La produzione italiana di Stellantis torna a crescere dopo due anni di forte contrazione. È quanto emerge dal report della Fim-Cisl sul primo semestre 2026, che registra un'inversione di tendenza grazie all'avvio di nuovi modelli negli stabilimenti italiani. Tra gennaio e giugno sono stati prodotti 252.223 veicoli, tra autovetture e veicoli commerciali, con un incremento del 13,7% rispetto alle 221.885 unità dello stesso periodo del 2025.
A trainare il recupero sono soprattutto le autovetture, che crescono del 27,7% raggiungendo quota 158.193 unità, mentre i veicoli commerciali si attestano a 94.030 mezzi, in lieve flessione (-4%) a causa degli investimenti in corso nello stabilimento di Atessa.
Per il sindacato si tratta di un segnale incoraggiante, che interrompe la lunga fase negativa culminata nel 2025, anno in cui la produzione italiana del gruppo aveva toccato i livelli più bassi degli ultimi decenni. Tuttavia, il recupero non basta ancora a riportare gli stabilimenti sui volumi del 2023 e resta molto distante dall'obiettivo di un milione di veicoli annui più volte indicato nei tavoli ministeriali.
Mirafiori, la 500 ibrida rilancia la produzione e riduce la cassa integrazione
Il dato più positivo arriva da Mirafiori, che registra la crescita percentuale più elevata tra tutti gli stabilimenti italiani. Nel primo semestre sono state prodotte 36.048 vetture, contro le 15.315 dello stesso periodo del 2025: un incremento del 135,4%.
A determinare la svolta è stato soprattutto il debutto della nuova Fiat 500 ibrida, affiancata alla versione completamente elettrica già in produzione. Secondo la Fim-Cisl, l'introduzione della variante mild hybrid rappresenta "un risultato concreto dell'azione sindacale" e ha consentito di compensare il rallentamento della domanda della 500 elettrica, riportando volumi e occupazione su livelli più sostenibili.
L'aumento della produzione ha già prodotto effetti sul fronte occupazionale. Da febbraio sono entrati in stabilimento circa 600 nuovi lavoratori e, da marzo, è stato riattivato il secondo turno produttivo. Inoltre, dal 31 gennaio non è più in vigore il contratto di solidarietà per l'assemblaggio, mentre rimane attivo soltanto nell'area Preassembly & Logistic Unit, dove coinvolge circa 200 addetti.
Nonostante i segnali positivi, il sindacato invita alla prudenza. L'obiettivo fissato dall'azienda di raggiungere circa 100 mila vetture entro fine anno appare difficile da conseguire sulla base dei dati del primo semestre: la stima della Fim-Cisl è che Mirafiori possa chiudere il 2026 attorno alle 80 mila unità.
Per il futuro, Stellantis ha confermato che nel 2027 arriverà una nuova versione della 500 elettrica con batterie prodotte dal gruppo, mentre nel 2030 debutterà la nuova generazione della citycar su piattaforma multi-energy. Per la Fim-Cisl, tuttavia, il rilancio dello storico stabilimento torinese non può poggiare esclusivamente sulla famiglia 500: serve l'assegnazione di un secondo modello per garantire stabilità produttiva e occupazionale nel lungo periodo.
Melfi cresce grazie alla nuova Jeep Compass
Anche Melfi registra un deciso recupero. Lo stabilimento lucano passa da 19.070 a 35.920 vetture prodotte nel semestre, con un incremento dell'88,4%, trainato soprattutto dalla nuova Jeep Compass, disponibile sia in versione elettrica sia ibrida.
Nel secondo semestre la produzione sarà ulteriormente rafforzata dall'avvio della DS7 e della nuova Lancia Gamma, mentre entro il 2028 è previsto anche un nuovo modello Alfa Romeo. Per il sindacato, la scelta di puntare su piattaforme multi-energy dimostra come la convivenza tra motorizzazioni elettriche e ibride possa sostenere la domanda e aumentare i volumi produttivi.
Pomigliano resta stabile, Atessa conferma la leadership nei veicoli commerciali
Lo stabilimento di Pomigliano mantiene sostanzialmente invariati i livelli produttivi rispetto al 2025 con oltre 79 mila vetture realizzate. Continua il buon andamento della Panda, mentre resta in difficoltà l'Alfa Romeo Tonale e risulta ancora ferma la produzione della Dodge Hornet destinata al mercato nordamericano.
Atessa, invece, si conferma il principale impianto italiano di Stellantis con oltre 94 mila veicoli commerciali prodotti, pari a circa il 37% della produzione nazionale del gruppo. Il lieve calo registrato nel semestre è legato all'adeguamento della nuova linea di verniciatura, un investimento destinato ad aumentare la capacità produttiva nei prossimi anni. Nel piano industriale è inoltre previsto oltre un miliardo di euro di investimenti per la futura generazione dei grandi veicoli commerciali.
Cassino continua a perdere terreno
Il quadro più critico resta quello dello stabilimento di Cassino. Nei primi sei mesi del 2026 sono state prodotte appena 6.700 vetture, il 36,2% in meno rispetto al già difficile 2025. Le Alfa Romeo Giulia e Stelvio rappresentano circa due terzi della produzione, mentre il resto è costituito dalla Maserati Grecale.
La Fim-Cisl parla apertamente di una situazione "insostenibile". L'attività produttiva si limita ormai a cinque o sei giornate lavorative al mese e oltre 500 lavoratori sono coinvolti nei contratti di solidarietà. Le prospettive dipendono dalle decisioni che Stellantis assumerà entro fine anno sui futuri modelli Maserati e Alfa Romeo destinati allo stabilimento, ma il sindacato giudica preoccupante il rinvio delle scelte industriali, considerate indispensabili per garantire il futuro del sito e dell'intero indotto.
Le prospettive per il 2026
Secondo la Fim-Cisl, il 2026 dovrebbe chiudersi con una produzione complessiva leggermente superiore ai 500 mila veicoli, di cui oltre 300 mila autovetture. A sostenere la crescita saranno la produzione per l'intero anno della Fiat 500 ibrida e della Jeep Compass, insieme all'avvio della DS7 e della Lancia Gamma.
Il sindacato valuta positivamente il nuovo piano industriale di Stellantis, che prevede 5 miliardi di euro di investimenti in ricerca e sviluppo tra il 2026 e il 2030, circa 300 assunzioni nell'ingegneria e l'impegno a non chiudere nessuno stabilimento italiano. Allo stesso tempo chiede un'accelerazione sulle decisioni relative a Cassino e un maggiore sostegno al comparto automotive da parte dell'Unione europea e del Governo italiano, attraverso incentivi alla domanda, politiche industriali e interventi sul costo dell'energia per salvaguardare occupazione e competitività della filiera.

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