lineaitaliapiemonte.it - 21 maggio 2026, 15:51

Sanità piemontese, Cisl e Uil non aderiscono allo sciopero appoggiato da Cgil

Il segretario generale della Cisl Piemonte, Luca Caretti: «I problemi della sanità piemontese sono reali e gravi ma non si risolvono in piazza, ma al tavolo, con le istituzioni e attraverso il confronto, come stiamo peraltro facendo»

Sanità piemontese, Cisl e Uil non aderiscono allo sciopero appoggiato da Cgil

TORINO - «Sabato non saremo in piazza perché non condividiamo la natura e lo spirito della manifestazione. Quando una sigla sindacale come la Cgil decide di procedere per conto proprio, costruendo una piattaforma attorno a logiche che somigliano più a un progetto politico che a una vertenza sindacale, la Cisl non può e non vuole farne parte».

Con queste parole il segretario generale della Cisl Piemonte, Luca Caretti, prende le distanze dalla manifestazione organizzata dal Comitato per il diritto alla tutela della salute Pubblica e alle cure, che ha tra i suoi principali promotori la Cgil regionale, in programma sabato 23 maggio a Torino.

«I problemi della sanità piemontese sono reali e gravi - liste d’attesa inaccettabili, case di comunità sottofinanziate e che stentano a decollare, un modello “ospedalocentrico” che non regge più – ma secondo noi non si risolvono in piazza, ma al tavolo, con le istituzioni e attraverso il confronto, come stiamo peraltro facendo» aggiunge Caretti.

Dello stesso avviso anche la Uil Fp. «La nostra organizzazione, definendosi libera, laica e riformista, rifiuta iniziative caratterizzate da un’impostazione politico-elettorale che rischiano di trasformare il diritto alla salute in un terreno di scontro ideologico» ha detto Nazzareno Arigò, segretario generale UIL FP Torino Piemonte VdA.

Criticità e soluzioni

Le gravi criticità del sistema sanitario – spiegano dalla Uil - devono essere affrontate con soluzioni concrete e non con slogan irrealizzabili o comunicazioni catastrofiste. «Nonostante le difficoltà, la sanità pubblica piemontese continua a garantire prestazioni d’eccellenza — come trapianti e interventi complessi — e l’accesso ai servizi per i più fragili senza distinzioni, grazie sempre all’inestimabile contributo giornaliero che tutto il personale della Sanità apporta al sistema salute, dimostrando che non è affatto al punto di rottura o totalmente privatizzato».

Per il sindacato di via Bologna la vera sfida è la sostenibilità futura delle strutture di comunità una volta terminati i fondi europei. In Piemonte, l'urgenza di attivare entro maggio 71 Case di Comunità (20 aperte finora) e 22 Ospedali di Comunità (8 le strutture esistenti) sta portando a operazioni puramente amministrative: strutture avviate con organici non stabilizzati ed insufficienti, personale spostato dai poliambulatori senza un reale incremento delle forze in campo, coordinatori costretti a gestire simultaneamente troppi servizi. «Senza nuove assunzioni si crea la logica della coperta corta».

Dalla Cisl, ancora, arriva un invito a Cgil: «Chiediamo di spiegare perché abbia preferito un percorso di questo tipo, anziché costruire un fronte comune nell’alveo della confederalità. Non bastano risorse aggiuntive per tappare i buchi ma bisogna riformare l’intero sistema sanitario regionale perché quello attuale non regge più».

SU