Lavorare in una città dinamica rischia di diventare un lusso. Mentre gli affitti continuano a correre, gli stipendi restano indietro e per molti giovani, lavoratori e famiglie trasferirsi nelle aree con maggiori opportunità occupazionali diventa sempre più difficile. Una tendenza che, secondo CNA Piemonte, non rappresenta più soltanto un problema sociale, ma una vera emergenza economica capace di incidere sulla competitività dei territori e sulla capacità delle imprese di trovare personale.
È questo il quadro che emerge dall’analisi realizzata da CNA sui dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate e sull’andamento delle retribuzioni nette tra il 2019 e il 2025.
Affitti in corsa, salari fermi: il divario si allarga
Negli ultimi sei anni i canoni di locazione nelle principali città italiane sono cresciuti a ritmi nettamente superiori rispetto alle retribuzioni. In molte realtà gli aumenti hanno superato il 40%, mentre gli stipendi hanno registrato incrementi decisamente più contenuti.
A guidare la classifica dei rincari sono Milano e Firenze, dove gli affitti sono aumentati del 49% rispetto al 2019. Nel capoluogo lombardo un appartamento medio supera oggi i 1.800 euro al mese, mentre a Firenze si oltrepassano i 1.300 euro. Seguono Bologna, Padova, Venezia e Napoli, tutte con incrementi superiori al 40%.
Il dato più preoccupante riguarda però il peso crescente dell’affitto sui redditi. A Milano il canone medio assorbe il 73% dello stipendio netto, mentre a Firenze si arriva al 62%. Percentuali che superano il 50% anche in città come Bologna, Venezia, Roma, Padova, Verona e Pisa.
Il Piemonte non è immune: Torino guida la crescita dei canoni
Anche il Piemonte sta vivendo una progressiva crescita del costo dell’abitare. Secondo gli ultimi dati disponibili, la provincia di Torino registra i canoni medi più elevati della regione, con 11,36 euro al metro quadrato al mese. Seguono il Verbano-Cusio-Ossola con 10,78 euro e Novara con 10,12 euro.
Più contenuti, ma comunque in aumento, i valori nelle altre province: Cuneo si attesta a 7,86 euro al metro quadrato, Vercelli a 7,63, Asti a 6,91, Alessandria a 6,84 e Biella a 6,65.
Negli ultimi dodici mesi i rincari più significativi sono stati registrati a Vercelli (+7,9%), Alessandria (+5,2%), Verbano-Cusio-Ossola (+5%) e Torino (+2,9%). Segnali che confermano come il fenomeno non riguardi più soltanto le grandi città ma si stia estendendo a tutto il territorio regionale.
Le imprese cercano personale, ma il costo della casa diventa un ostacolo
Per CNA Piemonte il tema abitativo è ormai strettamente legato al mercato del lavoro. Le difficoltà nel trovare alloggi accessibili rischiano infatti di limitare la mobilità dei lavoratori e la capacità delle aziende di attrarre nuove professionalità.
«Il tema della casa non riguarda più soltanto le grandi aree metropolitane – sottolinea il presidente di CNA Piemonte, Giovanni Genovesio –. Anche in Piemonte stiamo assistendo a una crescita dei canoni che, in diversi territori, corre più velocemente della capacità di spesa delle famiglie. Quando il costo dell’abitare diventa eccessivo si riduce la capacità di attrarre giovani, lavoratori e competenze indispensabili per sostenere lo sviluppo economico».
«Le nostre imprese ci segnalano sempre più spesso difficoltà nel reperire personale disponibile a trasferirsi verso le aree a maggiore concentrazione produttiva. Dai territori manifatturieri del Cuneese e del Novarese ai poli logistici dell’Alessandrino, la disponibilità di alloggi a costi sostenibili sta diventando un fattore decisivo per attrarre nuove professionalità e favorire la mobilità del lavoro» è il commento del segretario regionale di CNA Piemonte, Delio Zanzottera
La richiesta: una politica della casa per sostenere la crescita
Secondo CNA Piemonte serve una strategia capace di affrontare contemporaneamente le esigenze sociali e quelle economiche. L’associazione chiede interventi per aumentare l’offerta di abitazioni a canoni sostenibili, favorire il recupero degli immobili inutilizzati e accelerare i processi di rigenerazione urbana, soprattutto nelle città universitarie e nei principali poli produttivi.
L’obiettivo è evitare che le aree economicamente più dinamiche diventino progressivamente inaccessibili proprio a chi contribuisce a farle crescere.
Il rischio di perdere capitale umano
L’allarme lanciato da CNA va oltre il semplice tema degli affitti. In gioco, secondo l’associazione, c’è la capacità del Paese di trattenere talenti, attrarre lavoratori e sostenere lo sviluppo delle imprese.
«Il rischio – concludono Genovesio e Zanzottera – è quello di avere città sempre più dinamiche sul piano economico ma sempre meno accessibili per chi studia, lavora e produce valore. Una politica della casa efficace oggi non è soltanto una misura sociale: è una scelta strategica per la crescita, la competitività e la coesione dei territori».



