lineaitaliapiemonte.it | 17 dicembre 2019

Piccole e medie imprese: “Ci aspetta un 2020 di lacrime e sangue”. L'unico indicatore che cresce è quello dei pessimisti

Corrado Alberto, presidente Api Torino: “Basta ostacolare e criminalizzare le imprese. Serve una politica industriale che guardi alla competitività e non solo a nuove tasse. In calo le previsioni di produzione, fatturato, occupazione e investimenti. Quanto ci aspetta nei prossimi mesi è anche presagio di altre chiusure aziendali che significheranno ulteriore impoverimento del territorio e del Paese, oltre che aumento del disagio sociale”

“Ci aspetta un 2020 di lacrime e sangue. Le indicazioni che ci arrivano dalle nostre imprese non lasciano spazio a dubbi: sono previsti in calo i livelli di produzione, il fatturato, l’occupazione; in rallentamento gli investimenti. L’unico indicatore che cresce è quello riferito al livello dei pessimisti. Tutto questo, poi, arriverà dopo un 2019 che non è certo stato positivo”. Così il Presidente di API Torino, Corrado Alberto, sintetizza i risultati della consueta Indagine congiunturale sulla situazione delle PMI condotta dall’Ufficio Studi dell’Associazione.

Alberto aggiunge: “E’ evidente come, di fronte ad una prospettiva di questo genere, sia necessario avviare una politica industriale più decisa e nuova sia a livello locale che nazionale. Le imprese non possono più aspettare i distinguo della politica, il proliferare di nuovi partiti, le diatribe di corrente e i dibattiti in televisione. Occorrono misure che diano competitività a questo territorio e al Paese. Misure che si chiamano abbattimento del costo del lavoro, aumento degli investimenti in infrastrutture, sostegno alle aggregazioni d’impresa e all’export, diminuzione del costo dell’energia, lotta alla burocrazia, accelerazione delle decisioni, equità fiscale, attenzione alla sicurezza del territorio e sostegno per la compatibilità ambientale delle produzioni”.

Il Presidente delle PMI quindi conclude: “Quanto ci aspetta nei prossimi mesi, è anche presagio di altre chiusure aziendali che significheranno ulteriore impoverimento del territorio e del Paese, oltre che aumento del disagio sociale. Invece di pensare a ostacolare e in alcuni casi a criminalizzare le imprese, sarebbe bene pensare tutti a come aiutarle anche per il loro ruolo nell’ambito della società e del territorio. La Manovra 2020 da questo punto di vista va nella direzione opposta e testimonia dell’incapacità di pensare a strumenti realmente efficaci per lo sviluppo. Noi imprenditori siamo pronti a fare la nostra parte, ma non possiamo fare tutto da soli”.

Qui di seguito una sintesi dei risultati dell’indagine coordinata da Fabio Schena, Responsabile dell’Ufficio Studi di API Torino che commenta: “Le previsioni pessime per il primo semestre del prossimo anno, seguono a dati consuntivi non buoni registrati per il secondo semestre del 2019: un periodo già caratterizzato da indicatori ormai da ritenersi in caduta libera”.

PREVISIONI PER IL PRIMO SEMESTRE 2020

• Le previsioni degli imprenditori torinesi evidenziano una chiara e prevalente preoccupazione per la prima parte del 2020: il 45% si dice pessimista. In questo modo il grado di fiducia scende di quasi 10 punti percentuali rispetto alle ultime rilevazioni, giungendo ai livelli del 2013: -20,4%.

• Le previsioni sui livelli di produzione sono ampiamente negative (-23,1%). La capacità di utilizzo degli impianti continua progressivamente a ridursi, con la previsione di un’ulteriore e decisa contrazione nei prossimi mesi (67,3%).

• I livelli di fatturato rimarranno negativi anche nella prima parte del 2020, con un ulteriore peggioramento per quanto riguarda il mercato domestico, nei confronti del quale è atteso un saldo pari a -19,2%, contro il -15,1 segnato nel semestre corrente. Sul fronte estero il miglioramento più significativo è atteso dal mercato europeo, pur rimanendo su livelli negativi (saldo: -5,6%).

• Occupazione. Per il primo semestre 2020 è prevista una flessione dei livelli occupazionali: saldo previsionale pari a -9,1% (contro il +1,1% consuntivato a dicembre 2019). Dopo la flessione di sei mesi fa, rimane ferma al 39% la quota di imprese che prevede nuovi inserimenti. Per quanto riguarda le tipologie di prossimi inserimenti, prevalgono il contratto a tempo indeterminato (19,4%), l’apprendistato (13,6%).

• È previsto un brusco rallentamento della spesa per investimenti, che porta la quota al 41,2% (dal 72,5% di dicembre 2019). La rinuncia a programmare nuovi investimenti viene attribuita principalmente all'attuale incertezza dei mercati, che non offre adeguate prospettive positive (solo 12 mesi fa tale motivazione veniva addotta dal 9,1% del campione).

• Accesso al credito. Per i prossimi mesi si prevede un aumento della domanda di credito bancario da parte delle imprese (fino al 56,3%), in particolare per sopperire all’atteso fabbisogno connesso con il capitale circolante.

RISULTATI SECONDO SEMESTRE 2019

• Nel secondo semestre del 2019 l’economia locale si è vertiginosamente indebolita. I principali indicatori osservati, dopo due anni di calo ininterrotto, adesso sono in “caduta libera” scendendo ben al di sotto delle previsioni pessimistiche formulate sei mesi fa. L’economia è quindi in una accentuata fase di recessione.

• I saldi su Produzione, Ordini e Fatturato si contraggono di oltre 20 punti percentuali, segnando valori dal -15% (fatturato) a oltre -18% (produzione).

• Fatturato per mercati geografici: il calo del secondo semestre ha riguardato indistintamente ogni macro-area geografica di destinazione.

• Produzione industriale: l’anno si chiude con una flessione di 23 punti percentuali rispetto al periodo precedente; la capacità di utilizzo degli impianti continua a ridursi (quinto semestre consecutivo): il livello è sceso al 69,9% (oltre le aspettative già negative formulate sei mesi fa). Anche con riferimento ai prossimi mesi, gli imprenditori prevedono un’ulteriore contrazione.

• In termini occupazionali non si sono osservati ripercussioni dall’aggravato quadro congiunturale, che tuttavia potrebbero giungere già nel primo semestre del 2020.

• I ritardi di pagamento continuano a rappresentare una piaga cronica per la piccola e media impresa: il 72,3% delle imprese vanta crediti scaduti. Nel 43,6% dei casi si tratta di crediti scaduti da oltre 60 giorni.

Redazione

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