Editoriali | 06 ottobre 2021, 11:13

La rivoluzione elettrica. Di Marco Corrini*

Il processo verso l'elettrificazione pare ineluttabile ma non è tutto oro (né litio, né cobalto) quello che luccica. I lati oscuri restano molti e di diversi ordini: alcuni forse risolvibili, altri molto meno. Per non considerare un taciuto, ma importante, risvolto sociologico

La rivoluzione elettrica. Di Marco Corrini*

Mettiamoci il cuore in pace: piaccia oppure no stiamo vivendo il canto del cigno della mobilità con motore endotermico.

Certo, questa accelerazione improvvisa é sospetta, ed é probabile che nasconda interessi occulti, specie considerando che l'attuale tecnologia di trazione elettrica presenta ancora molti lati oscuri, non solo sotto l'aspetto economico, ma perfino per quell'ecologia di cui si é fatta bandiera, per non parlare dei delitti umanitari legati all'estrazione del Cobalto e del Litio.

Tant'è, la decisione pare ormai presa, e bisogna dire che la ricerca tutta si é orientata nello studio delle soluzioni possibili per minimizzare, o addirittura trasformare in vantaggi, i gap oggi esistenti in rapporto all'endotermico.

Tutta la questione ruota attorno alle batterie, il vero cuore pulsante di questa tecnologia, e oggi anche il suo tallone d'Achille.

Il primo problema é legato al prezzo. In sette anni il costo di un pacco batteria per auto elettriche é sceso da 1000 a 200 dollari a Kwh, ma secondo Maximilian Fichtner, docente di chimica dello stato solido all'Università di Ulm e capo del Dipartimento Sistemi di accumulo energetico al Karlsruhe Institute of Technology, i costi devono scendere sotto il livello dei 100 dollari per kWh, ovvero il limite al quale un'auto elettrica diventa più economica di una tradizionale.

Contemporaneamente, é necessario ampliare le capacità di immagazzinamento delle batterie, in modo da consentire autonomie di 1000 chilometri, con tecnologie di ricarica rapida in pochi minuti.

É una sfida accolta dai più importanti poli di ricerca del mondo, allettati dagli enormi ritorni economici di un mercato potenziale praticamente infinito.

In questa rincorsa al futuro uno dei campi di battaglia più infuocati é la ricerca di materiali che possano soppiantare, non tanto il Litio, che al livello tecnologico attuale pare, a parità di prestazioni, difficilmente sostituibile, ma del quale le riserve mondiali non pongono problemi di criticità, quanto del cobalto, assai più raro e con enormi problemi legati allo sfruttamento dei lavoratori nelle miniere, che ha indignato il mondo.

I risultati di questa ricerca sono comunque promettenti.

Un'ottima alternativa al cobalto infatti, sembra essere il litio-ferro-fosfato, un materiale economico, disponibile in modo sostenibile e non tossico. Anche il cosiddetto spinello di manganese potrebbe essere un'opzione valida.

Sul fronte del Litio, invece, si stanno sperimentando soluzioni a base di ioni di sodio, materiale termicamente più stabile, economico, e largamente disponibile in natura, che permettono velocità di carica all'80% in 15 minuti. Il punto debole di questa tecnologia è la densità di energia: le celle al sodio arrivano a 160 Wh/kg, distanti dagli attuali 250 degli elementi al litio, ma i tecnici affermano di essere assai vicini ai 200, che é un valore incoraggiante se rapportato al minor costo potenziale di una produzione industriale. Le prime cellule al sodio saranno prodotte entro il 2023.

Tutte queste ricerche, hanno come denominatore comune il riciclo totale dei componenti utilizzati, e questo risolve un altro grosso problema, perché il litio delle batterie attuali, puó essere estratto in smaltimento in un solo stabilimento al mondo, situato in Cina. In ogni altro sito finisce in discarica, ed é un inquinante non da poco.

Anche sul fronte della velocitá di ricarica si sono fatti grandi passi avanti.

L'Israeliana Store Dot, infatti, ha annunciato una batteria in grado di ricaricarsi completamente in soli 5 minuti, offrendo un’autonomia di 300 miglia (che corrispondono a circa 480 km).

Insomma, sul fronte tecnologico c'é un fermento pazzesco, tendente a rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongono a questo cambio epocale.

Resta un solo problema: la capacità della rete elettrica di reggere l'aumento della domanda di energia.

Senza tediarvi con calcoli astrusi, si stima che il passaggio all'elettrico comporterà nel breve periodo, solo in Italia, un aumento della produzione di energia elettrica di almeno il 20%, e questo é un grosso problema per un paese che non ha centrali nucleari e produce il 60% del suo fabbisogno di elettricità con il gas metano. Il problema poi é duplice se lo si guarda a fronte delle leggi europee sulla decarbonizzazione, che investono le emissioni di CO2 (la combustione del metano ha come prodotto acqua e CO2, oltre a NOx come buon peso).

Le rinnovabili (costosissime) non sono affatto in grado di compensare il prevedibile aumento della richiesta, quindi, a meno di vivere nel mondo dei sogni, non vedo proprio come si possa risolvere il problema senza ricorrere al nucleare (oppure andare tutti in bicicletta).

Oggi tra l'altro, ci sono soluzioni di terza e quarta generazione che hanno livelli di sicurezza inimmaginabili, e producono scorie a bassissimo tempo di dimezzamento e facilmente stoccabili. Ci sono perfino allo studio, reattori che producono energia usando le scorie come combustibile.

Quello della disponibilità dell'energia elettrica, però, non sarà il solo problema al quale il nostro Paese andrà incontro.

Il cambio di tecnologia raderà al suolo tutto il distretto motoristico nazionale, senza dare alternative sul piano economico ed occupazionale.

La tecnologia dell'autotrazione elettrica, infatti, non ci appartiene affatto, e ci trasformerà da invidiati protagonisti del mercato a semplici clienti, o al massimo comprimari, ed é un vero dramma, perché in Italia avremmo tutto il know-how per competere a livello mondiale anche in questo ambito, se non fossimo frenati da un sistema politico demenziale e un sindacato ideologicamente ingessato.

Qualcosa peró sembra muoversi. Diversi progetti di unità italiane per lo studio e la fabbricazione di batterie per autotrazione, sono stati presentati alle autorità, e tra questi uno riguarda l'ex stabilimento Olivetti di Ivrea. Va però detto che tali progetti non sono opera di imprenditori o magnati, pronti ad investire denaro sul territorio, ma sono, per lo più, idee di creativi presentate allo scopo di attrarre interesse e sopratutto finanzianenti pubblici e/o privati per la loro realizzazione. Insomma: "ho una bella idea, non ci metto una lira, se me la finanziate voi io la faccio". La vedo dura.

L'ultima chiosa riguarda l'impatto ecologico della mobilità elettrica. Nelle grandi città ci sarà sicuramente un grande beneficio sulla qualità dell'aria, e sull'inquinamento acustico. Almeno questo sarà un bel passo avanti.

Infine non credo affatto che le soluzioni on-demand soppianteranno l'auto di proprietà, perchè se cosí sarà, oltre a deprimere l'industria mondiale dell'auto, si comprimerà la mobilità individuale, che é stata la conquista più significativa alla base della crescita economica e sociale dall'inizio de XXmo secolo ad oggi.

*Marco Corrini, analista di marketing e scrittore

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