lineaitaliapiemonte.it | 13 marzo 2024, 17:09

L'inflazione si mangia i redditi: nel 2023 ogni famiglia piemontese ha perso in media 1800 euro

Confesercenti: “In Piemonte l’inflazione riporta in negativo i redditi reali: ogni famiglia ha perso in media 1.801 euro (-4,6%). Il presidente Banchieri: “Così il piccolo commercio muore, necessario sostenere di più i consumi”

L'inflazione si mangia i redditi: nel 2023 ogni famiglia piemontese ha perso in media 1800 euro

1.801 euro in meno per ogni famiglia: nel 2023, rispetto al 2019, il Piemonte è stata fra le regioni in cui il calo dei redditi si è fatto maggiormente sentire. Il dato emerge dall’elaborazione sui redditi delle famiglie effettuata – a quattro anni dall’annuncio del lockdown, il 9 marzo 2020 – da Cer e Ufficio economico Confesercenti sulla base dei dati Istat.

Redditi sotto i livelli prepandemici

Secondo queste stime, l’inflazione ha riportato i redditi dei piemontesi – in termini reali – al di sotto dei livelli prepandemici: nel 2019 il reddito medio fu di 39.094 euro, lo scorso anno è stato di 37.293 euro; dunque, in media, una perdita di 1.801 euro, pari al 4,6%. Particolarmente in sofferenza i redditi da trasferimenti pubblici, che includono pensioni, indennità e altri sussidi: in questo caso, a pesare è l’adeguamento solo parziale delle pensioni al caro-vita e il progressivo esaurimento del reddito di cittadinanza.

In Piemonte i redditi scendono oltre la media

Il dato nazionale indica un calo decisamente più contenuto, che si attesta sui 254 euro (-0,7%); e vi sono diverse regioni che, pur in presenza di alta inflazione, vantano risultati positivi, come le vicine Valle d’Aosta (+7,4) e Lombardia (+4,5%), ma anche il Veneto e il Friuli al Nord e la Puglia, la Basilicata e la Sicilia al Sud.

Commercio piemontese in profonda crisi

“Bastano questi pochi numeri – dice Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti – a spiegare meglio di qualsiasi teoria la profonda crisi che attraversa il commercio in Piemonte, regione che – ancora una volta – si colloca nelle parte bassa delle classifiche economiche: su questo credo si debba aprire una profonda riflessione che deve riguardare prima di tutto la politica. In quei dati ci sono il tracollo degli ultimi saldi, la preferenza sempre più marcata per i discount, la rinuncia o la riduzione dei consumi anche alimentari (come la pasta, i cui acquisti sono scesi del 10%) da parte della maggioranza dei nostri clienti; e c’è la difficoltà delle famiglie, costrette a scegliere fra un cappotto e la bolletta o la rata del mutuo, o magari una visita medica.

Più risorse per diminuire il cuneo contributivo

Evidentemente – conclude Banchieri – bisogna fare di più sul fronte dei redditi e dei consumi. Secondo le nostre stime, il taglio del cuneo contributivo e la rimodulazione delle aliquote Irpef dovrebbero generare una spinta di 448 milioni di euro di euro alla spesa delle famiglie piemontesi, più della metà della crescita complessiva dei consumi prevista per il 2024 (872 milioni di euro). Ma, almeno per il Piemonte, ciò non basta. Per questo, chiediamo che ci si impegni a reperire le risorse che consentano di rendere permanente la riduzione del cuneo contributivo, a oggi previsto soltanto per il 2024. Inoltre, è necessario detassare gli aumenti retributivi: un intervento che faciliterebbe il rinnovo dei contratti di lavoro scaduti e permetterebbe alle famiglie di recuperare più velocemente il potere d’acquisto perso a causa dell’inflazione”.

Crollo di nuove attività commerciali

In Piemonte caro-vita, rallentamento dei consumi e concorrenza della grande distribuzione e del web non accelerano soltanto le chiusure, ma fanno crollare anche le nuove nascite di attività commerciali. Nel 2013 le aperture furono 4.581; nel 2023 si sono ridotte a 1380: una tendenza drammatica che, in assenza di interventi, nel 2030 porterebbe le aperture a ridursi a poco meno di 1.000.

Redazione

Ti potrebbero interessare anche: