Editoriali | 29 marzo 2020, 23:28

Autodichiarazione per spostarsi in tempo di Coronavirus, solo per avvocati e letterati. Di Carlo Manacorda*

In tempo di epidemia chiude tutto salvo la burocrazia che è in ottima salute: lo testimonia il linguaggio dell'Autodichiarazione da esibire per giustificare i propri spostamenti. Ancora una volta il cittadino è trattato da suddito che deve firmare cose incomprensibili tacendo. E se sbaglia, paga

Autodichiarazione per spostarsi in tempo di Coronavirus, solo per avvocati e letterati. Di Carlo Manacorda*

L’Autodichiarazione che si deve compilare per spostarsi in tempo di Coronavirus è uno splendido monumento del costume italico di intortare i cittadini sparando citazioni di leggi, infiocchettate con linguaggi della burocrazia. Solo avvocati e letterati possono capirne contenuti e conseguenze. Conseguenze che non sono da poco. Infatti, l’Autodichiarazione va firmata e, con la firma, si assume la responsabilità di quanto si dichiara. Se si dichiarano cose false c’è, in prima battuta, una multa che va da 400 a 3000 euro. Ma alla multa può seguire anche la reclusione da uno a sei anni tenendo conto di chi ti becca in giro senza giustificazione. Vediamo.

Già nel titolo si citano norme giuridiche verosimilmente poco note alla maggior parte dei cittadini, tra l’altro contenute in un decreto richiamato solo con il numero. Forse ― magari scrivendolo piccolo, piccolo ― si sarebbe potuto chiarire a cosa si riferisce il decreto.

Poi si passa al primo caso di linguaggio burocratico parlando di “utenza telefonica”. Si poteva scrivere, semplicemente, “numero di telefono”. Le norme giuridiche ― ed il linguaggio che è proprio di queste ― tornano, prepotentemente, dove si richiamano le “conseguenze penali” in caso di “dichiarazioni mendaci a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.)”. Visto che il termine “mendaci” non è proprio di uso corrente, non si sarebbe potuto dire “false”? Naturalmente, il contenuto dell’articolo 495 del codice penale è ben noto a tutti! Analogamente, tutti sanno chi è un “pubblico ufficiale”! Si può tenere presente che, qualche volta, studenti della Facoltà di legge hanno bucato l’esame non sapendo individuare bene chi è un “pubblico ufficiale”. Quanto al contenuto dell’articolo 495, è quello che ti fa andare in galera se ― come s’è detto prima ― dici il falso. Prevede la “Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri”.

E poi ― ben scritto in grassetto ― parte tutto lo sproloquio riguardante il decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, sulle limitazioni alle possibilità di spostamento delle persone fisiche su tutto il territorio italiano a causa dell’epidemia di Coronavirus. Ora, questo decreto è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale lo stesso 25 marzo. Ma si pretenderebbe che i cittadini, già a partire dal 26 marzo, abbiano letto il decreto e tutte le altre norme giuridiche che richiama, e lo abbiano imparato a memoria, potendo così scrivere, nell’Autodichiarazione, cose ben conosciute e poi firmarle senza dover incorrere nelle sanzioni previste. E ― se non bastasse ―si aggiunge anche la piena conoscenza dei provvedimenti regionali, da citare puntualmente.

Chi mai può possedere tutta questa scienza? Ancora una volta lo Stato preferisce presentarsi come uno Stato poliziotto e prevaricatore. I cittadini sono solo sudditi: firmino (anche se non capiscono), tacciano e, se sbagliano, paghino o vadano in galera.

Un’ultima annotazione. Chi ha preparato il modello di Autodichiarazione pensa che chi violerà le norme sarà soltanto un uomo. Infatti, tutti i dati anagrafici sono previsti soltanto al maschile.

https://www.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/nuovo_modello_autodichiarazione_26.03.2020_editabile.pdf

 

*Carlo Manacorda, docente di Economia Pubblica ed esperto di bilanci dello Stato

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