lineaitaliapiemonte.it | 07 luglio 2026, 15:13

Confindustria Piemonte, terzo trimestre: più ottimismo ma la tempesta non è passata

Presentata l'indagine congiunturale condotta tra 1.200 imprese associate a Confindustria in Piemonte relativa al terzo trimestre 2026. Più ottimismo ma si scontano i timori legati ai costi di energia e materie prime e l’incertezza geopolitica globale. Il presidente Amalberto: “La tempesta non è passata, bisogna agire sul credito e far ripartire gli ordini”.

Confindustria Piemonte, terzo trimestre: più ottimismo ma la tempesta non è passata

Le imprese piemontesi si preparano ad affrontare il terzo trimestre del 2026 con un atteggiamento improntato alla cautela ma senza prevedere significativi arretramenti su occupazione, produzione e ordini. È quanto emerge dall'indagine congiunturale di Confindustria Piemonte, realizzata nel mese di giugno su un campione di circa 1.200 aziende associate.

I saldi tra imprese ottimiste e pessimiste restano in territorio positivo per i principali indicatori: l'occupazione registra un +6,2%, la produzione un +2,3% e gli ordini complessivi un +1,6%. Restano invece negativi i giudizi su export (-3,8%) e redditività (-8,6%), segno di un contesto economico ancora caratterizzato da forti elementi di incertezza.

Investimenti ancora sostenuti, cresce l'acquisto di nuovi impianti

Nonostante il rallentamento del ciclo economico, le imprese non rinunciano agli investimenti. Il 73,6% delle aziende dichiara infatti di avere programmi di investimento, una quota solo lievemente inferiore rispetto alla precedente rilevazione. In crescita, invece, le imprese che prevedono l'acquisto di nuovi impianti, salite al 25,1%, con un incremento di 1,2 punti percentuali rispetto a marzo.

Resta stabile al 77% il tasso di utilizzo degli impianti e delle risorse produttive, mentre il ricorso alla cassa integrazione interessa il 7,9% delle imprese. Nel manifatturiero la quota sale al 10,6%, pur risultando in calo rispetto al trimestre precedente.

Grandi aziende più fiduciose delle piccole

L'indagine conferma una netta differenza di prospettive tra imprese di dimensioni diverse. Le aziende con oltre 50 dipendenti esprimono aspettative decisamente più favorevoli sulla produzione, con un saldo positivo del 10,3%, mentre le realtà più piccole mantengono un atteggiamento più prudente, con un saldo negativo dell'1,3%.

Sul fronte dei costi, continuano invece a prevalere le preoccupazioni. I rincari delle materie prime, dell'energia e della logistica vengono indicati come i principali fattori di rischio, nonostante il recente calo delle quotazioni del petrolio. Il saldo tra pessimisti e ottimisti raggiunge il 56,5% per le materie prime, il 57,3% per l'energia e il 63,9% per logistica e trasporti.

Amalberto: "Serve il ritorno degli ordini di lungo periodo"

«La prudenza dei nostri imprenditori è la logica conseguenza di settimane caratterizzate da forti tensioni geopolitiche. La tempesta, però, è tutt'altro che passata», commenta Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte.

Secondo Amalberto, il calo del prezzo del petrolio rappresenta un elemento positivo ma non sufficiente a compensare gli aumenti che stanno arrivando lungo le filiere produttive. «La volontà di investire delle aziende piemontesi non si è mai fermata. Ora è fondamentale che ripartano gli ordini di lungo termine, così come i pagamenti e il credito. Diversamente si rischia di compromettere sia la capacità di esportare sia gli investimenti futuri».

Manifatturiero ancora in difficoltà, bene impiantistica e alimentare

L'analisi per comparti mostra un quadro differenziato. Il manifatturiero, che rappresenta circa i due terzi del campione, registra un lieve peggioramento delle aspettative su produzione e nuovi ordini, mentre migliora l'occupazione.

Continuano invece le difficoltà per redditività ed export, entrambe in territorio negativo. A soffrire maggiormente resta il comparto metalmeccanico, con particolare riferimento ad automotive e metallurgia, che segnano il dodicesimo trimestre consecutivo con saldo negativo sulla produzione.

Risultano in flessione anche il tessile-abbigliamento e l'edilizia. Più favorevoli, invece, le prospettive per impiantistica, gomma-plastica, alimentare e cartario-grafico, mentre chimica, legno e manifatture varie si mantengono sostanzialmente stabili.

Servizi in ripresa grazie a trasporti, commercio e turismo

Segnali più incoraggianti arrivano dal settore dei servizi, dove migliora sensibilmente il clima di fiducia. A trainare la ripresa sono soprattutto il trasporto merci e persone, che passa da un saldo negativo a un robusto +16,7%, e il comparto commercio-turismo, che torna in territorio positivo con un +1,6%.

Restano inoltre favorevoli le prospettive per i servizi ICT e per i servizi alle imprese, che continuano a evidenziare saldi ampiamente positivi.

Focus Medio Oriente: cresce la preoccupazione per energia e incertezza

L'indagine dedica uno specifico approfondimento agli effetti del conflitto in Medio Oriente sull'economia piemontese. Il quadro che emerge è quello di una preoccupazione diffusa ma ancora contenuta.

Il 38% delle imprese ritiene che il conflitto possa avere conseguenze significative e durature sulla propria attività, mentre una quota analoga ne valuta gli effetti come moderati. Il principale elemento di criticità resta il caro energia: quasi due aziende su tre considerano molto rilevante l'impatto dei costi energetici sulla redditività, con effetti particolarmente marcati nei comparti alimentare, metallurgia e automotive.

Per fronteggiare l'incertezza, le imprese stanno soprattutto diversificando i fornitori e rinegoziando i contratti con i clienti, privilegiando il rafforzamento delle catene di approvvigionamento rispetto all'aumento delle scorte.

Nonostante il quadro complesso, oltre la metà delle aziende (51%) guarda ai prossimi mesi con cauto ottimismo, mentre il 27% continua a segnalare un elevato livello di incertezza.

Differenze territoriali contenute

Dal punto di vista geografico, il clima rimane abbastanza uniforme in tutto il Piemonte. Le preoccupazioni per un conflitto di lunga durata risultano più accentuate nelle province di Alessandria e Asti, mentre l'ottimismo è più diffuso ad Asti e nel Biellese. Il Novarese è invece l'area che manifesta il maggior grado di incertezza, mentre Torino e Cuneo, che rappresentano circa la metà del campione, si collocano sostanzialmente in linea con la media regionale.

Redazione