Editoriali | 01 luglio 2026, 11:16

Patrimoniale: c’è già, e il Governo aumenta l’IMU che fa incassare 23 miliardi. Di Carlo Manacorda*

Si lancia l'ipotesi della “patrimoniale” annuale e progressiva per rattoppare le sofferenti casse dello Stato. Occorre tuttavia fare attenzione perchè la patrimoniale sui beni immobili rischia di essere una tassa ingiusta e incostituzionale e quella sui beni mobili “funziona” solo se applicata sul modello del famigerato prelievo notturno ad opera del governo Amato. E poi c'è un colpo di scena ( che colpo di scena non è...): in Italia le “patrimoniali” già esistono e le stiamo pagando, chi più, chi meno, praticamente tutti. Tutti i soliti, ovviamente

Patrimoniale: c’è già, e il Governo aumenta l’IMU che fa incassare 23 miliardi. Di Carlo Manacorda*

Di tanto in tanto, esponenti di schieramenti politici o della società civile lanciano l’ipotesi della “patrimoniale”. Anche in questi giorni se ne parla parecchio.

Infatti, con la politica, il “Comitato 1% Equoha depositato, in Corte di Cassazione, una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre, in Italia, unimposta patrimoniale annuale e progressiva. Obiettivo: trovare risorse (fino a 60 miliardi di euro) da destinare a sanità, istruzione, riduzione dell’IRPEF sul Reddito delle Persone Fisiche.

Anche la Cgil propone un “contributo di solidarietà” dell’1,3% sui patrimoni superiori ai 2 milioni di euro. Secondo il sindacato, genererebbe 26 miliardi all’anno da destinare a sanità, politiche abitative, soggetti in difficoltà finanziarie.

Tutti costoro pensano che una tassa sul patrimonio dei ricchi (o ritenuti tali) porrebbe rimedio a molti mali del nostro sistema fiscale (evasione, ingiustizie sociali - più tassati i ceti medi -, ecc.), e contribuirebbe al risanamento del disastrato bilancio dello Stato.

Prendendo atto di questi fatti, può essere utile fare un po’ di considerazioni sulla materia, forse più complessa di come la si presenta. In particolare, chiarire: cos’è la “patrimoniale”, a quali beni si applica, se è facile applicarla; qual è la proposta del “Comitato 1% Equo”; se, in Italia, esistono già tasse sul patrimonio; se ci sono altri Stati europei che applicano la “patrimoniale”.

Patrimoniale”

Come dice il termine, la “patrimoniale” è una tassa che si applica sui beni che costituiscono il patrimonio di un soggetto. Dunque, non colpisce il reddito, cioè il guadagno in denaro. Per il reddito delle persone fisiche, si paga l’IRPEF; per quello delle società, si paga l’'IRES.

La “patrimoniale” può riguardare, distintamente, beni immobili (case, terreni), beni mobili (azioni, obbligazioni, conti correnti), partecipazioni societarie o altre forme di capitale, oppure questi beni tutti insieme (l’intero patrimonio). Può essere straordinaria, se applicata una sola volta (per emergenze economiche dello Stato), oppure ordinaria, se applicata continuativamente (come di dice, essere strutturale nel sistema).

Patrimoniale” sui beni immobili

A prima vista, sembra facile applicare la “patrimoniale” ai beni immobili. Questi non si possono nascondere o trasferire all’estero. Come si dice: sono beni “al sole”.

Per tassare un bene immobile, occorre però stabilirne un valore. Per il Fisco, il valore è rappresentato dalla rendita catastale, cioè una stima del reddito teorico annuo che l’immobile potrebbe generare in base a vari elementi, che preciseremo dopo. La rendita catastale però non coincide con il valore di mercato dell’immobile.

La rendita catastale si ricava dal Catasto. È definita in base a elementi che variano negli anni: per le case, uso ad abitazione, ufficio, negozio; vani, metri quadri, cubi; classe e zona di collocazione territoriale, ecc. Infatti, nel 2023 si fa una legge per aggiornare il Catasto il cui impianto iniziale risale al 1939, ma è soltanto dal 2026 che incominciano azioni per l’applicazione delle nuove norme della riforma di aggiornamento.

Per le case, la riforma del Catasto dovrebbe far emergere le cosiddettecase fantasma”, cioè quelle abusive mai denunciate al Catasto, e rivalutare le rendite catastali in base a criteri diversi dal passato: oggi, case storiche poste al centro delle città, spesso valgono e rendono di più di quelle nuove costruite nelle periferie ma la loro rendita catastale resta quella, assai minore, fissata all’origine, e pagano le tasse in base a questa; case che hanno avuto trasformazioni migliorative anche a seguito di incentivi pubblici (superbonus, ecobonus, e simili), valgono di più di quelle che non sono state trasformate, ecc.

