Editoriali | 02 marzo 2021, 12:44

Fondi Europei, facciamo chiarezza. Di Marco Corrini*

Una mappa per orientarsi e capire la differenza tra le diverse sigle di cui si parla mediaticamente e a livello politico tutti i giorni e che possiamo confondere. Soldi, soldi, soldi. Che poi andranno comunque restituiti

Fondi Europei, facciamo chiarezza. Di Marco Corrini*

Per combattere il dissesto economico provocato dal Covid, la UE ha individuato 3 strumenti: Il MES; il SURE; e il Recovery Fund, o Next Generation EU.

Chiariamo subito che tutti questi strumenti si configurano come nuovo debito, e fatti gli opportuni distinguo, il denaro ricevuto andrà poi restituito.

IL MES.

E' uno strumento che non ha attivato nessun Paese europeo (a parte la Grecia che ne fu obbligata). Malgrado la sua versione "sanitaria" non preveda condizionalità particolari, e abbia tassi favorevoli (0,14%), nella versione light, ha una durata troppo breve (5 anni). In Italia la questione é ancora aperta e riguarda un credito potenziale di 33 miliardi da usare per rinforzare la struttura sanitaria e ospedaliera del Paese. Per ora non é di attualità, anche se non si esclude che Draghi possa farvi ricorso, adesso che la maggioranza a sostegno del Governo pare piú stabile.

IL SURE

E' praticamente la nuova Cassa integrazione europea, un fondo straordinario di 100 miliardi (ad oggi ne sono stati attivati circa 90) a sostegno degli ammortizzatori sociali previsti dai singoli Paesi messi in crisi dal Covid.

Il denaro viene reperito sul mercato emettendo titoli di debito (bond) europei a corta/media scadenza. Perché si potesse attivare il SURE però, tutti i paesi europei (anche i non interessati a goderne) hanno dovuto prima versare, secondo la propria quota di cofinanziamento alla UE (per l'Italia é il 12%), a titolo di garanzia, una somma pari al 25% del fondo stesso (25 miliardi, dei quali 3 miliardi a carico dell'Italia, che ovviamente abbiamo già pagato).

L'Italia ha richiesto al SURE 27,8 miliardi, e ad oggi ne ha ricevuti 16,5 specificatamente destinati al contenimento dello tsunami occupazionale (il blocco dei licenziamenti é parzialmente finanziato con questo denaro). Va però sempre ricordato, che si tratta di denaro a prestito, che andrà restituito ad emergenza finita (la data di restituzione non é ancora stata stabilita, ma in ogni caso saranno pochi anni).

Solo quando i paesi che ne hanno fatto richiesta, rimborseranno tutte le somme percepite, la Commissione Europea provvederà a restituire il denaro versato in garanzia e riavremo indietro i 3 miliardi che abbiamo pagato per attivare il programma.

Il RECOVERY FUND, o NEXT GENERATION UE

E' lo strumento con la dotazione piú corposa, ma anche quello più complesso.

Si tratta in sintesi, di due fondi comunitari distinti: uno di sovvenzioni, per 390 miliardi, impropriamente definito "a fondo perduto"; l'altro di 360 miliardi erogati a titolo di prestito da restituire integralmente.

COME DOVRA' ESSERE IMPIEGATO IL DENARO

All'Italia spetteranno in totale 209 miliardi: 81.4 in sussidi, e 127,4 in prestiti. Questo denaro però, non potrà essere speso a piacere, ma dovrà essere impiegato per realizzare 6 "missioni" ben determinate, che sono:

1)digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;

2)rivoluzione verde e transizione ecologica;

3)infrastrutture per una mobilità sostenibile;

4)istruzione e ricerca;

5)inclusione e coesione;

6)salute.

DA DOVE VENGONO QUESTI SOLDI?

Ma come farà la UE a reperire questa montagna di denaro, visto che non sarà la BCE a stamparlo? Lo farà chiedendo un prestito al mercato mediante l'emissione di titoli di debito (Bond comunitari), esattamente come per il SURE, solo che in questo caso saranno a lunga scadenza (entro il 2058) e verranno garantiti col bilancio della UE stessa, in pratica con i soldi che gli diamo noi con le nostre tasse. Il denaro, anche quello cosiddetto "a fondo perduto" dovrà quindi essere restituito secondo il piano di scadenza dei bond emessi, il solo vantaggio sta nel rating AAA della UE, che permette di ottenere tassi piú vantaggiosi. Inoltre, la parte "sovvenzioni" sarà spalmata su tutti i membri della UE, anche se a goderne dovrebbero essere solo Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e (forse) Francia.

TUTTO BENE, QUINDI? NON PROPRIO

Concentrandoci sulla parte sovvenzioni, i 390 miliardi, impropriamente definiti "a fondo perduto", la UE dovrà restituirli al mercato nell'arco di 30 anni e per farlo dovrà accantonare dal proprio bilancio 13 miliardi l'anno più eventuali interessi. Per fare questo ci sono due alternative: o tagliare i trasferimenti europei verso i paesi membri deprimendo gli investimenti, oppure aumentare i contributi richiesti, che é la strada scelta dalla Commissione Europea.

