lineaitaliapiemonte.it - 14 dicembre 2022, 22:15

Contante e denaro nero non sono sinonimi: i media la smettano con questa retorica. Di Lorenza Morello*

A livello mediatico si insiste, colpevolmente, nell'assimilare l'innalzamento del tetto al contante con i guadagni “in nero” che però non sono affatto sinonimi. Al contrario, gli studi internazionali mostrano l’assenza di un rapporto di causalità tra attività illecita ed utilizzo del contante. Eppure, in questi tempi bui, bisogna ribadire anche l'ovvio

Contante e denaro nero non sono sinonimi:  i media la smettano con questa  retorica. Di Lorenza Morello*

Da quando il Governo Meloni ha proposto l’innalzamento del tetto al contante, non passa giorno che, sulla maggior parte dei giornali e media nostrani, giornalisti ed opinionisti di ogni ordine e grado conducano la lotta dei catari contro i cattivoni che insistono a voler difendere la cara vecchia carta moneta.

Ebbene, pare sia giunto il momento di ribadire un concetto fondamentale: denaro contante e denaro nero non sono sinonimi.

È talmente una ovvietà che è persino svilente doverlo affermare, ma la rivendicazione di una ovvietà è spesso indice dei tempi bui dove ogni verità viene negata in favore di un ordine superiore che ha finalità diverse. E questo è il tempo che ci è dato vivere, su più di un fronte, da più di qualche anno.

I lavori e gli studi internazionali evidenziano l’assenza di un rapporto di causalità tra attività illecita ed utilizzo del contante.

“Denaro nero” è quello che si detiene senza giustificato motivo o quel pagamento che si effettua senza che venga rilasciato un documento fiscale attestante il pagamento stesso. Ma se un soggetto paga in contante e la parte ricevente emette il documento fiscale comprovante la transazione, non si può parlare di denaro nero.

Ed è lapalissiano che proprio il fatto di mettere un limite all’uso del contante incentiva l’evasione, perché chi lo riceve non può emettere un documento fiscale per la somma ricevuta.

Quindi parlare di tetto al contante in realtà è parlare di una misura che sfavorisce l’emersione di tante transazioni che, senza limite all’uso della carta moneta, nessuno avrebbe problemi a regolarizzare.

A ciò si aggiunga poi che le grandi frodi balzate agli onori della cronaca (Expo: spariti 9miliardi di Euro; Mose: spariti 3miliardi di Euro; MPS, spariti 7 miliardi e si potrebbe andare avanti a lungo) non hanno di certo nulla a che spartire con la questione del POS o del tetto al contante che sono i consueti mezzi di deviazione dell’attenzione da quello che sono i reali problemi da affrontare.

*Lorenza Morello, giurista d’impresa, presidente nazionale APM

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