Editoriali - 14 gennaio 2026, 23:14

Perché ora no?

Perché ora non si scende in piazza a manifestare? Perché folle europee non scendono in strada gridando “Free Iran”? Perché non una di meno, ma tante di più non sono vicine alle coraggiose ragazze iraniane che stanno morendo per una ciocca di capelli scoperta? Quali sono gli scheletri negli armadi di tanti, prima sensibili e solidali e ora ciechi e muti verso la tragedia iraniana?

Perché ora no?

Perché ora non si scende in piazza a manifestare? Perché folle europee non scendono in strada gridando “Free Iran”? Perché non una di meno, ma tante di più non sono vicine alle coraggiose ragazze iraniane che stanno morendo per una ciocca di capelli scoperta?

Quali sono gli scheletri negli armadi di tanti, prima sensibili e solidali e ora ciechi e muti?

Perché le voci di milioni di persone ora non si fanno più sentire mentre a migliaia vengono trucidati, impiccati, sparati in mezzo agli occhi, giovani e giovanissimi, studenti universitari che stanno tenendo il punto con un coraggio da leoni, rispecchiando davvero l'animale simbolo del loro Paese? Dove sono certe mezze calzette nostrane, professionisti della contestazione e della protesta, che quel coraggio se lo sognano?

Tanto più che, come ha affermato in un'intervista a Dix Tv il dottor Nikzat Khosro, presidente dell’Associazione Medici e Farmacisti Iraniani in Italia, attivista della resistenza iraniana, questa volta sì il mondo occidentale è stato in qualche modo complice della persistenza al potere di questi tagliagole mostrando acquiescenza e voltandosi dall’altra parte, quando già le proteste si intensificavano e la stretta del regime diventava sempre più opprimente. E si è voltato dall'altra parte per interesse: segui i soldi e troverai la verità, diceva qualcuno.

E ora, mentre i pasdaran entrano nelle case dei genitori in lutto per la morte dei figli seminando terrore, mentre dei ragazzi come quelli delle nostre università vengono impiccati alle gru, mentre davanti all'obitorio una popolazione che non vuole più piegarsi ha il coraggio di continuare a gridare “Khamenei sarà rovesciato”, mentre tutto questo accade, restiamo seduti sul divano e discutiamo in punta di diritto sulla opportunità /legittimità delle azioni di Trump. Hai capito? Trump non dovrebbe intervenire perchè altrimenti violerebbe il diritto internazionale.

Una cittadina iraniana e italiana, Ilnaz Aghaj in una lettera pubblicata su un quotidiano nostrano, racconta: “La nostra lotta non riguarda solo l’Iran. È un messaggio rivolto anche all’Occidente. Dopo 48 anni di Repubblica islamica, l’Iran è la prova concreta di ciò che un governo islamico può fare a un paese antico, colto e ricco di cultura. Siamo un esempio da cui trarre insegnamento, un monito per l’Europa libera: l’Islam politico, anche se introdotto gradualmente e democraticamente, distrugge le fondamenta di una società. L’Iran non è un paese musulmano nel suo spirito e nella sua identità”.

Per le strade di Teheran chi protesta viene ucciso o incarcerato o privato della libertà, della dignità e della vita mentre i guardiani della rivoluzione controllano la protesta chiudendo gli accessi a Internet. Una ragazza iraniana che da tempo lavora in Italia mi ha raccontato oggi che è riuscita a sentire la mamma pochi secondi dopo 15 giorni: “Mi basta, vuol dire che è viva”.

Essere vivi è tutto ciò a cui quella popolazione in questo momento potrebbe ambire invece no, ambisce alla libertà, quella di un popolo che ha una lunga storia fatta di cultura, di conoscenza, di arte. Un popolo che ci assomiglia.

Quindi non si può tacere, non ci si può voltare dall'altra parte, non si può discettare di diritto sul sofà, a meno di non essere complici e vigliacchi.

E allora Free Free Free Iran.

Patrizia Corgnati

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