lineaitaliapiemonte.it | 06 ottobre 2026, 09:47

Ddl sul nucleare, per Confartigianato "no" alle battaglie ideologiche del passato

Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte:«Il caro energia non è soltanto un problema di competitività, ma una questione di equità economica e di qualità della vita»

Ddl sul nucleare, per Confartigianato "no" alle battaglie ideologiche del passato

TORINO - Superare le contrapposizioni ideologiche del passato, valutare le tecnologie sulla base delle evidenze e costruire una strategia energetica che metta al centro il bene comune. È la posizione di Confartigianato Imprese Piemonte dopo l’approvazione del disegno di legge sul nucleare.

I numeri del caro energia - fa presente Confartigianato - rendono evidente la posta in gioco. In Piemonte, le micro e piccole imprese pagano l’elettricità 262 milioni di euro in più rispetto a quanto spenderebbero applicando i prezzi medi dell’Unione europea ed è il quarto maggiore extracosto regionale.

Anche per le famiglie il conto è pesante. Tra febbraio e agosto 2026, in Piemonte la spesa aggiuntiva per elettricità, gas e altri combustibili domestici ha raggiunto 144 milioni di euro, a fronte di un aumento cumulato dei prezzi del 11,4%.

«L’energia è una questione economica e sociale che riguarda tutti – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – Distorsioni ambientaliste tengono sotto scacco famiglie ed imprese da decenni, era ora che si affrontasse il problema, tenendo presente che non sarà la panacea: occorre mantenere ampio il portafoglio energetico comprendendo anche le fonti fossili che sarebbe miope abbandonare. La tutela dell’ambiente e il progresso tecnologico non sono obiettivi contrapposti».

Per Confartigianato Imprese Piemonte, l’apertura al nucleare deve quindi tradursi in un percorso concreto, nel quale il rispetto delle norme ambientali e di sicurezza sia accompagnato da un confronto trasparente con le comunità interessate. 

«Il caro energia – conclude Felici - non è soltanto un problema di competitività, ma una questione di equità economica e di qualità della vita, il costo dell’immobilismo ricade su tutti mentre i benefici dell’innovazione devono essere condivisi da tutti».