Editoriali - 22 giugno 2026, 11:09

Piano Casa, il piano c’è ma non ci sono i quattrini per farlo suonare. Di Carlo Manacorda*

Con grande enfasi il Governo ha definito il Piano Casa un programma destinato a riscrivere l'intero capitolo dell'edilizia residenziale pubblica. Ma, entusiasmo a parte, la domanda è, come sempre, soprattutto una: i quattrini per realizzarlo ci sono? Ecco dove (eventualmente), e come si andrebbero a costruire le risorse per renderlo effettivo. Tra non poche alchimie e acrobazie contabili

Piano Casa, il piano c’è ma non ci sono i quattrini per farlo suonare. Di Carlo Manacorda*

Per rispondere all’emergenza abitativa del Paese, il 7 maggio 2026, il Governo ha approvato il decreto-legge n. 66 che contiene “Disposizioni urgenti per il Piano Casa”.

Il Piano prevede una spesa complessiva di oltre 10 miliardi in 10 anni per mettere a disposizione 100 mila case popolari o a prezzi calmierati.

Per la sua attuazione, sono previsti interventi a carico della finanza pubblica e programmi di edilizia integrata, mediante investimenti privati e risorse pubbliche, se disponibili.

Interventi a carico della finanza pubblica

  1. Recupero alloggi popolari: quasi 60mila in tutta Italia appartenenti all’edilizia residenziale pubblica già esistente, ma non assegnabili per carenze manutentive.

Spesa nel decennio: 6,5 miliardi, gestiti da INVITALIA S.p.A., l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

  1. Housing sociale per giovani, coppie e separati: si prevede questo modello di edilizia residenziale pubblica (housing sociale) per fornire alloggi, a canone ridotto, per cittadini con reddito medio-basso.

Spesa nel decennio: 3,6 miliardi, da raccogliere e gestire attraverso ilFondo housing coesione”, istituito da INVIMIT SGR S.p.A., Società Investimenti Immobiliari italiani – società di gestione del risparmio, anch’essa interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, fondata a marzo del 2013 per amministrare il patrimonio dello Stato e degli enti pubblici.

Programmi di edilizia integrata

Beneficiando di procedure semplificate per le costruzioni, investitori privati possono realizzare programmi di edilizia integrata, impegnandosi a destinare, con vincolo trentennale, almeno il 70% degli alloggi alla c.d. edilizia convenzionata, con prezzi di vendita o canoni di locazione scontati di almeno il 33% rispetto ai valori di mercato. In aggiunta, si prevedono anche interventi di finanza pubblica, se ci sono fondi disponibili.

Altre misure

    -Fondo di garanzia per morosità incolpevole (22 milioni di euro per il 2026 e 2 milioni per il 2027) per contratti di locazione di edilizia residenziale pubblica, destinato a chi non riesce a pagare l’affitto per cause indipendenti dalla propria volontà (perdita del lavoro, malattia).

    -Dimezzamento degli oneri notarili  per tutti gli atti relativi ad alloggi di edilizia convenzionata.

Piano casa e momento della verità (economica)

Con grande enfasi, il Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni annuncia il Piano Casa, definendolo un programma destinato a riscrivere l’intero capitolo dell’edilizia residenziale pubblica, finalità questa di elevatissimo valore sociale, indiscutibilmente apprezzabile e condivisibile.

Il Vice-presidente e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini aggiunge che, entro dodici mesi (non c’è data di partenza), dovranno essere resi disponibili i 60 mila alloggi popolari al momento inutilizzabili o inagibili.

Ma anche per il Piano Casa c’è il momento della verità: ci sono i quattrini per realizzarlo?

I dati ufficiali non confermano gli entusiasmi del Governo nel fare l’annuncio dell’ambizioso Piano: escludendo le facili vie del debito pubblico, i quattrini sono pochi, e la maggior parte delle risorse è da costruire.

Per ora, ci sono soltanto 970 milioni di euro per gli interventi indicati al punto 1 e, per di più, spalmati tra 2026 e 2030 (116 per il 2026, 216 per il 2027, 228 per il 2028, 180 per il 2029 e 230 per il 2030), più altri 50 milioni annuali per il 2027 e il 2028. E non sono quattrini freschi già disponibili; vanno recuperati con riduzioni di spesa previste nei bilanci dello Stato 2024 e 2025 (si riducono alcune spese della Sanità e si sopprimono fondi per il disagio abitativo non utilizzati in precedenza).

4,8 miliardi saranno recuperati dal 2027 al 2034 (500 milioni per gli anni 2027/2030 e 700 milioni per gli anni 2030/2034) sottraendoli agli stanziamenti previsti dalla legge 160/2019 (art. 1, co. 42), fondi che dovevano essere assegnati ai Comuni per investimenti di rigenerazione urbana e per il miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale ed ambientale.

Per la parte restante, si attingerà a risorse europee per il sostegno di famiglie vulnerabili, compatibilmente con le norme previste al riguardo dal Regolamento dell’Unione Europea.

Per gli interventi indicati al punto 2, il Governo pensa di prelevare 1,2 miliardi dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), diventata fonte per le più svariate esigenze, annullando altre spese previste dal Piano.

Si prevedono soltanto 100 milioni per la sottoscrizione, nel 2026, di quote del Fondo housing coesione.

Piano Casa a giudizio

Il 10 giugno, la Commissione Infrastrutture della Conferenza Stato-Regioni boccia il Piano Casa per le risorse complessive insufficienti, l’assenza di fondi per famiglie in difficoltà, la limitazione dei poteri delle Regioni in materia di abitazioni. Tutta la gestione del Piano sarà infatti affidata a Commissari e sub-commissari straordinari nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, atto che individuerà le loro funzioni di indirizzo e coordinamento. Per pagare e far funzionare Commissari e sub-commissari è prevista una spesa, per il 2026 e 2027, di 1.047.714 euro.

Le organizzazioni sindacali degli inquilini bocciano il Piano ritenendolo anche un sistema per operazioni di finanziarizzazione immobiliare che guardano più agli interessi della speculazione che non alle esigenze delle famiglie che vivono nella precarietà abitativa.

Entrambi i suddetti organismi chiedono la sospensione del Piano.

E i cittadini cosa possono aggiungere?

In prima battuta, sono storditi dalle alchimie e dalle acrobazie indicate, nel provvedimento governativo, per il finanziamento del Piano, che inducono anche a dubitare della sua possibilità di realizzazione, quanto meno totale.

Poi pensano che, pagando tasse e contribuzioni di ogni sorta allo Stato, generano la parte più consistente della finanza pubblica. Ma, in barba a tutte le norme sulla “trasparenza amministrativa” che dovrebbero dare loro conto totale dell’utilizzo di questa, non sempre questo avviene, particolarmente se la finanza esce dal bilancio dello Stato e la si trasferisce a società ancorché pubbliche.

Anche INVITALIA S.p.A. – che dovrebbe gestire la fetta più consistente del Piano Casa , trasformatasi in società quotata in borsa, non è più tenuta all’osservanza delle regole sulla trasparenza amministrativa.

Carlo Manacorda * Economista ed esperto di bilanci pubblici

SU