lineaitaliapiemonte.it - 11 novembre 2025, 10:15

Impennata della cassa integrazione per la manifattura, in Piemonte in un anno è cresciuta del 68,4%

A livello provinciale spicca Cuneo, seconda provincia a livello nazionale per il numero di ore autorizzate (+347,1%), seguita da Asti (+289,4%). Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte: «non potranno bastare interventi tampone, è necessaria una strategia a medio e lungo termine che preveda azioni e investimenti mirati e coraggiosi».

Impennata della cassa integrazione per la manifattura, in Piemonte in un anno è cresciuta del 68,4%

TORINO - Nel primo semestre di quest’anno la cassa integrazione ha subito un incremento di circa il 22% rispetto al semestre 2024. Un dato che segnala il momento complicato che sta attraversando la manifattura del nostro Paese.

Le ore più richieste tra i comparti del manifatturiero riguardano il settore auto: nel primo semestre di quest’anno si rileva un incremento dell’85,8% rispetto al primo semestre 2024. Seguono le imprese metallurgiche (+56,7%), la fabbricazione di macchine e apparecchi meccanici (+12,5%) e le calzature (+144,3%).

La cassa integrazione relativa a questi quattro settori incide per oltre il 55% del totale autorizzato a tutto il comparto manifatturiero nazionale.

È quanto emerge dal dossier realizzato dalla CGIA di Mestre intitolato: “Lavoro - un milione di posti in più, ma CIG in aumento”.

I numeri del dossier

A livello regionale il Piemonte con +68,4% di incremento di ore autorizzate per la cassa integrazione nel primo semestre del 2025 rispetto al primo semestre del 2024, si posiziona al quarto posto della classifica regionale guidata dal Molise (+254,65), seguono Basilicata (+209,2%), e Abruzzo (+168,7%).

A livello provinciale spicca Cuneo, seconda provincia a livello nazionale per il numero di ore autorizzate (+347,1%), seguita da Asti (+289,4%), al settimo posto della classifica provinciale a livello nazionale si trova Vercelli (+183,0), Verbano-Cusio Ossola al quindicesimo posto (+92,9%), Torino ventisettesimo posto (+61,4%), Alessandria trentottesimo posto (+39,6%), Novara quarantasettesimo posto (+28,9%) mentre Biella registra -3,9% (75° posto).

«Soprattutto in Piemonte le imprese artigiane della meccanica, stanno subendo gli effetti di un mix velenoso per il settore i cui ingredienti sono la mancata ripresa del commercio internazionale, una stretta monetaria che riduce gli investimenti, la recessione della Germania, primo mercato delle esportazioni italiane e la caduta libera della produzione automobilistica, su cui pesano le incertezze della transizione verso la mobilità elettrica richiesta del Green deal europeo, e che colpisce un ampio indotto presidiato da imprese, anche artigiane, della meccanica» commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Piemonte.

Che aggiunge: «Questa miscela di fattori recessivi mette a dura prova la resilienza di un comparto chiave del made in Italy. Una crisi che ha già prodotto un rallentamento degli investimenti e il ricorso degli ammortizzatori sociali che vede il Piemonte brillare in negativo con un aumento di ore autorizzate per la cassa integrazione di oltre il 68%. Inoltre, nel corso dell’ultimo semestre peggiora la crisi del settore moda, con una accentuazione del calo della produzione e delle esportazioni. Si sta delineando come il terzo annus horribilis per la Moda non solo da inizio secolo ma anche dall’inizio della serie storica nel 1990».

«L’emergenza è evidente. Perché, se i dati indicano un significativo incremento in termini di richieste di ore di cassa integrazione nel primo semestre di quest’anno rispetto al primo semestre del 2025 – conclude Felici - non potranno bastare interventi tampone, ma è necessaria una strategia mirata ad emanciparsi da alcune ricette comunitarie, i cui risultati non sempre si sono rivelati pienamente soddisfacenti. Non ci si può limitare a parlare di situazione geopolitica complessa, qui c’è in ballo la volontà o meno della politica nazionale di prendere in mano le sorti del Paese».

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