Economia allo specchio | 21 aprile 2021, 23:33

83 miliardi per 57 grandi opere pubbliche, per il Piemonte pochi spiccioli e futuro al buio. Di Carlo Manacorda*

Il quadro delle infrastrutture piemontesi per il futuro resta a tinte fosche: per il Piemonte sono previsti soltanto 139 milioni per i lavori da eseguire sulla SS 20 del Colle di Tenda. Tra le 57 opere programmate, non ne compare alcun’altra che riguardi la nostra regione. E su 29 Commissari nominati per fare partire o ripartire le grandi opere non c'è quello per la Tav. Ma le responsabilità della politica non sono solo a livello nazionale

83 miliardi per 57 grandi opere pubbliche, per il Piemonte pochi spiccioli e futuro al buio. Di Carlo Manacorda*

La nomina dei 29 Commissari che dovrebbero far partire o ripartire 57 grandi opere pubbliche rappresenta l’atto finale di una vicenda che si trascina da un paio d’anni e che ha subito ritardi per complicazioni burocratiche e anche per l’immobilismo del ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, pur avendolo annunciato da tempo, si teneva nel cassetto l’elenco di questi super-funzionari. Si tratta della realizzazione di 16 infrastrutture ferroviarie, 14 stradali, 12 caserme per la pubblica sicurezza, 11 opere idriche, 3 infrastrutture portuali e una metropolitana. Sono investimenti che valgono, complessivamente, 83 miliardi. Di essi: 22 miliardi riguardano opere che interessano il Nord; 25 miliardi sono destinati a opere da realizzare al Centro e 36 miliardi finanzieranno lavori al Sud.

La nomina attesa ― e quindi l’avvio delle opere ― è, sicuramente, un fatto positivo. Il Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile Enrico Giovannini ha dichiarato che intende stabilire rigidi cronoprogrammi per lo sviluppo dei lavori, cronoprogrammi che saranno monitorati trimestralmente al fine di evitare gli abituali ritardi italici nella realizzazione delle opere pubbliche. Le ingenti risorse finanziarie che saranno immesse nell’economia ne favoriranno la ripresa. Anche l’occupazione ne beneficerà. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha parlato di “20 mila unità lavorative fino ad arrivare a 100 mila unità tra il 2026-2027”. La media prevista per 10 anni dalle Ferrovie italiane e dall’Anas è di 68.400 unità lavorative. Per quanto riguarda le risorse finanziarie, degli 83 miliardi da spendere 33 sono già finanziati. Gli altri 50 miliardi occorrenti troveranno copertura in risorse nazionali ed europee, comprese quelle messe a disposizione dall’Europa nell’ambito del Next Generation EU.

Esaminando questo quadro indiscutibilmente positivo, va però osservato che per il Piemonte sono previsti soltanto 139 milioni per i lavori da eseguire sulla SS 20 del Colle di Tenda. Tra le 57 opere programmate, non ne compare alcun’altra che riguardi il Piemonte. Ora, se già per molte delle 57 manca la copertura finanziaria essendo necessari, come detto poco fa, altri 50 miliardi per sostenerne i costi, è impensabile che sia possibile aggiungerne altre che potrebbero interessare il Piemonte. Ad esempio, vengono dati 6 miliardi per la linea C della Metropolitana di Roma, mentre è ancora tutto da capire come si finanzierà la linea 2 della Metropolitana di Torino.

Tralasciando l’amarezza di queste considerazioni, si accerta almeno un fatto positivo. Se le carte governative non saranno variate, tra le opere già finanziate c’è anche l’intervento sulla strada del Colle di Tenda. I 139 milioni dell’intervento ― che prevede la costruzione di una nuova canna monodirezionale in direzione Italia-Francia, nonché la realizzazione di opere di viabilità per l’accesso al tunnel ― sono coperti per 82 milioni da fondi italiani. Per i restanti 57 milioni, dovrebbe intervenire la Francia in base a un accordo firmato a Parigi nel 2007.

Detto questo, nasce però un timore. Mentre per le opere grandi si conosce nome e cognome del Commissario, per quella piemontese considerata minore non si sa chi è il Commissario. È auspicabile che sia persona capace di sbloccare i fondi italiani stanziati (non va dimenticato che si tratta di stanziamenti che risalgono a leggi del 2004 e 2005). Inoltre, che ottenga l’adempimento previsto dall’accordo con la Francia nel 2007. Se tutto ciò subisse ritardi o addirittura non avvenisse, ritorneremmo ai soliti quadri delle opere pubbliche incompiute.

Tenendo conto di quanto detto prima, il quadro delle infrastrutture piemontesi per il futuro resta al buio. Pochi giorni fa ― come riportato da Lo Spiffero del 13.04.2021 (Tav ferma, Governo desaparecido) ―, il deputato piemontese Davide Gariglio, capogruppo del PD in Commissione Trasporti di Montecitorio, rilevando i ritardi per la tratta italiana Torino-Bussoleno della Tav non ancora finanziati e privi di un progetto definitivo, sottolineava: “Chiediamo al governo un cambio di passo perché sulla capacità di portare a termine l’opera nei tempi stabiliti si gioca oggi gran parte della credibilità del nostro Paese”. Infatti, su un costo complessivo delle opere di 1,7 miliardi, il Governo ha stanziato, finora, soltanto 65,5 milioni. Inoltre, i deputati piemontesi Elena Maccanti e Alessandro Benvenuto hanno sollecitato al Governo la nomina di un Commissario indispensabile per accelerare i lavori della Tav (c’era prima, ma poi è stato tolto. Se ne nominano 29, e si trascura quello per la Tav).

D'altra parte, numerose associazioni hanno segnalato al Ministro Giovannini la necessità che, col Recovery Plan, non si pensi soltanto a investimenti su grandi infrastrutture. Per la sostenibilità ambientale, vanno risolti anche i problemi dei tratti minori del trasporto locale. Per il Piemonte, hanno sottolineato la necessità di riattivare 15 linee ferroviarie sospese da anni. Tra esse, le linee: Pinerolo-Torre Pellice; Asti-Castagnole delle Lanze-Alba (che la Regione Piemonte vorrebbe sopprimere definitivamente trasformando i binari in una pista ciclabile); Cuneo-Ventimiglia/Nizza, premiata come "Luogo del cuore" dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) per la sua particolare bellezza, ma caduta nel disinteresse anche dell’amministrazione regionale piemontese.

Per risolvere i problemi che interessano le infrastrutture del Piemonte, sarebbe dunque necessaria una costante, intensa e unitaria opera da parte di tutti i rappresentanti politici piemontesi presenti negli Organi di governo nazionale e locale. Al cittadino pare che quest’opera sia mancata nel passato (e lo dimostra la scarsa considerazione del Piemonte nella realizzazione delle infrastrutture) e che neppure esista al presente (e poi non ci si pianga addosso).

*Carlo Manacorda, economista ed esperto di bilanci pubblici

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