Il bilancio della UE per il periodo 2021-2027, infatti, é lievitato di 87 miliardi ottenuti grazie all'innalzamento dello 0,6% delle cosiddette "risorse proprie" ovvero quella quota di IVA e balzelli doganali che finiscono nelle casse comunitarie. Poiché l'Italia contribuisce al bilancio UE per il 12% , questo significa che per avere gli 81,4 miliardi "a fondo perduto" del Recovery Fund, nei prossimi 7 anni pagherà in totale 10 miliardi in più.

Si vabbé, ma 10 miliardi in piú di cosa?

In piú di quanto abbiamo pagato fino ad ora per mantenere il carrozzone europeo, ovvero 120 miliardi in 7 anni, ricevendone di ritorno 95, per un saldo negativo nel periodo di 35 miliardi.

Va bene, il contributo alla UE glielo avremmo dovuto dare comunque, e se si spendono 10 miliardi in piú in 7 anni per averne subito 81,4 é comunque vantaggioso.

In realtà però questi 10 miliardi in più resteranno anche per i bilanci UE prossimi venturi, e finiranno inevitabilmente per "mangiarsi" tutta la "sovvenzione" che ci é stata data.

Questo si deve a un fatto poco pubblicizzato.

Per convincere i Paesi Frugali (Olanda, Austria, Danimarca, Germania, ecc.) a dare il via libera al Recovery Fund, si é concesso loro un ulteriore sconto sulla quota di contribuzione alla UE, con l'effetto di alzare la quota degli altri Paesi, già gravata dall'uscita di UK dalla Comunità.

Grazie a questo "sconto", i Paesi frugali, in totale, incasseranno 26 miliardi in 7 anni (3,8 mld. l'anno). La cosa bizzarra é che il Consiglio d'Europa avrebbe dovuto discutere sulla proposta di eliminare questi sconti assurdi, e invece ha finito per aumentarli, lasciando in più all'Olanda i dazi sugli sdoganamenti del più grande sistema portuale d'Europa.

L'Italia sostiene il 12% del bilancio europeo per cui regalerà ai frugali mezzo miliardo l'anno che in 30 anni sono 15 miliardi, che vanno ulteriormente a penalizzare la convenienza della parte in sovvenzione del Recovery Fund.

Da tutto questo bel discorso, emerge chiaramente che il cosiddetto denaro "a fondo perduto" é tutt'altro che regalato, e alla scadenza dei 30 anni, finiremo per pagare piú quanto riceveremo domani, sbandierato come "gratis".

Si capisce quindi benissimo la reticenza di paesi come la Spagna, il Portogallo, e la stessa Francia, ad attivare questo strumento, preferendo collocare direttamente i propri bond sul mercato, e ricavandone denaro da investire nell'economia interna senza vincoli, specie con la BCE che per tutto il 2021 continuerà a comprarli nel proprio piano espansivo.

Tant'é, la nostra economia ha bisogno come il pane di questi investimenti, e l'importante é che il denaro arrivi in fretta.

SOLDI, SOLDI, SOLDI MA QUANDO?

Ecco, a proposito delle tempistiche, i 209 miliardi ci saranno erogati tra il 2021 e il 2025. Per la parte "a fondo perduto", tuttavia, se ne sa qualcosa in piú.

L’Italia potrà immediatamente contare su 65,5 miliardi di sovvenzioni. Il 70% di queste risorse ovvero 44,6 miliardi, sarà destinato a progetti da programmarsi tra il 2021 e il 2022; il restante 30%, pari a 20,8 miliardi, sarà per impegni relativi al 2023. Il resto dei sussidi (15,9 miliardi) saranno canalizzati attraverso altri “pilastri” dell’operazione anticrisi tra cui React Eu, Sviluppo rurale, e Just transition fund, non chiedetemi cosa sono perché non lo so, ma do per scontato che siano "cose buone".

Restano i 127,4 miliardi in prestiti, i quali non saranno i classici Btp che a scadenza possono essere sostituiti da altri Btp. I debiti contratti nell'ambito del Recovery Fund, infatti, a scadenza andranno restituiti in soldoni, anche perché nel frattempo, il famigerato Patto di Stabilità tornerà nuovamente attivo.

Saranno scadenze progressive, e questo significa che ad emergenza finita (prima o poi decideranno che dovrà finire), ci troveremo a dover ritagliare con fatica immane dal nostro bilancio dello Stato, almeno 6,5 miliardi l'anno per 20 anni, al netto di interessi, per rimborsare questo prestito che vanterà lo status di credito privilegiato.

Facile pensare che ci ammazzeranno di tasse, ma pensiamo positivo, ci stanno arrivando sulla testa tanti di quei soldi che la tavola, per qualcuno, é già apparecchiata.

*Marco Corrini, analista di marketing e scrittore

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