Messaggi in bottiglia - 13 marzo 2022, 22:44

Capire il presente ricordando il passato. Di Marco Corrini*

E se la guerra fosse il tentativo di prevenire, con un evento drammatico provocato ad arte, lo scoppio di una inevitabile bolla finanziaria dalle conseguenze planetarie? Vi ricordate la crisi del '29? Quella che scoppiò con effetti devastanti dopo che per anni gli investimenti azionari crescevano senza che vi corrispondesse analogo aumento di produzione? Pensate a cosa è successo negli ultimi 15 anni e troverete inquietanti analogie

Capire il presente ricordando il passato. Di Marco Corrini*

A volte per capire il presente bisogna studiare il passato.

Nel 1929 il mondo capitalista, sostanzialmente quello americano, conobbe la più grande crisi del secolo in periodo di pace, conosciuta come "La grande crisi del '29".

In un solo giorno l'indice di Wall Street dimezzò il suo valore, ci fu la fuga degli investitori dal mercato azionario, col trionfo della speculazione e il fallimento di tantissime realtà produttive.

In pratica oggi possiamo dire che all'epoca scoppiò una enorme bolla con conseguenze epocali.

Le cause di quella crisi, arrivata al culmine del boom industriale seguito alla grande guerra, furono:

la mancata crescita del potere d’acquisto nonostante l’incremento di produttività e degli investimenti;

la politica monetaria della Fed con la continua espansione del credito attraverso tassi artificialmente bassi;

e infine l’eccesso di prestiti a carattere speculativo.

L’esistenza di risparmi cumulati e l’assenza di limiti alle attività speculative crearono infatti le condizioni per un ampio ricorso al credito da parte degli investitori e spinsero questi ultimi, insieme alle banche, alla speculazione in Borsa (esattamente come ai giorni nostri).

Dal 1920 al 1929 gli investimenti azionari triplicarono il loro volume e gli indici di borsa salirono (dal 1926 al 1929, da 100 a 216), ma all’aumento del valore delle azioni industriali tuttavia, non corrispondeva un effettivo aumento della produzione e della vendita dei beni.

Questi fattori si sono puntualmente riverificati negli ultimi 15 anni, per cui molti analisti preconizzavano l'imminente scoppio della bolla occidentale (ma in verità anche l'oriente inizia ad essere contagiato da questo tarlo).

Tornando alle analogie col '29 va detto che la speculazione non fu l’unica causa del grande crollo.

Parte della crisi venne infatti addossata alla caduta dei prezzi dei prodotti agricoli avvenuta in conseguenza dell’enorme accumulazione delle scorte rimaste invendute a seguito del miglioramento della produzione agricola dei paesi europei; per cui si videro tonnellate di grano e di caffè rovesciate in mare o date alle fiamme nel tentativo di far risalire i prezzi.

Gli agricoltori, fortemente indebitati, non riuscirono più a corrispondere alle banche gli interessi per le somme avute in prestito e divennero preda della speculazione.

Vi ricorda niente? Ai giorni nostri é accaduta la stessa cosa per la globalizzazione, ma l'effetto é stato il medesimo.

A subire le conseguenze della crisi furono in primis le industrie di beni di consumo durevoli come quelle dell’auto che dovettero tagliare le loro commesse verso aziende appartenenti alla stessa filiera, abbassare i salari (con grave pregiudizio dei consumi) e ridurre il personale (ai giorni nostri si é cercato di evitarlo introducendo norme che obbligano al consumismo, ma non si é scongiurata affatto la crisi di questo settore).

La contrazione dei consumi provocata dal taglio dei salari provocò l’espandersi della crisi dal settore industriale a quello agricolo arrecando danni ad un settore primario già fortemente indebolito.

Poiché il settore industriale era poi legato al settore bancario che manteneva bassi i tassi per favorire gli investimenti sul mercato azionario, quando, al momento del crollo di Wall Street i piccoli risparmiatori si precipitarono negli istituti di credito per ritirare il loro denaro, il mercato andò incontro ad una crisi di liquidità contribuendo al fallimento di molte banche e, a catena, delle industrie in cui esse avevano investito (in Grecia accadde una cosa simile).

La produzione industriale scese del 50% e i fallimenti ed i licenziamenti portarono alla crisi dei consumi contribuendo ad alimentare un circolo vizioso che condusse l’economia statunitense in una fase di arresto.

Questa parte, se vogliamo, ci mostra quello che ci attende, specie oggi che alla bolla finanziaria e produttiva, si é affiancata la guerra.

Le soluzioni proposte per contrastare la grande crisi si limitarono inizialmente allo stimolo della spesa in opere pubbliche e alle manovre di pressione nei confronti degli industriali per non ridurre i salari, con la creazione di corporazioni allo scopo di sostenere e stabilizzare i prezzi in forte caduta opponendosi all’inizio a misure di tipo deflazionistico. É esattamente quello che hanno fatto in Italia (e in parte in tutta la UE) negli ultimi due anni durante la Pandemia con la sola differenza che i prezzi non sono caduti solo perché le industrie hanno ridotto la propria produzione mantenendo inalterato l'equilibrio, grazie anche all'uso indiscriminato degli ammortizzatori sociali.

Tra le misure prese negli USA, oltre alla nuova politica assistenzialista, vi fu anche la contrazione del commercio internazionale e l’adozione di dazi verso i prodotti provenienti dall’estero, che é quello che sta accadendo parzialmente (e accadrà presto totalmente) oggi con la guerra.

Ora viene da chiedersi se la guerra (che pare fortemente sponsorizzata dall'occidente), non sia altro che il tentativo di prevenire con un evento drammatico provocato ad arte, lo scoppio di una inevitabile bolla finanziaria dalle conseguenze planetarie.

Quello che balza agli occhi in questa guerra però é la contrapposizione tra un occidente fondato su una base economico produttiva virtuale, e un oriente in cui dominano pragmatismo ed economia reale con un tessuto produttivo che alimenta anche l'occidente di quel realismo produttivo di cui non può fare a meno.

Le sanzioni, più che misure punitive verso la parte belligerante, non sembrano altro che il tentativo di ridurre i nostri consumi per colmare almeno in parte il deficit produttivo occidentale, che risulterebbe determinante in una guerra su larga scala.

Non si spiega altrimenti la misura proposta per contrastare la dipendenza dal gas russo, e che consiste in: "consumate meno gas". Allo stesso modo per ridurre la dipendenza dal carbone russo ci diranno: "consumate meno acciaio e spegnete le lampadine". Ecco, questi sono i tipici segnali di una economia virtuale che scopre che quella reale é la base su cui si poggia, e se questa viene meno, tutto il castello di fantasie crolla miseramente.

Deve esservi infatti ben chiaro che consumare meno gas, meno acciaio, meno elettricità, significa anche penalizzare tutto il valore delle filiere virtuali costruite sul gas, sull'acciaio e sull'elettricità, riportandoci tutti con i piedi per terra, consapevoli che una bistecca puó essere più importante di un telefonino, come nel '29 fu più importante di una automobile.

*Marco Corrini, scrittore, esperto di marketing

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