Cronaca - 15 giugno 2022, 17:49

Emergenza ungulati in Piemonte

Presentata l’indagine di Coldiretti sull’eccessiva presenza del cinghiale nella regione. A 6 mesi dal primo caso di peste suina africana in Piemonte e a 3 mesi dalla firma dell’ordinanza regionale ancora insufficienti le misure per il depopolamento

Al tavolo dei relatori, Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte, Bruno Rivarossa Delegato Confederale e Stefano Rogliatti, giornalista estensore dell'inchiesta presentata oggi a Torino

Al tavolo dei relatori, Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte, Bruno Rivarossa Delegato Confederale e Stefano Rogliatti, giornalista estensore dell'inchiesta presentata oggi a Torino

Prati distrutti, mais e grano devastati, 231 incidenti stradali provocati dai cinghiali solo nel 2021. Questo è quanto emerge dall’inchiesta “Ungulati emergenza sul territorio”, presentata da Coldiretti Piemonte, presso il Cinema Romano oggi a Torino, e realizzata dal giornalista Stefano Rogliatti. “La situazione faunistica è paragonabile a quella dell’Italia del 1600 – si legge nel rapporto – In Piemonte si contano 200 mila cinghiali. E i danni causati dai voraci animali vengono risarciti agli agricoltori anche dopo oltre 2 anni”. I soldi pubblici messi a disposizione per rispondere alla situazione si rivelano largamente insufficienti.

L’inchiesta è online sul canale YouTube di Coldiretti Piemonte al link: https://youtu.be/u4uQ8lRGY9I

Cinghiali, rischio per la salute, le colture, la sicurezza stradale

 Il lavoro di Rogliatti mette il dito nella piaga. Già autore di “Rice to Love” e “Né Tonda né Gentile”, il giornalista studia questa volta l’emergenza scatenata dalla presenza incontrollata e sempre maggiore del cinghiale sul territorio. L’indagine approfondisce le cause della ormai insostenibile situazione e ne illustra le ripercussioni sulla salute, sulla sicurezza stradale e sulle colture. Non ultimi, vengono anche scandagliati i meccanismi che regolano la caccia e il conseguente mercato della carne di selvaggina. Non a caso il progetto si avvale di numerosi contributi: consorzi del mondo agricolo e della caccia, dipartimenti universitari, ricercatori dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta e persino l’Associazione familiari e vittime della strada.

Persi già 80 mila ettari di terreno

A causa dei cinghiali sono già andati perduti in Piemonte circa 80 mila ettari di terreno che, se fossero stati tutti coltivati a frumento tenero, corrisponderebbero a 600 milioni di chili di pane.


Spiega Rogliatti: “Nel mio percorso ho incontrato agricoltori che mi hanno espresso la loro disperazione. Ho chiesto a veterinari di spiegarmi le criticità sanitarie. Ho ascoltato il racconto di chi ha avuto danni e dolori sulle strade. Tecnici e studiosi mi hanno indicato le difficoltà nel trovare soluzioni. Molto è stato fatto ma molto resta da chiarire. Questa inchiesta, basata sulle testimonianze, ha quanto meno il merito di fotografare le sofferenze patite dal settore agricolo e dallo stesso ambiente”.

 

“Abbiamo voluto questa indagine ancor prima che in Piemonte scoppiasse il primo caso di peste suina africana - hanno fatto notare Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale – E ciò testimonia quanto, già da diverso tempo la presenza dei cinghiali costituisca un grave problema per noi. Non a caso per sensibilizzare politici e famiglie abbiamo anche organizzato manifestazioni di piazza, scritto segnalazioni e lettere in Regione, mosso i media”.

Urgente una riforma della caccia a livello europeo

Secondo Coldiretti è urgente una riforma sulla gestione della caccia e sulla regolamentazione degli istituti venatori. “Chiediamo che anche a livello europeo la normativa recepisca che la peste riguarda i cinghiali e non i suini. E che dunque le imprese agricole penalizzate dai contagi meritino adeguati indennizzi. Così come le famiglie vittime di incidenti causati dai grossi animali”.

50 mila ungulati da abbattere in Piemonte

L’azione di contrasto agli ungulati va comunque declinata capillarmente sul territorio. A 6 mesi dal primo caso di peste suina e a 3 dalla firma dell’ordinanza regionale che aveva dato il via libera a misure straordinarie di abbattimento, sono stati eliminati poco più di 2000 cinghiali. “Ma l’obiettivo è quello di arrivare almeno a 50 mila – commenta Moncalvo - Serve, quindi, necessariamente, una proroga del provvedimento, almeno fino a fine settembre, quando si auspica sarà stato definitivamente approvato il Piano Regionale di interventi urgenti e inizierà, in parallelo, la caccia programmata”.

“Non dimentichiamoci poi dei ristori locali alle imprese danneggiateMoncalvo e Rivarossa sono puntuali – Perché è vero che l’assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte ha stanziato 1,8 milioni di euro come aiuti straordinari rispetto alle perdite subite. Ma è tuttavia incontrovertibile che i criteri di pagamento non tengono conto del pregio delle razze suine autoctone e del valore degli allevamenti allo stato brado o semibrado, fonte di carni superiori e di rinomati salumi e dunque non trascurabile bacino di reddito per le imprese di allevamento e di trasformazione”.

Coldiretti chiede che le aziende suinicole in zona rossa – e dunque costrette ora al vuoto sanitario - siano adeguatamente risarcite non solo per i suini che hanno dovuto abbattere, ma anche per le perdite derivanti dalla mancanza di bestiame. “L’auspicio – concludono – e anche il senso della nostra ricerca è quello di stimolare un confronto finalizzato ad individuare le necessarie soluzioni. La situazione è critica e non ammette ritardi. Dobbiamo salvare i campi, l’ecosistema e la nostra economia”.

Redazione

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