Editoriali | 22 giugno 2020, 14:44

Governo Conte, spannometria nella spesa: pagano gli italiani con i loro risparmi. Di Carlo Manacorda*

Guardando ai programmi di spesa del Governo Conte, si ha l’impressione che siano fortemente ispirati a criteri di spannometria, calcoli a spanne, senza basarsi su valori scientificamente accertati. Ma non c’è spannometria nel trovare le entrate per coprirla. Si favoleggia di aiuti straordinari dall'Europa che però ancora non ci sono. La scelta quindi è precisa: aumento del debito pubblico. Che si può fare subito: “aggredendo” i 1.400 miliardi parcheggiati sui conti correnti degli italiani. Ma questa è storia che riguarderà gli sfortunati “millenials”...

Governo Conte, spannometria nella spesa: pagano gli italiani con i loro risparmi. Di Carlo Manacorda*

Il Vocabolario della lingua italiana Treccani definisce la spannometria: «Il metodo di fare calcoli a spanne, senza basarsi su valori scientificamente accertati». Guardando ai programmi di spesa del Governo Conte, si ha l’impressione (quasi la certezza) che siano fortemente ispirati a criteri di spannometria. Gli importi dichiarati sembrano calcolati a spanne. Manca ogni riferimento a dati accertati prima che facciano capire perché ci si riferisca ad una somma di un certo valore piuttosto che ad un’altra. Ora, se all’inizio della pandemia Covid un metodo di calcolo delle spese pubbliche così impostato forse si poteva giustificare, passato il primo impatto ci si sarebbe aspettato qualche raddrizzamento che facesse capire qual è la linea che s’intende seguire. Nulla è avvenuto per cambiare idea.

Prendiamo l’ultimo esempio. Pochi giorni fa, la viceministra dell’Economia Laura Castelli (5 Stelle) dichiara che servono, urgentemente, altri 10 miliardi per dare un po’ di fondi ai Comuni (3/3,5 miliardi). I loro bilanci sono in sofferenza anche a causa delle mancate entrate da tasse causate dall’epidemia Coronavirus. Gli altri miliardi servono per aiutare il turismo, l’automotive e la scuola ― che ha bisogno di fondi cospicui per preparare la riapertura a settembre ―. E sta bene. Nessuno mette in dubbio che ci siano queste esigenze.Ma, al di là di annunci ― come questo ― alla giornata, non inseriti in un quadro complessivo di politica governativa della spesa di breve e medio periodo (tra l’altro sta arrivando, a giorni, anche il Family Act dai costi assolutamente ignoti), sarebbe interessante sapere sulla base di quali «valori scientificamente accertati» la viceministra Castelli ha indicato la cifra di 10 miliardi. Perché non potrebbe essere superiore o inferiore? Ma vivaddio, agli stolti cittadini sudditi, si può annunciare qualsiasi importo! E poi, tolti i 3/3,5 miliardi da dare ai Comuni, quanto si dà agli altri settori?

Il metodo scientifico richiederebbe che, fatte le necessarie indagini, sebbene per grandezze macroeconomiche si sapesse quanto serve, complessivamente, ai Comuni, al turismo, all’automotive e alla scuola per rimettersi in sesto. Soltanto dopo aver definito queste esigenze, si erogano le risorse eventualmente disponibili, e in proporzione. Le scienze aziendali almeno insegnano che la «buona amministrazione» si fa in questo modo per ogni necessità. Diversamente, sempre quegli stolti cittadini sudditi non sapranno mai se, improvvisamente, non vengano richieste altre cifre per i medesimi scopi. 

In questo caso, c’è anche un altro particolare. I 3/3,5 miliardi ai Comuni sono stati indicati dal Presidente del Consiglio Conte dopo un incontro con la rappresentanza dei medesimi. Che però ne chiedevano 6. Pare (almeno stando ai mezzi d’informazione) che a questa rappresentanza Conte, sbrigativamente, abbia risposto: «Ve ne do 3», quasi fosse lui il padrone di tutta la finanza pubblica. Ma questi, di fronte al resto, sono pettegolezzi.Ovviamente, la spannometria esisteva al momento dell’annuncio della «potenza di fuoco» da 750 miliardi. E’ emersa, con evidenza, nei tre decreti poi approvati: Cura Italia, Liquidità e Rilancio. Il decreto Rilancio ― come, anni fa, il Presidente della Repubblica Scalfaro qualificò il modulo per la dichiarazione dei redditi: «modulo lunare» ― è veramente lunare. Batte, per lunghezza e confusione, le tanto criticate leggi finanziarie dei precedenti Governi (è questa la semplificazione amministrativa che Conte vuole fare?). A oggi, ha 266 articoli che contengono 1.051 commi. Ma, per farlo funzionare, si devono emanare altri 103 provvedimenti. Bastano questi numeri per rendersi conto se leggi fatte così esprimano chiari indirizzi sull’economia che il Governo intende sviluppare, oppure non siano ad alta spannometria.

Sferzante, ma appropriato, il giudizio dato da Sabino Cassese, uno dei massimi giuristi italiani (Il Sole 24 Ore, 09.06.2020): «Il decreto Rilancio è stato scritto da persone che non conoscevano il diritto, la logica e il buon senso».

Dunque, nella spesa, regna la spannometria. Ma non c’è spannometria nel trovare le entrate per coprirla. La scelta è precisa: aumento del debito pubblico. Però, sempre a quegli stolti cittadini sudditi, non lo si dice apertamente. Si gioca sul termine «deficit di bilancio». Non si parla di aumento del debito pubblico. Ma sia chiaro. Il «deficit di bilancio» nasce dalla differenza tra entrate e spese. Se le spese superano le entrate, c’è il «deficit di bilancio». E come lo si ripiana? Non c’è dubbio: aumentando il debito pubblico.Per questo aumento, Conte afferma che non ci sono problemi e favoleggia di aiuti straordinari che verranno dall’Europa. Che però, almeno fino ad ora, sono ancora di là da venire. L’aumento del debito pubblico invece si può fare subito. Fanno gola i 1.400 miliardi parcheggiati sui conti correnti degli italiani. Questa è l’Europa da aggredire! E cosi, a tutt’oggi, il Ministero dell’economia ha già raccolto 280 miliardi tra BTP, BTP Italia, BOT e quant’altro. Ora sta programmando qualcosa di innovativo per rosicchiare altro risparmio agli italiani: il BTP Futura. Ricchi interessi e premi a chi lo comprerà. Va detto che, quando si parla di aumento del debito pubblico, ti tappano la bocca dicendoti che, se va male con gli investitori, c’è la Banca Centrale Europea che s’è impegnata a comprare i nostri titoli di debito praticamente senza limiti. Questi sono i veri aiuti dell’Europa.Nella presentazione del BTP Futura, è stato detto che il titolo rappresenta «l’alleanza tra risparmiatori e Stato». Chiarissimo. Questa non è spannometria ma chiarezza di idee e di programmi.

Però Conte, o qualche ministro o viceministro del suo Governo, dovrebbero andare a spiegare ai giovani millenials che, trovandosi sul groppone per decine d’anni un debito pubblico che, vai e vai, sarà di 3.000 miliardi, per loro non ci sarà più trippa.

 

 

*Carlo Manacorda, docente di Economia Pubblica ed esperto di bilanci dello Stato

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