il peso dei rientri immediati. I dati suggeriscono quindi che i lavoratori della ricettività non incontrano particolari difficoltà di reinserimento rispetto alle altre professioni appartenenti agli stessi livelli professionali. Alcune differenze si rilevano invece rispetto alle caratteristiche dei lavoratori: gli uomini si reimpiegano più velocemente delle donne, i giovani più velocemente degli over 60.
Mobilità professionale
Circa la metà dei lavoratori dopo la sospensione torna ad impiegarsi nella stessa mansione. Questo rivela che in mancanza di adeguati investimenti nella valorizzazione delle competenze, il settore può frenare le opportunità di crescita professionale, con carriere orientate più alla continuità lavorativa che all'avanzamento delle qualifiche.
Il report integrale è disponibile su: https://www.carloalberto.org/event/incontro-il-settore-ricettivo-a-torino-e-provincia-evoluzioni-recenti/