Se però il Catasto non è (ancora) aggiornato, viene meno l’equità fiscale (chi ha un immobile di maggior valore deve pagare di più), e non si contrasta l’evasione fiscale sulle “case fantasma”.

In conclusione, oggi, una “patrimoniale” non applicata a tutti gli immobili esistenti o con rendite catastali non aggiornate sarebbe una tassa ingiusta e facilmente contestabile in sede giurisdizionale (incostituzionalità).

Patrimoniale” sui beni mobili

Una “patrimoniale” su questi beni avrebbe poco successo. Chi possiede quantità notevoli di beni mobili quali quelli prima indicati non sta certo lì ad aspettare che glieli si tassino. Ha mille possibilità di occultarli trasferendoli all’estero o utilizzando forme, totalmente legali, per renderli anonimi. Quindi, le entrate per il Fisco sarebbero poche.

Una “patrimoniale” sui depositi bancari riuscì soltanto nel 1992 al Governo Amato che, in una notte, in presenza di una gravissima crisi economica della lira, decise di far effettuare dalle banche il prelievo del 6 per mille su tutti i depositi esistenti presso di loro.

La proposta del “Comitato 1% Equo

Prevede una tassazione progressiva: più ricchezza si possiede, più alta è l’aliquota della tassa. La proposta prevede: esenzione fino a 2 milioni di euro di patrimonio, esclusa la prima casa; aliquota dell’1% tra 2 e 5 milioni di euro; dell’1,7%  tra 5 e 8 milioni; del 2,1% tra 8 e 20 milioni; del 3,5% per la parte eccedente i 20 milioni del valore del patrimonio.

In Italia, esistono già “patrimoniali”?

La risposta è sì, e già le paghiamo. Secondo le stime dell’Ufficio studi dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre CGIA, queste ”mini-patrimoniali” hanno reso allo Stato, nel 2024, 51,2 miliardi di euro. La voce più ricca è quella dell’IMU (Imposta Municipale Propria) che si applica sulle prime case di lusso, sulle seconde o terze case, sui capannoni, sugli uffici, sui negozi e sui terreni (23 dei 51,2 miliardi). La quasi totalità del gettito dell’IMU finisce nelle casse dei Comuni.

Seguono: imposta di bollo sui prodotti finanziari (azioni, obbligazioni, certificati di deposito bancario); bollo auto; imposta di registro; tasse sulle successioni e donazioni; IVAFE (tasse che pagano le persone fisiche residenti in Italia che detengono all’estero prodotti finanziari); canone RAI.

Ancora le analisi della CGIA informano che il gettito delle “mini (si fa per dire) patrimoniali” è aumentato, negli ultimi 20 anni, del 74%.

Stati europei che applicano la “patrimoniale”

Spagna, Norvegia e Svizzera sono gli Stati del continente europeo che attualmente, sebbene con forme diverse, prevedono una “patrimoniale” sull’intero patrimonio.

Tuttavia, se si guarda agli introiti per la “patrimoniale” che questi tre Paesi hanno mediamente all’anno emergono, in tutta evidenza, le difficoltà della sua applicazione. In euro, Spagna 2 miliardi, Norvegia 3 miliardi, Svizzera 5,8 miliardi; totale 10,8 miliardi mentre l’Italia, con le sue patrimoniali (silenziose) ne ha incassati, come detto, 51,2.

Se anche in Italia si applicasse la “patrimoniale”, togliendo le entrate per le patrimoniali già esistenti, è forte il dubbio che aumenterebbero le entrate del bilancio statale.

Tutti discutono… ma il Governo non sta con le mani in mano

Il dibattito sulla “patrimoniale” si allarga. Prosegue il lento cammino della riforma del Catasto. Ma il Governo non sta con le mani in mano.

Per aumentare le entrate del bilancio, non sarà forse meglio le mani metterle nelle tasche dei contribuenti? Intanto, dopo lo si negherà sempre. E così, il 6 novembre 2025, il Governo, con un decreto del Ministero dell’Economia e della Finanze, dà le disposizioni ai Comuni per la determinazione dell’IMU a partire dal 2026.

La rendita catastale vigente al 1° gennaio 2026 sarà rivalutata, mediamente, del 5% cento (da 3 a 7%); 10 % per gli immobili commerciali e industriali. Le disposizioni del decreto stabiliranno quanto ciascun proprietario, partendo dalla rendita rivalutata, dovrà pagare di più per IMU e per altre tasse per servizi pubblici legati alla gestione dei rifiuti (TEFA- tributo per l’esercizio delle funzioni ambientali; TARI – tassa sui rifiuti).

In conclusione, il Governo ha già risolto una parte del problema della “patrimoniale”, anche se, sempre, solo e a carico di chi le tasse le paga già.

Carlo Manacorda * Economista ed esperto di bilanci pubblici