lineaitaliapiemonte.it - 10 giugno 2026, 16:13

Gianduiotto IGP, la sfida è servita: «Non appartiene a un marchio ma alla storia del Piemonte»

Confartigianato e CNA Piemonte criticano il ricorso di Lindt contro il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta. Al centro del dibattito non solo un cioccolatino ma il valore dei territori, delle tradizioni e del lavoro artigiano

Gianduiotto IGP, la sfida è servita: «Non appartiene a un marchio ma alla storia del Piemonte»

Il celebre cioccolatino torinese finisce ancora una volta al centro di una battaglia che intreccia economia, identità e tutela delle eccellenze locali. Per le associazioni dell’artigianato piemontese, il Gianduiotto è un patrimonio collettivo che nessuna azienda può rivendicare come esclusivo.

 

Quando un cioccolatino diventa una questione di identità

Non è soltanto una questione di cacao, nocciole e carta dorata. Dietro il nuovo ricorso presentato da Lindt & Sprüngli contro il percorso di riconoscimento del Gianduiotto IGP si nasconde una partita molto più ampia, che riguarda il rapporto tra grandi gruppi industriali e territori, tra marchi commerciali e patrimonio culturale.

A sostenerlo con forza sono Confartigianato Imprese Piemonte e CNA Piemonte, che hanno espresso preoccupazione per quella che considerano un'azione capace di rallentare il riconoscimento ufficiale di uno dei simboli più rappresentativi della tradizione dolciaria piemontese.

Il messaggio è chiaro: il Gianduiotto non nasce da un marchio ma da una storia collettiva costruita nel tempo da generazioni di artigiani e maestri cioccolatieri.

«Il Gianduiotto appartiene al Piemonte»

Tra le voci più critiche c'è quella di Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, che legge il ricorso come il riflesso di una visione economica globale poco attenta alle identità locali.

«Il Gianduiotto non è solo un prodotto commerciale, ma il risultato di tradizioni, competenze e saperi artigiani che hanno contribuito a costruire l'identità del Piemonte», sostiene Felici, ricordando anche le origini torinesi della storica Caffarel, oggi parte del gruppo Lindt.

Sulla stessa linea Giovanni Genovesio, presidente di CNA Piemonte: «Il Gianduiotto non appartiene a una singola azienda ma alla storia del Piemonte. Le Indicazioni Geografiche non servono a creare monopoli ma a tutelare un patrimonio collettivo».

Tradotto: nessuno nega il ruolo delle grandi aziende nella diffusione del prodotto ma il valore del Gianduiotto sarebbe nato molto prima delle strategie di marketing e dei marchi registrati.

Non conta dove cresce il cacao, ma dove nasce la tradizione

Uno degli argomenti emersi nel dibattito riguarda l'origine degli ingredienti. Le associazioni ricordano che il senso delle Indicazioni Geografiche non è certificare che ogni componente provenga dal territorio interessato.

Altrimenti, osservano con una punta di ironia, dovremmo forse rinunciare anche all'espresso italiano, visto che il caffè non cresce sulle colline piemontesi né in quelle toscane.

Ciò che rende unico il Gianduiotto, secondo Confartigianato e CNA, è il legame storico con Torino e il Piemonte: una ricetta sviluppata nel territorio, una lavorazione affinata nel tempo e l'incontro con uno degli ingredienti simbolo della regione, la nocciola piemontese.

Una battaglia che va oltre il cioccolato

Per Carlo Napoli, segretario di Confartigianato Imprese Piemonte, il ricorso rischia di trasformarsi in un ostacolo per tutto il comparto artigiano del territorio.

«Il Gianduiotto è conosciuto in tutto il mondo proprio grazie al suo legame con Torino e con il Piemonte. Il riconoscimento IGP contribuirebbe a valorizzare non solo il prodotto, ma l'intera filiera legata alle eccellenze locali, a partire dalla nocciola piemontese».

Anche Delio Zanzottera, segretario regionale di CNA Piemonte, invita a guardare oltre il singolo caso: «La questione riguarda il principio stesso delle Indicazioni Geografiche. Dobbiamo decidere se il valore di una specialità storica risiede soltanto nella forza commerciale di chi la produce oggi o nella storia collettiva che l'ha resa possibile».

Il peso dell'artigianato

La vicenda si inserisce in un contesto economico che vede l'artigianato ancora protagonista in Italia, con oltre 1,2 milioni di imprese e più di 2,6 milioni di occupati.

Per questo, secondo le due organizzazioni, il riconoscimento del Gianduiotto IGP rappresenta molto più di una tutela giuridica. È un riconoscimento simbolico a una comunità produttiva che ha costruito nel tempo una delle eccellenze più note del Made in Italy.

Il gusto della memoria

Alla fine, la domanda che emerge dalla disputa è quasi filosofica: a chi appartiene davvero un prodotto diventato simbolo di un territorio?

Per Confartigianato e CNA la risposta non lascia spazio a dubbi. I marchi sono importanti e meritano tutela. Ma ci sono patrimoni che vanno oltre il singolo logo stampato su una confezione: la memoria dei mestieri, la cultura produttiva e il sapere tramandato nel tempo.

E se il Gianduiotto potesse parlare, probabilmente ricorderebbe che prima di diventare un brand è stato, semplicemente, un pezzo di Piemonte.

Redazione

SU