Nuovi rincari potrebbero interessare commercio, turismo e servizi a Torino e provincia nei prossimi sei mesi. Secondo l’Osservatorio congiunturale Ascom Confcommercio Torino, realizzato con Format Research, il 64,1% delle imprese prevede di rivedere i prezzi. Il 25,7% indica inoltre, tra le contromisure adottate o previste contro il caro carburanti, il trasferimento di parte dei maggiori costi sui prezzi applicati ai clienti.
La revisione dei listini non corrisponde a un aumento già deciso da tutte le aziende interessate, ma il quadro evidenzia una concreta pressione verso i rincari: carburanti, trasporti, forniture ed energia pesano sui bilanci e riducono lo spazio per assorbire ulteriori spese senza intervenire sui prezzi.
L’indagine, presentata il 29 ottobre, è stata condotta su un campione rappresentativo di 800 imprese del terziario della provincia di Torino e analizza l’andamento tra marzo e settembre 2026, con previsioni fino a marzo 2027.
Carburanti e forniture: perché le imprese prevedono di rivedere i prezzi
L’aumento o la variabilità del prezzo dei carburanti ha inciso molto o abbastanza sui costi complessivi del 77,6% delle aziende intervistate.
Le conseguenze si trasmettono lungo la filiera: il 63,3% registra rincari della merce e condizioni di fornitura peggiorate, oltre la metà segnala maggiori spese di consegna e trasporto e il 47% una riduzione dei margini. Quasi un’impresa su due, il 48,9%, ha ricevuto dai fornitori proposte di modifica contrattuale penalizzanti.
È in questo contesto che si inserisce la previsione di revisione dei prezzi espressa dal 64,1% delle imprese: per una parte delle attività, il trasferimento dei costi sui listini è già una delle risposte adottate o in programma. Una prospettiva che potrebbe tradursi in maggiori spese per i consumatori.
Le altre contromisure comprendono l’ottimizzazione di spostamenti e consegne, indicata dal 40,1%, e il ricorso a fornitori più vicini, al 25,2%. Il 42% teme effetti negativi sulla propria competitività.
Cambiamento climatico, bollette più alte per il 67,8% delle aziende
A far crescere le spese contribuiscono anche gli effetti del clima. Il 67,8% delle imprese segnala un aumento dei costi per climatizzazione, refrigerazione e riscaldamento.
Tra le aziende interessate dai diversi fenomeni atmosferici, il caldo intenso e prolungato ha avuto conseguenze negative per il 71,4%. Seguono temperature anomale e forti sbalzi termici, al 67,4%, ed eventi meteorologici estremi, al 66,5%.
Gli effetti riguardano anche l’organizzazione del lavoro: il 35,8% indica maggiori difficoltà per il personale durante il caldo, il 33,2% segnala spazi e attrezzature non più adeguati e il 32,8% interruzioni o rallentamenti dell’attività.
Maria Luisa Coppa, presidente di Confcommercio Ascom Torino, richiama la necessità di interventi che aiutino le attività ad affrontare queste pressioni:
«Nessuna impresa può affrontare da sola fenomeni globali come il caro energia e il cambiamento climatico. Servono politiche nazionali ed europee capaci di stabilizzare i costi energetici e di accompagnare le piccole imprese nella transizione, e servono città che sappiano ripensare spazi, mobilità e tempi alla luce di un clima che cambia».
Il terziario torinese tiene, ma i costi comprimono i margini
Nonostante le difficoltà, il 68% delle imprese giudica l’andamento della propria attività migliorato o stabile: il 14% segnala un miglioramento e il 54% una situazione invariata.
Anche sui ricavi prevalgono stabilità e crescita: l’11% indica un miglioramento e il 64% un andamento stabile. L’indice relativo ai ricavi sale da 40 a 43 punti, con una previsione di 45 per marzo 2027.
Questi segnali, però, non si traducono automaticamente in maggiori guadagni. La pressione delle spese operative continua a incidere sulla redditività, alimentando il rischio di aumenti dei prezzi nei prossimi mesi.
Resta debole la fiducia nell’economia italiana, con l’indice torinese in discesa da 29 a 28 punti. Il commercio non alimentare rimane il comparto più in difficoltà nel giudizio sull’andamento della propria attività.
Occupazione in recupero, turismo e ristorazione trainano
Sul lavoro emerge un segnale positivo: l’indice dell’occupazione nel terziario torinese passa da 46 a 49 punti, mentre quello nazionale scende da 49 a 45.
Il 10% delle aziende segnala un miglioramento dell’occupazione e il 77% una situazione stabile. A sostenere le assunzioni sono soprattutto ricettività turistica, ristorazione, servizi alle imprese e commercio alimentare. Più deboli commercio non alimentare e trasporti e logistica.
«Il dato sull’occupazione è il più importante di questa edizione: dopo una lunga fase di stallo, il terziario torinese torna ad assumere», sottolinea Carlo Alberto Carpignano, direttore di Confcommercio Ascom Torino.
La ricettività turistica registra i risultati migliori su fiducia, ricavi e occupazione. L’indice dei ricavi raggiunge 57 punti, con attese a 60 entro marzo 2027; nella ristorazione si attesta a 48, con una previsione di 50.
«Le nostre imprese assumono, investono, tengono accese le vetrine dei quartieri e accolgono un turismo che è ormai una componente strutturale dell’economia cittadina», osserva Coppa.
Oltre 109mila imprese e quasi 400mila addetti
Il terziario conta 109.171 imprese attive, pari al 75,3% del tessuto imprenditoriale extra-agricolo della provincia, e 395.298 addetti, il 58% degli occupati del territorio.
Il settore è composto soprattutto da microimprese: il 96,1% delle aziende ha fino a nove addetti. Resta tuttavia negativo il saldo tra aperture e chiusure: nel secondo trimestre 2026 sono nate 1.177 imprese e ne sono cessate 1.265, con un bilancio di 88 attività in meno.
Credito, cresce la quota di richieste per investire
La percentuale di imprese che si rivolge alle banche scende dal 17% al 15%, ma cambia la finalità delle richieste.
Tra le aziende che chiedono credito, il 37% lo fa per investimenti, contro il 30% di sei mesi prima e il 32% della media nazionale. Diminuiscono invece le richieste per liquidità e cassa, dal 58% al 51%.
Il 62% delle imprese richiedenti ottiene l’intero importo, mentre peggiora il giudizio sul costo dei finanziamenti. Per Carpignano, «la voglia di investire va sostenuta, non frenata».
Alle associazioni di categoria le aziende chiedono soprattutto convenzioni agevolate per energia, carburanti, mobilità e assicurazioni, indicate dal 49,3%, e assistenza per accedere a incentivi e contributi, richiesta dal 48,9%.
Le interviste dell’Osservatorio sono state condotte nell’ottobre 2026. La prossima edizione è prevista per aprile 2027.


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