lineaitaliapiemonte.it | 03 novembre 2026, 09:09

In Piemonte l'artigianato fa fatica, un'estate con più chiusure che nuove aperture

Giorgio Felici, Confartigianato Imprese Piemonte: «La tenuta sociale del territorio è legata alla tenuta del tessuto artigianale, in termini di valore prodotto e di occupazione. Confidiamo che le istituzioni definiscano con noi le opportune misure»

In Piemonte l'artigianato fa fatica, un'estate con più chiusure che nuove aperture

Tra luglio e settembre le imprese artigiane del Piemonte hanno registrato 1.448 nuove iscrizioni e 1.493 cessazioni, con un saldo negativo di - 45 attività e un tasso di flessione di - 0,04%.

TORINO - L’artigianato piemontese è in flessione e si inserisce al terzo posto in Italia, insieme all’Umbria, per tasso di decremento del settore nel terzo trimestre del 2026.

Ai primi posti, in termini di flessione, ci sono le Marche e il Veneto. 

Tra luglio e settembre, infatti, le imprese artigiane del Piemonte hanno registrato 1.448 nuove iscrizioni e 1.493 cessazioni, con un saldo negativo di 45 attività e un tasso di flessione di - 0,04%.

Il risultato piemontese si allinea anche alle difficoltà di alcune importanti aree produttive del Paese: Veneto (-0,18%) e Marche (-0,27%).

Al 30 settembre, lo stock artigiano complessivo ha raggiunto quota 112.858 imprese.

In termini assoluti, Torino guida la graduatoria regionale (in negativo): 792 nuove imprese, 846 cessazioni e 54 attività in meno. Segue Biella, con 44 iscrizioni, 56 cessazioni e un saldo negativo di 12 imprese; Cuneo con 194 iscrizioni e 202 cessazioni registra 8 imprese artigiane in meno; Verbania registra 29 iscrizioni e 32 cessazioni e un saldo negativo di -3; Novara conta 105 nuove iscrizioni e 107 cessazioni (-2).

Chiudono in positivo Vercelli con 48 iscrizioni e 44 cessazioni (+4) e Asti con 87 iscrizioni e 78 cessazioni (+9).

L'analisi di Confartigianato

La dinamica negativa dell’artigianato si inserisce in un quadro regionale complessivamente più favorevole. Considerando tutte le attività economiche, il Piemonte conta 415.674 imprese registrate e chiude il terzo trimestre con un saldo di 694 unità e un tasso di crescita dello 0,17%. L’artigianato, dunque, è in maggior sofferenza rispetto a quello dell’intero sistema imprenditoriale piemontese.

Sono questi i dati relativi alla demografia delle imprese artigiane piemontesi nel terzo trimestre di questo 2026, elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese, su fonte Movimprese e dati Infocamere-UnionCamere.

«Pur essendo variazioni percentuali contenute, per il nostro settore rappresentano un campanello d’allarme –commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte– anche in considerazione del fatto che a livello nazionale le imprese artigiane sono in crescita (+0,11%)».

«Da alcuni mesi le imprese artigiane stanno attraversando una congiuntura particolarmente negativa –riprende Felici– il settore dell’autotrasporto sta affrontando una tempesta perfetta con l’aumento dei costi operativi ormai fuori controllo, rapporti sempre più tesi con la committenza, margini talvolta ridotti all’osso e una volatilità dei prezzi che rende impossibile qualsiasi pianificazione nel medio periodo. Il caro gasolio ha visto un aumento del diesel, da gennaio, del 40% causando costi non più assorbibili dalle imprese. Inoltre, a maggio 2026 i prezzi al consumo dei beni energetici sono tornati a crescere in doppia cifra su base annua (+12,0% rispetto a maggio 2025, dal +9,3% registrato ad aprile) con un extra costo di 262 milioni rispetto alla media europea».

«Dobbiamo continuare a impegnarci per mettere gli imprenditori nelle condizioni di investire, assumere giovani e trasmettere competenze che spesso rappresentano il frutto di decenni di esperienza –conclude Felici– Alle Istituzioni continuiamo a proporre un confronto concreto e continuativo, con misure semplici, tempi certi e risorse adeguate. Non chiediamo privilegi, ma condizioni eque per fare impresa, competere e creare occupazione. Ora dobbiamo lavorare insieme per invertire questa tendenza e aprire una prospettiva concreta per il futuro economico e sociale del nostro territorio».