lineaitaliapiemonte.it | 29 settembre 2026, 10:33

Violenza sulle donne, dalla Regione due milioni per i percorsi di accoglienza

L’assessore Marina Chiarelli: «Dobbiamo riuscire ad arrivare prima dell’irreparabile. Una donna che chiede aiuto deve trovare una rete pronta a rispondere»

Violenza sulle donne, dalla Regione due milioni per i percorsi di accoglienza

TORINO - Oltre 2,18 milioni di euro per rafforzare in Piemonte la rete di protezione e sostegno alle donne vittime di violenza.

La Regione Piemonte ha approvato i criteri per l’assegnazione di 2.185.712,77 euro, risorse del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità destinate ai Centri antiviolenza, alle Case rifugio e alle soluzioni di accoglienza in emergenza e di secondo livello. 

La misura interessa una rete regionale che oggi conta 23 Centri antiviolenza e 13 Case rifugio iscritti all’Albo regionale, realtà che operano in maniera integrata con la rete dei servizi sociosanitari e assistenziali territoriali. 

Nel dettaglio, 863.466 euro sono destinati al sostegno e al potenziamento delle attività dei Centri antiviolenza; 706.491 euro alle Case rifugio; 307.877,88 euro alle esigenze straordinarie e urgenti di accoglienza in emergenza e 307.877,89 euro alle soluzioni di accoglienza di secondo livello.

«Ogni donna uccisa, ogni donna aggredita, ogni richiesta di aiuto ci impone di chiederci che cosa possiamo fare prima, non dopo. Perché il punto è riuscire ad arrivare in tempo: intercettare i segnali, spezzare l’isolamento, offrire protezione e costruire intorno a una donna una rete alla quale possa affidarsi senza sentirsi sola» spiega l’assessore regionale alle Pari Opportunità Marina Chiarelli.

Le risorse permetteranno di sostenere su tutto il territorio regionale le attività di ascolto, accoglienza, assistenza psicologica e legale, gli interventi e i progetti personalizzati di presa in carico, protezione e accoglienza temporanea. Il provvedimento guarda anche alla fase successiva all’emergenza, sostenendo percorsi verso l’autonomia, l’orientamento al lavoro e l’autonomia abitativa.

Una parte specifica delle risorse, complessivamente superiore a 615 mila euro, è destinata alle diverse fasi dell’accoglienza: 307.877,88 euro per le esigenze straordinarie e urgenti di accoglienza in emergenza e 307.877,89 euro per le soluzioni di secondo livello rivolte alle donne vittime di violenza, sole o con figli e figlie. 

I dettagli del Fondo

Per i Centri antiviolenza, il 60% delle risorse sarà distribuito in quota uguale tra ciascun Centro iscritto all’Albo regionale e il restante 40% sulla base delle donne di età superiore ai 14 anni seguite nel corso del 2025.

Per le Case rifugio, il 60% sarà assegnato proporzionalmente al numero dei posti letto e il 40% sulla base delle donne ospitate nel 2025, tenendo conto della durata dell’accoglienza.

Per l’accoglienza in emergenza, il 50% delle risorse sarà suddiviso in quota uguale tra i soggetti titolari dei posti, il 30% sulla base del numero di donne accolte nel 2025 e il 20% sulla base delle giornate complessive di accoglienza. Per le soluzioni di secondo livello, il 50% sarà ripartito in quota uguale, il 20% in relazione alle donne accolte e il 30% sulla base delle giornate complessive di accoglienza.

 

Il provvedimento punta inoltre a consolidare l’integrazione tra enti pubblici e organizzazioni del privato sociale e la collaborazione tra istituzioni, servizi e associazioni, rafforzando la rete territoriale e il collegamento di tutti i Centri antiviolenza con il numero nazionale di pubblica utilità 1522.

 

«La protezione è fondamentale, ma dobbiamo lavorare sempre di più perché possa arrivare prima che la violenza raggiunga il suo punto estremo. Significa rafforzare la rete territoriale, riconoscere tempestivamente i segnali di rischio e continuare a investire sulla prevenzione e sulla cultura del rispetto. La violenza contro le donne non è una questione privata e non comincia con l’ultimo gesto: spesso ha una storia precedente fatta di controllo, minacce, isolamento e paura. È in quello spazio, prima dell’irreparabile, che istituzioni e comunità devono riuscire a entrare», conclude Chiarelli.