Editoriali - 02 novembre 2021, 11:43

Transizione elettrica: contributi pubblici e desertificazione industriale. Greta lo sa? Di Marco Corrini*

Le colonnine di ricarica elettrica costano care e i privati sembra non abbiano affatto intenzione di investire in questo settore: servono contributi pubblici; produrre auto elettriche richiede il 30% di addetti in meno rispetto all'endotermico: servono contributi pubblici; le auto elettriche prodotte sono più care, almeno per un lungo periodo iniziale: servono contributi pubblici. Oltre a tante belle parole sulla conversione elettrica, converrebbe anche dare uno sguardo alla realtà

Transizione elettrica: contributi pubblici e desertificazione industriale. Greta lo sa? Di Marco Corrini*

Dal 2035 la dementocrazia europea ha deciso che non si venderanno più automezzi con motore endotermico, quindi spariranno anche le ibride.

Le colonnine di ricarica sembrano spuntare come funghi.

Appunto, sembrano, perché in realtà a parte quelle finanziate con denaro pubblico, che sono comunque pochissime rispetto alle reali necessità a regime, i privati sembrano molto restii ad investire in questo settore.

Il motivo è semplice, e lo spiega bene Panorama: una colonnina di ricarica rapida da 200 kW, costa dai 30 ai 50.000 euro, cui vanno aggiunti i 150.000 euro del collegamento alla rete.

Oggi é un investimento che non verrà mai ripagato, nè nel breve periodo, perché le auto elettriche circolanti sono troppo poche, nè nel lungo periodo, perché l'eventuale margine se lo mangiano i costi di manutenzione.

Il costo complessivo dell'intero ciclo di vita di una colonnina infatti arriva fino a 500.000 euro, ed é un investimento che qualsiasi operatore finanziario di buon senso, a fronte della prevista evoluzione del mercato, giudicherebbe senza senso.

Per completare la rete distributiva quindi, serviranno massicce iniezioni di denaro pubblico, solo per l'Italia almeno 100 miliardi di euro, che anche se spalmati in 10 anni non sono proprio noccioline.

Occorre poi considerare l'impatto della conversione all'elettrico sull'occupazione.

Produrre auto elettriche richiede il 30% di addetti in meno rispetto all'endotermico, e il problema diventa particolarmente drammatico nell'indotto, in quanto gran parte della componentistica della nuova tecnologia arriva da oriente, e pensare a nuovi insediamenti dedicati richiederebbe investimenti non compensati da adeguati ritorni economici.

Anche qui serviranno enormi contributi pubblici.

Altro problema non da poco é disporre della quantità di energia elettrica necessaria ad alimentare un parco auto europeo che si compone di 140 milioni di autoveicoli. Farlo senza ricorrere al nucleare poi diventa impossibile. Altri contributi pubblici.

A questo si aggiunga il traffico commerciale che oggi movimenta l'86% delle merci nel mondo. I Tir non potranno certo andare a batteria, e senza i motori endotermici la sola soluzione possibile è l'idrogeno, ma resta il solito problema distributivo, che qui é ancora più grande dell'elettrico, se si pensa che in tutta Italia c'é un solo distributore di idrogeno ed é a Bolzano. A parte ciò il ciclo di produzione dell'idrogeno con la tecnologia attuale, ha un rendimento energetico fortemente negativo conveniente. Occorreranno quindi, indovinate un po', contributi pubblici.

Dulcis in fundo, una transizione all'elettrico richiede autovetture a prezzi contenuti, e i 30000 euro di una Fiat 500 elettrica non sembrano affatto incoraggianti ma qui l'opera calmieratrice, nel medio periodo, la farà sicuramente il mercato. Intanto, per lo start up, serviranno contributi pubblici.

Come finirà? Probabilmente il termine perentorio del 2035 alla fine verrà spostato in avanti, ma lo stato di incertezza dei consumatori, stretti tra un cambiamento tecnologico ancora non supportato da una adeguata tecnologia, e la prospettiva di essere appiedati con i mezzi attuali, già ora si riflette negativamente sulle nuove immatricolazioni, creando un danno all'industria europea, difficilmente rimarginabile a corto e medio termine.

Insomma, si preannuncia un disastri di proporzioni bibliche, e questo é lo scotto da pagare per avere delegato il potere legislativo ad un manipolo di avventurieri, completamente scollegati dalla realtà del paese, collusi con i potentati finanziari, e abilmente manipolati da chi manovra una ragazzina autistica svedese con la terza media, diventata il guru dell'ambientalismo mondiale.

Questa ultima frase la dice lunga sulle capacità cognitive della società di inizio terzo millennio.


*Marco Corrini, analista di marketing e scrittore

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